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Italia, riscaldamento e crisi: gas troppo costoso, torna la legna

La crisi spiega il graduale ritorno al consumo del primo combustibile mai utilizzato dall’uomo, il legno. “In realta’ vi sono molte altre ragioni per cui la biomassa legnosa, come e’ ora di moda chiamarla, sta tornando nelle nostre case”, ha spiegato Gianni Picchi, ricercatore dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr di Sesto Fiorentino (Fi), al notiziario Almanacco della Scienza. “Negli ultimi 30 anni – ha riferito Picchi – le tecnologie di combustione hanno fatto grandi progressi, rendendola estremamente competitiva. Sul mercato troviamo diverse forme merceologiche: legna spaccata, scaglie (cippato), segatura compressa (pellet). Ogni prodotto viene utilizzato in una caldaia specifica con livelli di efficienza energetica crescente fino a oltre il 90 per cento, quanto piu’ il combustibile e’ trasformato”. In genere, nelle zone rurali e’ piu’ conveniente la legna da ardere. “In questo caso gli impianti piu’ moderni sono le caldaie a fiamma inversa. Una caldaia caricata una sola volta al giorno fornisce acqua calda e riscaldamento a un’intera abitazione grazie a un accumulatore di calore”, ha proseguito l’esperto dell’Ivalsa-Cnr. “Per impianti piu’ grandi si opta per il cippato prodotto da ogni sorta di scarto legnoso: ramaglie, tronchi difettati, scarti di segheria. Questo e’ di gran lunga il combustibile piu’ economico ma richiede ingombranti caldaie automatiche che possono arrivare a scaldare un’intera citta’. Infine, per piccole stufe o caldaie si utilizza il pellet.  Ma attenzione: pur essendo il legno una fonte “pulita”, il suo uso puo’ contribuire all’inquinamento dell’aria e provocare danni alla salute. “In camini e cucine economiche la combustione – ha detto Picchi – e’ molto irregolare, con rendimenti bassi e alte emissioni di polveri e monossido di carbonio. Occorrono, quindi, caldaie efficienti e, ove possibile, grandi caldaie per teleriscaldamento i cui filtri e sistemi di pulizia dei fumi garantiscono emissioni bassissime: basti pensare che 20.000 tonnellate di cippato, sufficienti a scaldare una cittadina aumenterebbero quanto due tonnellate di residui agricoli bruciati in campo”.

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