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Italia: sindacati e imprese in pressing sul voto

Il primo incontro dopo le dimissioni del governo Monti, il primo incontro dopo l’accordo separato sulla produttività. A due mesi dall’ultimo faccia a faccia a palazzo Chigi, ieri sera alla forestieria di via Veneto a Roma si sono rivisti Confindustria e sindacati. Un incontro ai massimi livelli con Giorgio Squinzi, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Oggetto del contendere: rappresentatività e rappresentanza. Una questione aperta e non risolta ormai da un anno e mezzo. Era una della parti più importanti dell’accordo del 28 giugno 2011: prevedeva la certificazione degli iscritti ai sindacati, dei voti e la ripartizione dei seggi nelle elezioni per le Rappresentanze sindacali unitarie.

Sebbene riguardasse solo sindacati e Confindustria, era stato inserito anche nell’accordo sulla Produttività che, sebbene la mancata la firma della Cgil, prevedeva l’impegno delle parti per dare applicazione al testo del 28 giugno in materia entro il 31 dicembre. 

PROGRAMMI E DECALOGHI

Non rispettata la scadenza, la trattativa riparte in un clima diverso e molto più rilassato. Ognuna delle parti sociali ha presentato o sta per presentare un documento da sottoporre alla politica. Se la prima è stata la Uil la scorsa settimana (chiedendo politiche per la crescita e detassazione sul lavoro), oggi toccherà a Cisl e a Rete Imprese. Se la scorsa settimana Raffaele Bonanni ha lanciato la proposta al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi di unirsi per stilare «un decalogo» da presentare a «tutte le forze politiche che concorrono oggi alla sfida elettorale per chiedere la responsabilità a tutti e mettere paletti precisi sulle esigenze del Paese», oggi la Cisl presenterà le sue proposte, rilanciando il tema della riforma fiscale e il XVII congresso che si terrà a Roma dal 15 al 17 giugno, l’associazione delle piccole imprese e artigiani presenterà la giornata di mobilitazione prevista in tutt’Italia per il 28 gennaio. Partendo dall’insostenibile carico fiscale, dal calo dei consumi e dal record di fallimenti, Rete Imprese sostiene di avere molto da dire e da chiedere alle forze politiche per dare ossigeno al vero tessuto produttivo del Paese che sta soffrendo più di altri la crisi.

Anche i fratelli maggiori di Confindustria si apprestano a presentare un documento ai partiti che si sfideranno nelle elezioni del 24 e 25 febbraio. Oggi e domani direttivo e giunta di viale Astronomia limeranno il documento. Al centro, come ha spiegato lo stesso Squinzi, «l’economia vera che invece latita nei programmi dei partiti: ritrovare la crescita, contenere il rapporto fra debito e Pil, riportare il manifatturiero al centro dell’attenzione del Paese». Il fine settimana sarà invece dominato dalla Cgil che presenterà il Piano per il lavoro nella due giorni di venerdì e sabato al PalaLottomatica di Roma per la Conferenza di programma a metà fra i due congressi a cui parteciperanno Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Bruno Tabacci. 

IL NODO DELLE RSU
Tornando all’incontro di ieri sera, le parti hanno riallacciato i fili di una discussione molto delicata. Ora toccherà ai tecnici mettere a punto un testo su cui si aprirà la discussione. Se per la certificazione della rappresentatività sulla base delle deleghe sottoscritte dai lavoratori l’unico problema è definire una convenzione con l’Inps, già più problematico trovare una soluzione sulla certificazione dei consensi nelle elezioni per le Rsu a livello locale. Fin qui i problemi facilmente risolvibili, modificando l’accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 che crearono le Rsu. Il vero scoglio riguarda la rapprensatività rispetto alle piattaforme e agli accordi nazionali e aziendali e alla divisione del cosidetto “un terzo” degli Rsu che dovrebbe essere suddiviso proporzionalmente fra i sindacati più rappresentativi a livello nazionale.

Gli interrogativi da risolvere sono molti: come gestire il voto dei lavoratori sulle piattaforme nel caso non siano unitarie? Come dividere l’un terzo degli Rsu se un sindacato non firma il contratto nazionale o aziendale? In quest’ultimo caso, finora nel settore metalmeccanico la Fiom Cgil è stata esclusa dalla suddivisione del “un terzo” in quanto non firmataria del contratto nazionale. Cisl e Uil saranno disposte a fare un passo indietro? La Cgil si augura di sì e punta sul nuovo clima per ottenere un importante risultato da sempre al centro della sua azione. In cambio Confindustria, Cisl e Uil puntando ad ottenere, come recita l’accordo sulla Produttività, «l’effettività e l’esigibilità delle intese sottoscritte, il rispetto delle clausole di tregua sindacale, di prevenzione e risoluzione delle controversie collettive, le regole per prevenire i conflitti, non escludendo meccanismi sanzionatori in capo alle organizzazioni inadempienti».

Da www.unita.it

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