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Italia, riforma lavoro: soluzione esodati costa 3mld anno

Strada tortuosa per cercare una soluzione per gli esodati. Il Governo è al lavoro, dopo le polemiche dei giorni scorsi, per trovare una via d’uscita, ma deve fare i conti con l’incognita dei costi, che potrebbero sfiorare i tre miliardi l’anno per un massimo di cinque anni. Si tratta di dare un paracadute a quelle persone che hanno firmato accordi in buona fede, con le vecchie regole, e si troveranno nei prossimi anni, con la riforma Fornero che ha innalzato l’età pensionabile, senza lavoro, senza ammortizzatori e senza pensione. Domani è prevista una riunione tecnica tra ministero del lavoro, Inps e Ragioneria dello Stato per verificare i numeri (l’ipotesi è che siano circa 350mila), ma per trovare una soluzione c’è tempo fino al 30 giugno, come ribadito dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

Su studia una indennità transitoria 
Si sta studiando una sorta di indennità di mobilità transitoria che li accompagni alla pensione, ma il problema è che se i numeri effettivi saranno vicini alle 350mila persone ipotizzate nei giorni scorsi, la spesa potrebbe essere per ogni anno pari a almeno tre miliardi. L’indennità di mobilità infatti ha un tetto di 1.119 euro mensili e quindi vale per un anno al massimo 13.428 euro ma se si considera un’indennità media di 10mila euro per circa 300mila persone si arriva a tre miliardi. La cifra andrà moltiplicata per gli anni di distanza dall’accesso alla pensione (per alcuni, ci sono aumenti rispetto alle attese anche di cinque anni mentre per altri magari la differenza tra quanto previsto e l’effettivo momento di accesso alla pensione sarà molto più breve). 

I problemi iniziano dal 2013 
Per il 2012 non ci sarà nessuno che resterà senza lavoro e senza pensione dato che quest’anno potranno andare in pensione solo coloro che hanno raggiunto i requisiti nel 2011 e stanno aspettando i tempi previsti dalla finestra mobile introdotta dal ministro Sacconi nel 2010 (12 mesi per i dipendenti, 18 per gli autonomi). Il problema riguarderà coloro che avrebbero dovuto raggiungere i requisiti per la pensione nel 2012 (per uscire dal 2013 in poi) e che hanno fatto accordi negli anni scorsi con le aziende per un percorso di mobilità verso la pensione. 

Allo studio un ammortizzatore ad hoc 
Difficile che il Governo consenta agli esodati di andare in pensione con le vecchie regole, mentre sarebbe allo studio un ammortizzatore specifico, o un’ indennità di mobilità o un Aspi con una durata più lunga di quello previsto dalla riforma (18 mesi per gli over 55). Il problema principale resta quello del finanziamento. La clausola di salvaguardia a fronte dell’aumento del numero degli esodati (rispetto ai 65.000 inizialmente previsti) prevede che le risorse vadano cercate nei contributi per gli ammortizzatori (quindi nell’aumento dell’1,3% della retribuzione che le aziende pagano per la disoccupazione o nell’aumento dello 0,30% che le aziende pagano per la mobilità o nella prosecuzione di quel contributo dopo il 2017 una volta che la mobilità sia confluita nell’Aspi). 

Marcegaglia: al problema degli esodati deve far fronte il Governo 
«Quello degli esodati – ha detto la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia – è un problema molto serio perchè ci sono persone che rischiano di non avere più il posto di lavoro e la pensione. Non è però accettabile che questo significhi un aumento del costo del lavoro per le imprese. Se c’è un problema di questo tipo lo Stato vi deve fare fronte» perchè le imprese «hanno già un cuneo fiscale e contributivo più alto di 5,5 punti rispetto alla media europea». 

Polillo invita alla calma 
Il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo invita alla calma. «Il problema è all’attenzione del Governo. È un problema di risorse. Per risolverlo dovremmo aumentare il deficit in una misura che non possiamo permetterci».

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