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Italia, liberalizzazioni: 7mila nuove farmacie, risparmio di 120mln

PIU’ FARMACIE, meno rigidità, concorrenza sui prezzi e risparmi per i cittadini. Questi i cardini della “rivoluzione per decreto”, così definita dal sottosegretario Catricalà, che il governo Monti intende mettere in pista entro il 20 gennaio per liberalizzare, tra gli altri, anche farmaci e farmacie. “Non si tratta di allargare i mercati, ma di abbassare i prezzi” attraverso “un ampliamento della pianta organica particolarmente rilevante”, spiega Catricalà. Sul punto, i rappresentanti dei parafarmacisti, ricevuti ieri dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, propongono di abbassare il quorum ad una farmacia ogni 2.500 abitanti (ora è a 4 mila), per avere 7.700 aperture in più e oltre 30 mila nuovi posti di lavoro. Asticella posta a 3.500 abitanti da Federfarma che rilancia e precisa, per voce della presidente Annarosa Racca: “Smettiamola con la polemica sull’ereditarietà delle farmacie. Solo il 20% del totale nazionale passa di padre in figlio”. La vendita libera dei farmaci di fascia C – inserita e poi tolta dalla manovra Salva-Italia – potrebbe intanto rientrare nel decreto liberalizzazioni ed essere estesa anche ai piccoli Comuni. Un mercato che vale 3,1 miliardi l’anno, il 12% della spesa farmaceutica nazionale (26 miliardi).

IL QUORUM
In Italia esistono 18 mila farmacie (1.550 quelle comunali) che impiegano 50 mila farmacisti, di cui solo 17-18 mila titolari. La licenza viene assegnata dalle Regioni mediante concorso pubblico per titoli, in base alle esigenze del territorio e ai limiti della legge 362 del 1991 che fissa in una farmacia ogni 4 mila abitanti il “quorum” da rispettare nei Comuni sopra i 12.500 abitanti. E di una ogni 5 mila per quelli al di sotto. Limite già oggi di fatto sceso a 3.374 per la “regola dei resti”, un calcolo che consente di derogare al criterio generale quando la popolazione cresce. I bandi dovrebbero essere biennali. In molti casi si aspettano lustri e decenni.

LE LICENZE
Gli iscritti all’Ordine dei farmacisti sono 82 mila e lievitano di 2 mila iscritti l’anno. Oltre 30 mila professionisti non lavorano dunque in farmacia. La licenza è ereditabile. Succede anche in Europa, con eccezione di Finlandia e Svezia, dove si restituisce allo Stato con il pensionamento. Se non ereditata, in Italia la licenza può essere venduta, ricavandone 2-3 volte il fatturato, dunque anche 3-4 milioni di euro, visto che il fatturato medio annuo è di 1,5 milioni. Una barriera all’ingresso enorme, per i sostenitori della deregulation.

LE POSIZIONI IN CAMPO
Il governo vuole più capillarità e concorrenza sui prezzi, come accaduto in questi anni liberalizzando i farmaci da banco (22,5 milioni risparmiati nel 2010). “Basta rigidità”, conferma il ministro Balduzzi. Con i medicinali di fascia C sul mercato i risparmi arriverebbero a 120 milioni, secondo i rappresentanti delle parafarmacie (3.823 quelle oggi esistenti, 8 mila dipendenti di cui 6.500 farmacisti). La polemica politica intanto cresce di pari passo con i malumori dei farmacisti (quelli padovani già raccolgono firme). I partiti avrebbero preferito un disegno di legge al decreto. Monti incontrerà i leader, Bersani già venerdì, gli altri nel fine settimana. Il segretario del Pd vuole vederci chiaro e chiede al governo di non cedere alle lobby, ma di procedere con un pacchetto unico, dall’energia a taxi e farmacie. Il Pdl alza invece paletti e distinguo, soprattutto su Ordini e farmaci, e invita a colpire prima i “potentati”.

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