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Italia: sconti in bolletta per le pmi

Si complica ulteriormente il rebus del costo dell’energia fuori controllo e delle proteste degli imprenditori delle rinnovabili che contestano contro la revisione al ribasso degli incentivi alle energie verdi che dovrebbe frenare appunto la dilatazione dei finanziamenti che pesano sulle bollette degli italiani. 
Ad alimentare l’allarme ecco il nuovo rapporto energia e ambiente dell’Enea, gli avvisi di burrasca del Centro studi Confindustria, le proiezioni della stessa Authority di settore. L’Enea conferma che la fattura energetica del nostro paese, largamente dipendente dall’import, è cresciuta dai 50 miliardi di euro del 2010 agli oltre 60 del 2011, mentre nel 2012 (fonte Confindustria) salirà di altri 3,5 miliardi almeno. E mentre produrre elettricità costa da noi più che altrove in Europa a causa dei noti mali (gas più caro, poco carbone, niente nucleare) è assodato che a fine anno il sovrappeso sulle bollette dei finanziamenti alle rinnovabili supererà i 10 miliardi di euro, avverte l’Authority. Che in un’audizione del suo presidente Guido Bortoni in Parlamento punta l’indice (ma annuncia anche interventi) su una serie di problemi, innanzitutto due, ora emersi con evidenza: l’aumento dei prezzi formati dalla Borsa elettrica nelle fasce serali e la distribuzione squilibrata degli oneri di sistema nella componente A3 della bolletta, che comprendono anche i finanziamenti alle rinnovabili.
Il primo problema deriva dal fatto che nel prossimo adeguamento trimestrale dei prezzi “di maggior tutela” (le ex tariffe elettriche amministrate per famiglie e piccole imprese) l’Authority potrebbe essere costretta a recepire gli aumenti serali in Borsa annullando il vantaggio di prezzo introdotto con la tariffa bioraria. Non sarà così, promette in pratica Bortoni annunciando una revisione dei criteri di adeguamento. Altro provvedimento annunciato: visto che l’attuale distribuzione degli oneri di sistema della componente A3 (che, lo ricordiamo, dilatano mediamente le bollette di quasi il 15%) pesano in maniera preponderante, per il 38%, sui clienti in bassa tensione non domestici (tipicamente le piccole imprese) a fonte del 19% sulle famiglie, il 36% sui clienti in media tensione e il 7% su quelli in alta tensione (le imprese più grandi) l’Authority «intende avviare una fase di specifica ricognizione» per «individuare eventuali esigenze di modifica». Tutto ciò in una giornata rovente per i nuovi decreti che tagliano gli incentivi verdi, inviati dal Governo all’esame delle regioni, già orientate verso le contestazioni. Ieri tutte le principali associazioni hanno manifestato dinanzi ai palazzi romani della politica.
Con Assosolare che chiede quanto meno l’esenzione dal nuovo registro per graduatoria per gli impianti fino a 100 KW (ora l’esenzione si ferma ai mini-impianti da 12 KW). Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini dà qualche rassicurazione: «Sarà prevista una fase transitoria per chi ha già fatto investimenti». Ma le lamentele delle associazioni vanno oltre. Trovando, almeno su un tema cruciale, il sostegno perfino di un’istituzione del calibro dell’Enea. Tra le prime richieste delle associazioni delle rinnovabili quella di tutelare le imprese europee dall’assalto a colpi di dumping dei fabbricanti di apparati asiatici (soprattutto cinesi) favorendo lo sviluppo di una filiera nazionale e della ricerca italiana. Certifica l’Enea nel suo rapporto: su questi versanti il nostro paese «si è mostrato piuttosto deficitario». Tant’è che nel fotovoltaico il 2010 si era chiuso con un deficit commerciale «superiore a 11 miliardi di dollari correnti, circa quattro volte e mezzo il valore del 2009: un quarto di tale deficit è da attribuirsi all’interscambio con la Germania mentre più del 40% è dovuto alla Cina». (Fonte: Il Sole 24 Ore)

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