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Italia: slitta il divieto di inchino

Va bene, Comandante Codardo è un cialtrone indifendibile. E i domiciliari glieli avrebbero dovuti dare a bordo della Concordia, altro che a Sorrento. Ma anche i nostri politici, occupati a far arrabbiare tassisti e farmacisti, non sono da meno. Ieri sera, infatti, il Consiglio dei ministri ha sì dichiarato lo stato di emergenza in relazione alle conseguenze del naufragio della Costa Concordia sulle scogliere dell’isola del Giglio, nominando anche il bravo Franco Gabrielli, capo dipartimento della Protezione civile nazionale, commissario straordinario. Epperò il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che avrebbe dovuto illustrare ai colleghi il «decreto rotte» per tutelare il mare, con l’obiettivo di prevenire danni ambientali in zone particolarmente vulnerabili e sensibili, non ne ha trovato il modo o il tempo. E di fatto il decreto, che recherà la firma dei dicasteri dell’Ambiente e dei Trasporti, verrà realizzato in un’altra sede e in una fase successiva. Campa cavallo (marino).

Insomma, per il momento niente divieto di “inchino”: le enormi navi da crociera potranno continuare a transitare a poca distanza da isole e coste. Con il rischio che lo Schettino della situazione causi un altro guaio. Per fortuna, visto che tanto la nostra sovranità è sempre più limitata, sul disastro è intervenuta anche l’Ue. Una revisione delle norme comunitarie sulla sicurezza dei passeggeri delle navi, attualmente in corso, «dovrà tenere pienamente conto della lezione legata alla tragedia della Costa Concordia», ha chiesto il vicepresidente della Commissione Ue, Siim Kallas, responsabile dei trasporti, che illustrerà la posizione di Bruxelles al Parlamento europeo martedì prossimo.

di Miska Ruggeri, Libero

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