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Italia – Iran. Ministro Guidi: “Occasioni di business per le nostre imprese dal petrolio alla moda”

“Mi sembra un’occasione straordinaria per partecipare al rilancio di un Paese grande, con una popolazione giovane e colta, un mercato che offre grandissime potenzialità”. Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico, ha partecipato personalmente ieri alla firma dei contratti sottoscritti dalle aziende italiane con le controparti venute da Teheran: i 4 miliardi per il gasdotto da 1800 chilometri della Saipem, i 2 miliardi per la siderurgia della Danieli, i 400 milioni per i 20 aerei Atr della Finmeccanica, i 4 miliardi per strade e ferrovie del gruppo Gavio, l’accordo per la partecipazione delle Fs al raddoppio della rete ferroviaria, e così via. In una intervista rilasciata a Repubblica, che vi riportiamo, espone quali sono le prospettive per i rapporti tra Iran e Italia.

Si arriverà ai 17 miliardi previsti?
“Secondo me si può andare anche al di là. Molti contratti e memorandum d’intesa sono aperti, ovvero suscettibili di incremento: le pipeline della Saipem per esempio possono salire a 5 miliardi. Dipende tutto dall’evolversi della situazione economica nel Paese e dai rapporti che si instaurano con il committente locale. Un punto sul quale noi italiani siamo favoriti dall’esistenza di antiche e sicure condizioni di amicizia, comprensione e collaborazione”.

Se è per questo, nella sede della National Iranian Oil Company c’è il ritratto di Mattei, eppure l’Eni è la più cauta.
“È una valutazione oggettiva della situazione sul mercato petrolifero, comune a tutte le major del mondo. Sicuramente gli iraniani stanno approntando modelli contrattuali nel settore molto attraenti, superando le vecchie formule in favore di una più equa ripartizione di investimenti e profitti. È un processo che era partito già prima della crisi dei prezzi e ora conosce un’accelerazione perché coincide con la loro volontà di estendere in ogni caso la produzione. Non dimentichiamo che oltre all’estrazione c’è il grande settore delle infrastrutture energetiche”.

Le sanzioni lasciano uno strascico o siamo davvero al “libera tutti”?
“Direi che per i settori di maggior interesse per noi, che corrispondono all’esigenza iraniana di ammodernare il settore industriale nonché ad altrettante punte di eccellenza italiana – grandi opere, energia rinnovabile, meccanica strumentale – non c’è più nessun vincolo. Così come liberi e promettenti sono comparti come l’alimentare e la moda/ design dove il Made in Italy non ha bisogno di presentazioni”.

E la Fiat, la grande incognita per la sua “doppia cittadinanza”?
“Lo stesso Marchionne ha confermato l’interesse. Si comincerà con i veicoli industriali e la componentistica, nulla impedisce ulteriori importanti sviluppi. Il fatto di essere per metà americani non costituisce più alcun problema”.

Lei andò a Teheran in agosto con il ministro Gentiloni: rispetto ad allora qual è l’atteggiamento iraniano?
“Se possibile quello di una ancor maggior motivazione e decisione. Vede, in particolare negli ultimi dieci anni è come se sul Paese fosse calata una cortina fumogena che l’ha escluso dai rinnovamenti tecnologici, straordinari in molti settori. Ecco, proprio qui ci chiedono aiuto: vogliono importare il know-how italiano, dalle energie rinnovabili

fino alle case di cura. I loro medici sono molto preparati, però vogliono aggiornarsi sugli ultimi sviluppi della telemedicina e della tecnica chirugica, così come i tecnici urbanistici vogliono capire le città intelligenti. E noi italiani siamo lì per questo”.

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