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Italia. Legge di stabilità: novità per i lavoratori co.co.co. Tornano alcune tutele che il Jobs act aveva eliminato

Con il disegno di legge collegato alla legge di Stabilità 2016 i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa ritrovano alcune tutele previste a favore del lavoro autonomo, che il decreto legislativo n. 81 del 2015 di riordino dei contratti del lavoro, attuativo del Jobs Act, aveva fatto venir meno. Le nuove misure si applicano, però, non alla sola collaborazione coordinata e continua, bensì a tutti i rapporti di lavoro autonomo che non si concretano in una attività di impresa da iscriversi alla C.C.I.A.A. quale attività artigiana o commerciale.

Un primo intervento del disegno di legge collegato alla legge di Stabilità 2016 è inteso a meglio definire il contenuto della collaborazione coordinata e continuativa mediante l’aggiunta, all’articolo 409 del codice di procedura civile di un periodo in calce al comma 1, n. 3) con il quale si riconduce la coordinazione al rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, ferma restando l’autonoma organizzazione del collaboratore della propria attività lavorativa.
Con l’entrata in vigore del “collegato” in esame quindi, l’articolo 409 c.p.c. si applicherebbe (n. 3), oltre che ai rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale, agli “altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato. La collaborazione si intende coordinata quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente la propria attività lavorativa”
La previsione andrebbe, quindi, ad integrare il disposto dell’articolo 2 del D.Lgs. n. 81/2015 secondo il quale “A far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.
Sono le parti a dover definire, dunque, le modalità con cui il collaboratore si interfaccia con il committente ed è nell’ambito di queste, predefinite, modalità che il collaboratore deve organizzarsi. Tutto ciò richiede, necessariamente, la forma scritta anche se fosse ai soli fini della prova.
Sulla Legge di Stabilità 2016 consulta lo Speciale di IPSOA Quotidiano.
Clausole abusive
In realtà, la forma scritta torna ad essere più che un elemento probante. Il disegno di legge in esame considera infatti un “abuso” il rifiuto del committente di stipulare in forma scritta gli elementi essenziali del contratto ed è per definizione nulla qualsiasi clausola o patto attraverso il quale si realizzi l’abuso, con diritto al risarcimento degli eventuali danni patiti dal lavoro autonomo.
Si considerano abusive anche le clausole che realizzino un eccessivo squilibrio contrattuale a favore del committente, quali:
– la facoltà del committente di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;
– l’attribuzione al committente la facoltà di recedere dal contratto senza congruo preavviso;
– la pattuizione di termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del committente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente.
Nuove tutele
Come si è già detto, tornano rafforzati in capo ai collaboratori coordinati e continuativi alcune tutele ora previste a favore dei lavoratori autonomi in generale. Fra esse:
– i diritti di utilizzo economico relativo ad apporti originali e a invenzioni fatti nell’esecuzione o nell’adempimento del contratto stesso spettano al lavoratore autonomo, salvo che l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto di lavoro e a tale scopo retribuita;
– la gravidanza, la malattia e l’infortunio non comportano l’estinzione del rapporto contrattuale che rimane sospeso, senza erogazione né maturazione del corrispettivo. Salva diversa previsione del contratto individuale, in caso di malattia la sospensione del rapporto non comporta una proroga della durata del contratto, che si estingue alla scadenza. Il committente può comunque recedere dal contratto se la sospensione si protrae per un periodo superiore a un sesto della durata stabilita nel contratto, quando essa sia determinata, ovvero superiore a trenta giorni per i contratti di durata determinabile;
– in caso di malattia di gravità tale da impedire lo svolgimento della attività professionale per una durata superiore ai 60 giorni, il versamento degli oneri previdenziali è sospeso per l’intera durata del periodo di malattia fino ad un massimo di due anni. A decorrere dall’ultimo giorno del mese successivo a quello di cessazione della malattia il lavoratore autonomo è tenuto ad effettuare il pagamento del debito previdenziale maturato durante il periodo di sospensione, in rate mensili nell’arco di un periodo pari a tre volte quello di sospensione;
– i periodi di malattia certificata come conseguente a trattamenti terapeutici delle malattie oncologiche sono equiparati alla degenza ospedaliera.
I lavoratori autonomi potranno, infine, dedurre dal reddito le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale, incluse quelle di viaggio e soggiorno entro il limite annuo di 10.000 euro, mentre le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché le spese di iscrizione a convegni, congressi e simili sono integralmente deducibili.
Inoltre, le spese sostenute per servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca, addestramento, sostegno all’auto-imprenditorialità, formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro erogati dagli organismi accreditati sono interamente deducibili dal reddito entro il limite annuo di 5.000 euro.

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