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Italia, piano nazionale per il digitale: non si può più aspettare

Un Piano nazionale per il digitale è necessario. E Agostino Ragosa, nuovo Direttore Generale dell’Agenzia digitale italiana ed ex CIO di Poste Italiane, ne ha tratteggiato gli obiettivi principali nel suo intervento al convegno milanese dove è stato presentato il Rapporto sull’innovazione delle regioni organizzato dal Cisis (Centro interregionale per i servizi informatici).

Ragosa ha spiegato che “È inutile parlare di singoli progetti ed esperienze, se non abbiamo un piano nazionale sul digitale che ci permetta di qualificare domanda e offerta e di capire qual è il futuro modello di sviluppo che queste tecnologie comportano. Se no rischiamo di partire con una serie di progetti che dovremo in qualche modo rivedere”.

Il neo DG ritiene necessaria la collaborazione di tutti per superare una situazione che ci vede indietro nelle classifiche internazionali relative all’utilizzo dell’Ict. La colpa di questo ritardo è da dividere fra il mondo dell’offerta e quello della domanda.

“Noi dell’IT – ha aggiunto – magari siamo stati bravi a sviluppare soluzioni, ma non siamo stati capaci di fare capire al Paese quanto importanti fossero gli investimenti in quest’area, tanto è vero che la maggior parte di questi investimenti sono ancora considerati dei costi. Siamo ancora all’interno della spending review. Anzi, tutte le spese ICT fatte dalla PA sono considerate costi e non investimenti perché è ancora in vigore l’idea che investire in tecnologia significa acquistare pc. Non c’è nessun comune in Italia che chiede investimenti sull’ICT, le tecnologie non sono considerate un elemento che migliora il sistema pubblico”.

Preoccupato per una campagna elettorale che ignora i temi legati all’Agenda Digitale, Ragosa ha posto l’accento anche sulle nuove professionalità richieste dal mercato.

“Qualche settimana fa ero negli Usa dove ho visto un elenco di professionalità che loro considerano fondamentali per lo sviluppo del Pil. C’erano una ventina di nuove figure che da noi non vengono considerate nei nuovi accordi relativi alla produttività, mentre negli Usa di quelle figure ne hanno bisogno circa un milione di cui 800 mila prodotte dal mercato americano e le altre raccolte tramite il recruiting a livello internazionale”.

La creazione dell’agenzia digitale è un passo importante che deve permettere di porre mano all’estrema frammentazione dell’infrastruttura del sistema pubblico. “Eroghiamo i servizi tramite circa 4.000 datacenter sparsi sul territorio e nessuno di questi punti è interconnesso con la rete Spc pubblica. Questo significa che chiunque voglia utilizzare questi servizi attraverso Internet ha obiettive difficoltà ad accedervi. La prima operazione da fare è quindi di rendere visibile l’infrastruttura della Pa locale e centrale”. Inoltre esiste anche un problema dicollegamento con l’Europa visto che la Ue ci chiede di rendere interoperabili questi siti con quelli europei.

Fondamentale è il ruolo delle Regioni che “nel sistema tecnologico pubblico dovrebbero avere lo stesso ruolo che hanno nell’erogazione dei servizi sanitari. Ma per fare questo salto bisogna avvicinare pubblico e privato”.

Si tratta di un’intesa fondamentale già portata anti da altri paesi europei come Francia e Germania dai quali occorre copiare i modelli che permettono di semplificare e accelerare la modalità di erogazione dei servizi.

Il Cloud permetterà di semplificare la situazione dell’infrastruttura pubblica che, soprattutto al Sud, vive una situazione difficile. “Da Roma a Palermo abbiamo difficoltà a dire che c’è un datacenter degno di questo nome per allocare i servizi della Pa. E se poi ci fosse una regola tecnica che chiedesse certi livelli di affidabilità e sicurezza sui 4.000 ne rimarrebbero in piedi forse due o tre”.

La riorganizzazione dell’infrastruttura pubblica significa fare della spending review: “Perché se i 4.000 siti li portiamo a 40 certificati facciamo innovazione, creando domanda per nuova professionalità e offrendo un ruolo di gestione alle società in house”.

A Confindustria ha chiesto la riqualificazione dell’offerta da parte delle imprese dell’Ict che non sono pronte per affrontare le tematiche della nuvola che l’Europa pone con il programma Horizon. “Circa il 20% del budget comunitario sarà sul cloud e noi dovremo essere pronti a presentare progetti che vanno in quella direzione o non vedremo un soldo”.

Il passaggio al digitale impone poi la questione dei Big Data. In Francia in ogni dipartimento stanno realizzando un data center regionale necessario per allocare servizi come quelli sanitari. “Dove metteremo i fascicoli sanitari elettronici di milioni di cittadini? Perché non iniziamo a parlare di fabbriche digitali dove allocare questi sistemi? Come faremo a far diventare big data tutto questo?” si chiede Ragosa che promette di lavorare molto sulla semplificazione normativa. “Laddove ci sono norme che impediscono la velocità cercherò di cancellarle perché bisogna accelerare. Il digitale ha tempi veloci”. E al prossimo convegno spera di presentarsi con buone notizie per il piano nazionale sul digitale.

Da www.ict4executive.it

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