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Italia, la spending review taglia anche sulla nutrizione artificiale dei malati

Gli effetti della spending review “si vedono già negli ospedali, in cui si rischia di lasciare ‘affamate’ le persone che necessitano di nutrizione artificiale”. A lanciare l’allarme all’Adnkronos Salute é Lucio Lucchin, presidente dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), intervenuto oggi a Firenze in occasione dell’apertura del 20esimo Congresso nazionale dell’Adi.
“Questi alimenti, che per noi non sono tali – prosegue Lucchin – sono stati depennati nella spending review di una certa percentuale. Tanto che ora, in moltissime realtà, già cominciano a non esserci le risorse per arrivare alla fine dell’anno”. Il pericolo è grande e secondo il presidente dell’Adi “bisogna fare chiarezza. I ministri – conclude – devono rendersi conto che la nutrizione artificiale è una forma di terapia e non un semplice supporto nutrizionale”.
Fino a sabato gli esperti discuteranno su varie tematiche, tra cui i rischi della professione, “su cui c’e’ grande confusione”, dice Lucchin, presidente dell’Adi.
“Si continuano ad aggiungere titoli di studio – osserva Lucchin – e cosi’ facendo si crea solamente tanta confusione. Ci si dimentica, ad esempio, che il dietologo e’ uno specialista che ha comunque una laurea in medicina”. Invece “si continuano a creare professioni alternative che confondono ulteriormente i cittadini, visto che spesso le prescrizioni vengono anche effettuate da chi non ha i titoli per farlo”. Secondo Lucchin le responsabilta’ vanno divise anche tra le universita’, “che non contribuiscono a fare chiarezza e promuovono corsi ambigui, probabilmente – conclude – con l’intento di fare cassa”.

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