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Italia. No Triv: ‘è il referendum di tutte le regioni italiane, Lombardia compresa’

Il referendum del 17 aprile non è solo il referendum delle trivelle in mare, ma il referendum di tutte le regioni italiane, Lombardia compresa. Le trivelle in mare sono una sciagura anche per l’economia lombarda.

È questo il messaggio lanciato dal Coordinamento Nazionale No Triv nel corso della conferenza stampa che si è tenuta presso l’ex sala matrimoni di Palazzo Marino, organizzata dal Comitato referendario “Ferma le Trivelle – Vota Sì”. Da qui è stata ribadita la necessità di andare al voto – domenica 17 aprile – per chiedere di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo, nonché per evitare nuove perforazioni all’interno delle zone marine interessate dai titoli oggi in vigore.

Il referendum servirà a dare un chiaro segnale di svolta nelle scelte di politica energetica nazionale e a ottenere una maggiore considerazione delle comunità locali, che devono poter decidere del futuro dei territori e, quindi, anche dei progetti che riguardano l’energia. Il messaggio per il Governo, che ha abrogato il Piano delle Aree, impedendo alle Regioni di poter partecipare alle decisioni su dove consentire o dove non permettere le trivellazioni sia in mare sia su terraferma, è che “la battaglia sul Piano delle Aree è solo rimandata”.

SERVE UNA NUOVA POLITICA ENERGETICA – Il progresso non può essere fermato: le energie fossili appartengono al passato. Alle sfide del lavoro, ambientali ed industriali del presente si risponde puntando sulle energie rinnovabili e dando più efficienza energetica al sistema Paese. Secondo ENEL e Confindustria, le sole attività di efficientamento energetico potrebbero creare – indotto compreso – 400.000 nuovi posti di lavoro ed un giro d’affari compreso tra i 350 ed i 510 miliardi.

E invece no. Mentre la Germania, principale potenza economica ed industriale europea, decide che entro il 2050 le energie rinnovabili dovranno rappresentare il 60% dei consumi energetici finali e che i consumi di energia primaria dovranno essere del 50% inferiori ai consumi del 2008, in Italia gli ultimi governi hanno boicottato deliberatamente le rinnovabili.

I DANNI PER L’ECONOMIA LOMBARDA – Anche l’economia di Milano ne risente: dopo 17 anni di ininterrotta attività, Solarexpo 2016, la principale fiera delle rinnovabili, che avrebbe dovuto tenersi al MiCo di Fiera Milano Congressi dal 3 al 5 maggio prossimo, è stata rinviata a data da destinarsi proprio a causa della crisi del settore.

Il territorio della Lombardia e i lombardi sono toccati direttamente e pesantemente da questo sistema a rete.

I numeri sono da capogiro:

– 17 concessioni di coltivazione a terra, di cui 6 interessano la sola provincia di Milano;

– 9 centrali di raccolta e trattamento;

– 6 concessioni di stoccaggio, di cui 2 nella sola provincia di Milano, che fanno della Lombardia una grande ed unica porta d’ingresso del gas verso il Nord Europa.

Votare Sì al Referendum del 17 Aprile significa dare un primo colpo all’intero sistema ed alleggerire il peso del fardello che grava sui territori lombardi. Ma c’è un “di più” che ha a che vedere con la Lombardia che produce che verrebbe colpita dal futuro fossile a cui il Governo vuole condannarci. L’offerta dei servizi per i settori del turismo, della pesca, dell’agroindustria ha base soprattutto in Lombardia e a Milano.

“Ciò che è accaduto per Solarexpo 2016 è solo un assaggio di ciò che potrebbe accadere su più vasta scala in futuro. Il fenomeno potrebbe contagiare anche altri eventi fieristici ed espandersi a macchia d’olio anche ad altri tipi di settori economici. Basti pensare, ad esempio, a quali conseguenze potrebbe avere un incidente dovuto a sversamento di petrolio in Adriatico o, più in generale, nel Mediterraneo, sulle attività del Il Mercato Ittico all’ingrosso di Milano, che è tra i più moderni a livello europeo ed il più importante mercato di prodotti ittici in Italia – ha dichiarato il costituzionalista Enzo di Salvatore – o sul volume d’affari della Borsa Internazionale del Turismo dove la Croazia potrebbe presentarsi con un’offerta turistica di prim’ordine e “no oil”, giacché quel Governo ha sospeso ogni attività petrolifera in mare, mentre l’Italia avrebbe da presentare splendide cartoline di golfi e spiagge con trivelle sullo sfondo e mare nero petrolio”.

Di “incidenti” negli ultimi anni non ne sono mancati. A chi sostiene che le piattaforme sono intrinsecamente sicure ricordiamo che nella Rospo Mare, tra il 2005 e il 2013, si sono verificati due distinti sversamenti: l’ultima volta sono finiti in mare 1.000 litri di idrocarburo. Si è sfiorato un disastro ambientale che avrebbe segnato in modo indelebile sia l’ambiente sia i settori economici che fondano tutto sul mare.

Rospo Mare è una delle concessioni interessate dal referendum del 17 aprile: se dovesse vincere il partito dei NO e dell’astensione, Edison ed Eni potranno tranquillamente decidere di aprire altri pozzi e di andare avanti con le attività finché ce n’è o finché lo riterranno conveniente. Basta veramente poco per capire che le ragioni del Referendum sono numerose e tali da dover indurre a votare Sì anche chi il mare non ce l’ha.

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