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Italia, liberalizzazioni: su taxi è marcia indietro

Saranno comuni e regioni a stabilire i livelli di offerta dei taxi. Mentre l’Autorità di regolazione dei trasporti dovrà dare un parere non vincolante. Lo prevede una bozza dell’emendamento al decreto legge liberalizzazioni presentato dai relatori su cui ci sarebbe l’intesa del governo. “I comuni e le regioni, nell’ambito delle proprie compentenze, – si legge nel provvedimento – provvedono previa acquisizione del parere obbligatorio e non vincolante da parte dell’Autorità, ad adeguare il servizio dei taxi alle necessità, seguendo i criteri di ragionevolezza e proporzionalità”.

Reazioni – Sull’argomento è intervenuto anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “E’ un importante riconoscimento dell’autonomia e delle prerogative dei Comuni l’indicazione di mantenere ai Comuni stessi la competenza sul numero delle licenze taxi e la facoltà di incrementarle se necessario. I taxi sono un trasporto pubblico locale non di linea che non può non essere regolato dai Comuni”. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni scuote la testa sconsolato: “E’ un mese e mezzo che dico che il governo non può essere forte con i deboli e debole con i forti”. Dello stesso parere le associazioni dei consumatori aderenti a Casper, “si tratta dell’ennesima sconfitta per il Governo Monti, nuovamente battuto dalla lobby dei tassisti. Una liberalizzazione dei taxi come quella che si starebbe profilando – spiegano le associazioni – con una Autorità dei trasporti di fatto inutile e che non può decidere un bel nulla, e il potere di stabilire licenze e tariffe in capo ai sindaci, di fatto annulla qualsiasi beneficio in favore degli utenti”.

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