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Italia. Manifatturiero: il Made in Italy torna ad essere fatto in Italia

Le imprese italiane tornano a casa. Dopo anni di delocalizzazione, cresce in Italia il “back reshoring”, ovvero il rientro in patria della produzione di aziende che durante la crisi avevano spostato le proprie attività. E questo rientro è dovuto, secondo l’istituto di ricerca socio-economico Censis, al forte valore che il brand ‘Made in Italy’ conserva sul mercato e l’evoluzione della green economy. Il Censis nel rapporto “Dallo smontaggio della citta’-fabbrica alla nuova manifattura urbana” afferma che l’Italia “è ancora il secondo Paese industriale in Europa dopo la Germania, anche se certamente i sette anni di crisi economica hanno ridotto il perimetro manifatturiero”. “Si è però arrestato il prepotente processo di esternalizzazione di attivita’ produttive alla ricerca di mercati del lavoro piu’ favorevoli, ed altri elementi entrano in gioco nel trattenere le aziende nei luoghi di insediamento (e in alcuni casi a tornarci, come attesta la crescita dei fenomeni di ‘back reshoring’)”: in sostanza il Made in Italy torna a essere fatto in Italia anche perchè solo così è possibile “connotare i prodotti con un brand territoriale favorevole”. Il rapporto va più nel dettaglio, evidenziando che “non si può vendere qualcosa che si caratterizza per la sua intrinseca qualità producendolo in un contesto brutto o insignificante”.

“Il secondo elemento”, si legge ancora nello studio, è che le tecnologie oggi disponibili consentono di abbattere l’impatto ambientale della gran parte delle produzioni industriali.:’produrre pulito’ è fondamentale per continuare a produrre in contesti, come quelli italiani, fortemente e capillarmente antropizzati, oltre che un modo per aggiungere qualità e appeal ai prodotti”. “Un terzo elemento attiene alla nostra cultura manifatturiera (industriale e artigianale), ancora molto radicata in alcune aree del Paese (e in fase di iniziale recupero in altre che l’avevano dimenticata). Una cultura che da più parti si considera importante rilanciare, agendo soprattutto sul mondo della formazione tecnico-scientifica sia a livello universitario che professionale”, afferma ancora il Censis, “infine, ancora in fase iniziale ma sicuramente molto promettente, il concetto di ‘fabbrica digitale’, che comincia ad affermarsi, trova diverse interpretazioni più o meno evolute, ma sicuramente rappresenta il futuro della produzione manifatturiera italiana”.

Le “importanti evidenze” di questo “fenomeno di rientro in patria di alcune imprese industriali”, spiega ancora il Censis, “riguarda essenzialmente il Nord e proprio i settori forti del nostro export: la meccanica, innanzitutto, e poi abbigliamento, arredamento, agroindustria e farmaceutica)”. “Le ragioni del tornare a produrre in Italia”, sintetizza infine il rapporto, “sono la presenza di competenze e della cultura d’impresa del ‘bello e ben fatto’ – fattori che rimandano al capitale umano e sociale, di territori di antica e solida industrializzazione – e l’attitudine alla flessibilità e all’innovazione di processo che legano in modo originale tradizione e innovazione, qualità e impiego intelligente delle conoscenze produttive”.

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