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Italia, ricerca: terzi in Europa per biotecnologia

Trecentosettantacinque le imprese biotecnologiche impegnate in attività di ricerca e sviluppo in Italia a fine 2010. Di queste 221 rientrano nella definizione di pure biotech: un risultato che colloca l’Italia al terzo posto. dopo Germania (403) e Regno Unito (275). Sono i dati evidenziati dal presidente del Comitato nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, Franco Cuccurullo, rettore dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, nella cerimonia di avvio dell’anno accademico 2011/2012 dell’ateneo guidato negli ultimi 15 anni che lascerà nei prossimi mesi. Delle 375 imprese individuate, 246 operano nel settore della salute umana e, di queste, 185 in modo dedicato. «Dati che confermano una peculiarità del settore – ha detto Cuccurullo -, relativa alla dimensione delle imprese stesse, il 75% delle quali risulta appartenere alle categorie micro, meno di 10 addetti e piccole con meno di 50 addetti». «Per lo sviluppo ed il progresso dell’industria biotecnologica sono necessarie – ha aggiunto Cuccurullo – le competenze tecnico-scientifiche ed è indispensabile l’instaurarsi di rapporti di collaborazione tra le diverse realtà impegnate nel biotecnologico in un determinato ambito territoriale: poli universitari, enti di ricerca, aziende, devono imparare ad agire nel contesto di un network. Per questo motivo, all’interno del Comitato che sono stato chiamato a presiedere per il prossimo quadriennio è stata prevista l’attivazione di un Osservatorio Italiano per la Biosicurezza e le Biotecnologie con il compito di pianificare e realizzare un hub, punto di riferimento telematico, per Regioni, Università e Aziende di settore che operano nel campo delle biotecnologie. In questo ambito anche la nostra Regione sarà quindi chiamata ad offrire la sua preziosa partecipazione».

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