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Italia: Irpef al 5% spinge le micro-imprese

Il Fisco scommette su chi sceglie di mettersi in proprio. Il nuovo regime dei minimi con la tassazione ridotta al 5% per cinque anni (o anche di più per chi non ha compiuto i 35 anni) apre le porte a chi ha deciso di avviare una mini-impresa o uno studio professionale. 
La circolare 17/E/2012 sul regime scattato dallo scorso 1º gennaio consente l’accesso all’agevolazione anche a tutta una serie di soggetti che hanno perso il lavoro a causa della difficile congiuntura economica o che hanno fatto esperienza da dipendente ma con contratti non stabili. La leva fiscale diventa così un impulso per tutti i contribuenti che optano per la strada del lavoro autonomo. Oltre alla tassazione sostitutiva, chi entrerà nel nuovo regime sarà esentato dal pagamento sia dell’Irap che dell’Iva e avrà un carico molto ridotto di adempimenti: per esempio, niente studi di settore, niente comunicazioni black list e niente spesometro.
Ma facciamo un passo indietro. Il regime dei minimi, che fino al 31 dicembre scorso prevedeva un prelievo fisso del 20%, è stato ridisegnato dal Dl 98/2011 (articolo 27). Di fatto, è stato limitato l’accesso a fronte di uno sconto sostanzioso dell’imposta. In base alle dichiarazioni dei redditi 2011, infatti, i contribuenti che avevano aderito al regime erano 717.516: circa quattro su dieci (37,3%) sono concentrati nel settore delle attività professionali, più indietro invece commercio (11,4%) e costruzioni (10,5%). Ma, come ha ipotizzato la relazione tecnica al Dl 98/2011, solo il 4% sarebbe riconfermato: in pratica un esodo di quasi 690mila contribuenti (anche se la percentuale era stata stimata sulle cifre delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2009).
Questo perché il regime rivisto e corretto la scorsa estate è riservato alle nuove imprese o a quelle che hanno iniziato dal 2008 in poi. E soprattutto prevede tre “barriere” forti: il contribuente non deve aver esercitato nei tre anni precedenti un lavoro autonomo (impresa, arte o professione) anche in forma associata; l’attività non deve costituire il proseguimento di un precedente impiego già svolto come autonomo o come dipendente, tranne i casi di pratica obbligatoria prevista, per esempio, per l’iscrizione agli ordini professionali; i ricavi della stessa attività svolta in precedenza da un altro soggetto non devono superare, nel primo anno agevolato, i 30mila euro. Tre barriere che si aggiungono alle condizioni già previste e da rispettare in corso d’opera, prime fra tutte il mancato superamento dei 30mila euro di ricavi o compensi nell’anno d’imposta e il contenimento delle spese per investimenti in 15mila euro nel triennio.
La circolare 17/E ha, però, allargato il campo per evitare di estromettere tutta una serie di contribuenti che hanno interesse e voglia di mettersi in gioco con una propria attività. Del resto, nei primi quattro mesi dell’anno sono comunque state aperte oltre 251mila partite Iva ed è ipotizzabile che molte di queste siano interessate al nuovo regime. Pertanto, secondo la linea delle Entrate, non scatta la preclusione all’accesso per chi apre una mini-impresa o uno studio e prima aveva lavorato nello stesso ambito con collaborazioni coordinate e continuative o contratti a termine. Occorre solo che i “vecchi” rapporti siano stati precari, cioè non siano durati per più di 18 mesi nell’arco del triennio precedente alla nuova vita lavorativa. Se questo limite fosse stato superato, bisognerà verificare che non ci sia una sostanziale continuità con il precedente impiego. Continuità che non c’è quando gli ambiti della nuova e della vecchia attività non sono omogenei fra loro.
Le aperture riguardano anche i lavoratori in mobilità o che hanno perso un’occupazione per cause indipendenti dalla loro volontà (come una crisi o una chiusura aziendale) e ora vogliono proseguire l’attività aprendo una partita Iva. Ma anche quanti hanno svolto solo prestazioni occasionali l’anno prima o sono andati in pensione e hanno deciso di continuare a fare da “soli” quello di cui si occupavano prima come dipendenti. (Fonte: Il Sole 24 Ore)

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