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Italia, subemendamento pretende che i giornalisti paghino i danni in sede civile

Spunta, tra i sub emendamenti presentati al ddl sulla diffamazione a mezzo stampa, uno del Pdl che rende illegittime le clausole contrattuali che ‘coprono’ il giornalista da eventuali azioni civili risarcitorie ‘accollandole’ all’azienda o all’editore. Quella che in gergo viene chiamata ‘manleva’. L’ultimo caso che viene in mente è quello di Milena Gabanelli a cui la Rai non voleva rinnovare il contratto comprensivo delle clausole.

IL TESTO – Il testo, depositato del senatore del Pdl Antonio Caruso, e’ stato fatto proprio dall’ex sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. E stabilisce che “sono nulle le clausole contrattuali in forza delle quali gli autori dei reati” di diffamazione a mezzo stampa “sono sollevati, in tutto o in parte, dagli oneri derivanti dal pagamento, delle pene pecuniarie loro comminate a seguito dell’accollo degli stessi da parte” del “proprietario della pubblicazione, l’esercente l’impresa giornalistica o l’editore”. Sono parimenti nulle, continua il sub emendamento “le clausole contrattuali in forza delle quali sono posti ad esclusivo carico del proprietario della pubblicazione dell’esercente dell’impresa giornalistica o dell’editore gli oneri derivanti dal risarcimento dei danni determinati dalla commissione” dei reati di diffamazione a mezzo stampa “anche se accertati incidentalmente nel corso di un procedimento civile”.

IL SUBEMENEDAMENTO – Il sub emendamento del Pdl, presentato da Giacomo Caliendo in commissione Giustizia al Senato al ddl diffamazione, stablisce inoltre, che “sono nulle, le clausole contrattuali in forza delle quali sono posti, a carico del proprietario della pubblicazione dell’esercente dell’impresa giornalistica o dell’editore gli oneri derivanti dal risarcimento stabilito nel corso o a conclusione” di un procedimento di mediazione civile per la conciliazione di una controversia. In premessa di quest tre commi, ce n’è un primo che, stabilisce, in tema di responsabilita’ civile, che “per i reati commessi con il mezzo della stampa sono civilmente responsabili, in solido, con gli autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione, l’esercente dell’impresa giornalistica o l’editore”.

IL SENATORE PARDI – “Il lupo perde il pelo ma non il vizio e cosi’ il Pdl ci riprova con il bavaglio presentando un emendamento al ddl diffamazione pensato apposta per intimidire la libera informazione attraverso la minaccia di costosissime cause civili?”. Cosi’ il senatore Pancho Pardi dell’Italia dei valori, che aggiunge: “Si usa la necessita’ di rivedere il reato di diffamazione a mezzo stampa come cavallo di Troia per impedire alla stampa di fare il proprio dovere, perche’ togliere ogni forma di tutela legale significa scoraggiare i giornalisti che non possono permettersi di affrontare cause milionarie dal fare inchieste scomode. E’ la vecchia ossessione per la censura, meglio se preventiva, che nel centrodestra berlusconiano non tramonta mai?”.

SOSTIENE GIULIETTI – “Chi ha pensato di inserire, nella legge in discussione nal Senato, un emendamento per levare ai cronisti ‘denunciati e molestati’ qualsiasi copertura da parte dell’editore, ha svelato il consueto tentativo di imbavagliare il giornalismo di inchiesta. L’ emendamento, giustamente ribattezzzato ‘ammazza Gabanelli’, si pone l’obiettivo di colpire chiunque tenti di fare davvero il mestiere del cronista”. Lo afferma il portavoce dell’associazione Articolo 21; Giuseppe Giulietti. “In realta’ -dice Giulietti- si tratta di una delle tanti varianti delle liste di proscrizione che ha vergognasamente segnato l’ultimo ventennio. Siamo sicuri che la proposta non passera’, ma sara’ bene non abbassare la guardia e rilanciare la campagna ‘No bavaglio’, sempre e comunque”, conclude.

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