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Italia, l’allarme di Unioncamere: aeroporti minori a rischio chiusura

Sui 16 aeroporti italiani “minori”, con meno di 1 milione di passeggeri, grava il rischio di stallo a causa del mancato rinnovo delle concessioni, sia pluriennali che annuali, da parte dell’Enac. E’ l’allarme lanciato da Unioncamere, interprete delle istanze provenienti dalle Camere di commercio, che contano 35 partecipazioni nelle 42 società di gestione degli aeroporti considerate dal Piano nazionale dei trasporti, e si sono fatte carico di un investimento complessivo di quasi 109 milioni di euro, pari al 15% del capitale oggi complessivamente investito nelle società aeroportuali.

“Questa situazione di incertezza – dichiara il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – pregiudica la competitività, il lavoro e le prospettive di interi territori che beneficiano dei flussi di passeggeri garantiti da questi scali aeroportuali, oltre a garantire centinaia e centinaia di posti di lavoro”.

Gli aeroporti cosiddetti minori, quelli con un numero di passeggeri inferiore al milione annuo, sono 16 in Italia, 42 in Francia, 33 nel Regno Unito, 19 in Spagna, 17 in Germania. Complessivamente in tutta Europa gli aeroporti minori sono i 2/3 circa del numero complessivo di strutture aeroportuali. La struttura proprietaria in questa tipologia di aeroporti è pubblica per ben il 78% dei casi (39% in Italia) , mista pubblico-privata per il 13% (61% in Italia) e privata per il 9% (nessun caso nel nostro Paese).

Per dare un’idea del grave danno derivante dalla ipotetica soppressione dei voli di linea degli aeroporti di minori dimensioni, basti considerare che essa ricadrebbe sugli oltre 500 mila passeggeri che annualmente utilizzano queste tratte. Essi subirebbero, secondo studi autorevoli, un allungamento dei tempi di viaggio di più di 60 minuti, con un aggravio medio di 100 minuti per viaggio di sola andata. La stima del costo complessivo del maggior tempo impiegato (prudenzialmente valutato in 10 euro all’ora) raggiungerebbe addirittura i 52 milioni di euro, considerando gli aeroporti con traffico fino a due milioni di passeggeri annui. Questo scenario produrrebbe inoltre gravi ricadute occupazionali con una perdita di addetti direttamente o indirettamente coinvolti nell’economia aeroportuale (mediamente 400-500 per milione di passeggeri), ed una riduzione pressoché certa della spesa turistica generata dai flussi turistici inbound, che in questi anni, grazie anche all’esplosione del low cost, sta producendo interessanti processi di crescita e redistribuzione delle presenze turistiche rispetto alle storiche tradizionali destinazioni.

Le Camere di commercio sono consapevoli che alcune enunciazioni del Piano nazionale degli aeroporti e le difficoltà attuali potrebbero aprire ad una prospettiva di un drastico ridimensionamento del numero degli aeroporti minori e ritengono che sia indispensabile presidiare questa fase cruciale per il futuro del trasporto aereo nel nostro Paese.
In primo luogo va rigettato il rischio di assumere decisioni non sufficientemente ponderate che, se orientate unicamente ad obiettivi di contenimento della spesa pubblica nel breve termine, potrebbero finire per produrre il risultato non solo di allontanare ancora di più i territori italiani dagli altri territori europei, ma anche di alzare il differenziale di opportunità competitiva con altri localismi europei che continuano comunque a sostenere la loro infrastruttura aeroportuale.
Occorre semmai operare per ricercare la massima sostenibilità della struttura aeroportuale relativamente:
alla dimensione ambientale, a fronte dell’aumento dei vincoli posti dalla regolamentazione europea;
all’area ed al sistema territoriale nel quale è inserita l’infrastruttura, dovendosi comunque perseguire un modello operativo coordinato ed integrato tra infrastrutture non solo del trasporto aereo, in logica sistemica sul territorio;
alla dimensione economica, relativamente alla quale deve essere chiara e documentabile la convenienza economica dell’infrastruttura per il territorio, soprattutto in quelle situazioni di oggettiva difficoltà nel perseguimento e mantenimento dell’equilibrio gestionale;
alla capacità di interpretare le specifiche esigenze del territorio con piani di sviluppo che forniscano risposte reali, con un ritorno dell’investimento che possa essere misurabile nel tempo;
al modello organizzativo e di gestione di questa tipologia di infrastrutture, che deve necessariamente essere il più possibile semplificato e soprattutto ‘cheap’;
alla possibilità che le norme europee sulla concorrenza consentano alle pubbliche amministrazioni partecipi di società aeroportuali minori di sussidiare, sia pure con modalità controllate, investimenti e gestione, a fronte di un documentato interesse economico generale per territorio, imprese e cittadini.

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