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Italia, moda: il made in Italy si sposta in Asia

Il vento del Far East spira sempre piu’ forte sul patinato mondo della moda europea. La crisi economica che sta investendo l’Europa e l’Italia, sembra sorprendentemente non toccare il settore moda & lusso. Che, stando agli ultimi dati, pare godere una relativa buona salute. Va pero’ considerato il trend sempre piu’ evidente, nel corso di quest’anno che sta volgendo al termine: molteplici e sempre piu’ espliciti sono stati i segnali che le prospettive di questo importante comparto sono destinate a legarsi sempre di piu’ alle fortune della Cina e delle altre Tigri Asiatiche. Paesi che, pur non trainando piu’ l’economia con una forte espansione come quella dello scorso anno, dovrebbero tuttavia continuare a contribuire con un incremento “single digit” alla crescita dei prossimi anni, ristabilendo quindi una situazione di mera normalita’, e rivelando ora piu’ che mai alle griffe occidentali la possibilita’ di rimpiazzare il business perso in Europa con i nuovi e piu’ promettenti e numerosi consumatori asiatici. Nel Far East, oggi non solo si concentra oggi la maggior crescita dei consumi al mondo in questo comparto, ma in quest’area, e soprattutto in Cina, iniziano a svilupparsi anche gusti e tendenze sempre piu’ sofisticati. Questa realta’ e’ ormai chiara sia ai grandi gruppi del lusso che nel corso del 2012 hanno evidenziato l’obiettivo di spostare il baricentro delle proprie attivita’ sul mercato cinese ed asiatico
Tra tanti, un esempio emblematico del vento che sta soffiando ora sulla moda italiana, e’ l’opening di ‘Milano Unica’ a Shanghai un paio di mesi fa. Occasione in cui, con il supporto di Franca Sozzani (‘Vogue Italia’), a sfilare in passerella sono stati i capi degli stilisti emergenti cinesi insieme ai nuovi designer italiani, nel contesto di una serata dedicata alla moda e all’arte cinese. Evento, questo, poi rafforzato e sottolineato da una edizione di ‘Vogue Uomo’ dedicato alle nuove icone del Paese del Dragone
Nel corso di quest’anno, a dar lezione di internazionalizzazione e’ stato proprio il re della moda italiana, Giorgio Armani, che lo scorso 2 giugno ha incantato Pechino portando in scena nel distretto artistico ‘798’ un grande defile’ delle sue linee, con oltre 180 capi delle collezioni autunno-inverno 2012/13 uomo e donna. Che Armani faccia sul serio, lo dimostra il progetto annunciato di aprire in Cina 80/100 nuovi store nel prossimo triennio
Non e’ da meno ‘Gucci’, che quest’anno ha puntato le sue carte su una nuova campagna pubblicitaria visibile solo ai consumatori della Greater China, utilizzando come brand ambassador la famosa attrice Li Bing Bing, nuova donna-immagine per borse, anelli e orologi dell’ultima collezione. E, via di questo passo, si sta allungando la lista dei brand del lusso convertiti al Paese del Dragone
Burberry e Christian Dior seguono ora la strada aperta da Fendi, che nel 2007 fece sfilare i suoi capi sulla Muraglia cinese, e da Ermenegildo Zegna che nel 2010 dedico’ la sfilata autunno inverno 2011 esclusivamente ai colori e alle tendenze del mercato cinese
Occorre poi evidenziare un altro dato emblematico, che lascia intravvedere un nuovo scenario nel settore moda e lusso. Il Paese del Dragone, infatti, non assiste certo passivamente ai benefici economici che il settore produrra’ per le grandi case di moda occidentali nei prossimi anni. La Cina, infatti, attraverso le proprie scuole di design ha iniziato a sfornare i primi stilisti autoctoni in grado di iniziare a competere con il design europeo. Saranno molti, i giovani destinati a seguire le orme di Uma Wang o Adrian Cheng, il miliardario a capo del brand di gioielli ‘Chow Tai Fook’, i quali hanno recentemente debuttato sulle passerelle di Parigi. E altrettanti quelli che giocheranno invece in casa per rafforzare il concetto di patriottismo cinese imitando Alex Wang, designer di haute couture con base a Pechino, che veste con i suoi meravigliosi abiti le piu’ famose attrici locali. Nella moda, quindi, la partita del futuro economico si gioca ormai sul terreno della Grande Cina.
*Osservatorio Asia

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