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Italia, Richard Ginori: da Gucci offerta d’acquisto per 13 mln

Il pretendente non è più anonimo: è Gucci che ha presentato l’offerta
vincolante per l’acquisto della storica manifattura di porcellane Richard
Ginori, dichiarata fallita tre mesi fa. La maison fiorentina della moda,
che fa capo al maxi gruppo francese del lusso Kering (nuovo nome di Ppr),
ha messo sul piatto 13 milioni di euro e la riassunzione di 230 dei 305
dipendenti. Proprio l’offerta di Gucci, depositata al Tribunale di Firenze
il 26 marzo, è stata posta alla base del secondo bando di vendita all’asta
in lotto unico (marchio, fabbrica, partecipazioni), pubblicato dal curatore
fallimentare e in scadenza il prossimo 22 aprile.

Se quel giorno non si presenteranno, com’è probabile, altri pretendenti
disposti a migliorare l’offerta (economica e occupazionale) di Gucci, e
dunque a dar vita all’asta, Richard Ginori sarà aggiudicata alla maison
fiorentina e andrà ad arricchire il paniere di marchi di Francois Henri
Pinault. A una condizione, posta proprio da Gucci: che ci sia l’accordo coi
sindacati sulla riassunzione di ‘soli’ 230 dipendenti sui 305 oggi in cassa
integrazione straordinaria.
Il pallino passerebbe dunque in mano ai sindacati, che dovrebbero decidere
se accettare il rilancio della fabbrica con un numero inferiore di
lavoratori, oppure insistere per la riassunzione di tutti. La Cgil ha già
mostrato apertura: “L’interesse di Gucci riapre una vera prospettiva
industriale”, ha affermato Cgil Toscana. “Una gran bella notizia”, ha
aggiunto il segretario regionale con delega alle attività produttive,
Daniele Quiriconi.
Gucci-Richard Ginori, una speranza per il made in Italy che può salvarsi
facendo sistema
Richard Ginori, asta deserta. I sindacati chiedono nuovo bando subito
Per Gucci, che è seguito dallo studio legale Bonelli Erede Pappalardo,
l’offerta si basa su un progetto di lungo periodo ed “è coerente con la
strategia di valorizzazione dell’eccellenza del made in Italy nel mondo”.
Il salvataggio di Richard Ginori dopo l’agonia che l’ha accompagnata negli
ultimi anni, se compiuto attraverso il matrimonio con un altro storico
marchio fiorentino del made in Italy, rappresenterebbe un bel risultato
anche per il curatore fallimentare Andrea Spignoli, che da più parti era
stato accusato di aver alzato troppo la posta con il primo bando che
partiva da un prezzo di 14,2 milioni. A temperare l’entusiasmo per
l’offerta proveniente da un’azienda come Gucci c’è solo il fatto che un
altro grande marchio del made in Italy vola in Francia.

 

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