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Italia, infrastrutture: non farle è costato 24 mld

 

Oltre 300 miliardi di euro sono i “Costi del Non Fare” infrastrutture che il paese potrà sostenere dal 2012 al 2024. Mentre ammontano a 24 miliardi di euro i “Costi del Non Aver Fatto” già sostenuti nel triennio 2009-2011

a causa delle mancate realizzazioni nei settori energia, rifiuti, autostrade, ferrovie e idrico. Il sesto rapporto dell’Osservatorio “I Costi del Non Fare” diretto da Andrea Gilardoni evidenzia i “colli di bottiglia” del Sistema Italia per quanto riguarda le opere infrastrutturali: alcune importanti realizzazioni sono state finite nel 2009 e in parte nel 2010 (il termovalorizzatore di Acerra, la centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord, il cavidotto sottomarino Sapei), poi “il crollo nel 2011 con 15,5 miliardi di euro di costi”, spiega il rapporto che mostra tuttavia come le realizzazioni del triennio hanno, comunque, permesso di evitare oltre 50 miliardi di spese maggiori. “Qualcuno dice che le infrastrutture non sono poi così importanti; io penso invece che siano fondamentali per rilanciare la competitività, per garantire il benessere sociale, per determinare impatti positivi sull’ambiente, per accrescere la attrattività del Paese, per favorire lo sviluppo tecnologico e industriale – ha spiegato Gilardoni -. Da sole, certo, non ci consentiranno di superare la crisi ma costituiscono un tassello essenziale per innescare un processo virtuoso di crescita e di rilancio del Paese”.

“La nostra proposta per il nuovo Governo – ha continuato – poggia su quattro pilastri che oggi sono solo in parte adeguatamente strutturati: una accurata scelta delle opere prioritarie per generare significativi benefici per il Paese; la ridefinizione degli iter procedurali per semplificare e velocizzare la realizzazione; la formulazione di approcci più ‘democratici’, aperti alla partecipazione di tutti gli stakeholder e in particolare dei cittadini; l’utilizzo razionale delle risorse finanziarie e la capacità di attrarre le risorse private”. Secondo quanto emerge dal rapporto sui “Costi del Non Fare”, nel settore energetico le realizzazioni di impianti di produzione ed elettrodotti hanno compensato l’immobilismo dei rigassificatori evidenziando Benefici dell’Aver Fatto (mancati costi) per oltre 6 miliardi di euro. Male tuttavia il settore rifiuti con costi pari a 1,7 miliardi, contenuti solo grazie alla realizzazione del termovalorizzatore di Acerra nel 2009.
Le autostrade si aggiudicano, invece, la maglia nera delle infrastrutture: in soli tre anni oltre 13 miliardi di costi a carico della collettività. Diversamente, il settore delle ferrovie è stato quello più positivo con oltre 27 miliardi di benefici a fronte di “solo” 4 miliardi di costi a causa delle mancate realizzazioni nelle ferrovie convenzionali. Molto male anche il settore idrico con oltre 4 miliardi di euro di costi a fronte di 1,2 miliardi di benefici a causa di reti idriche obsolete e depuratori inefficienti. I dati dell’Osservatorio evidenziano, in sostanza, come sia “necessaria e improcrastinabile una riforma che rilanci lo sviluppo infrastrutturale del Paese”. I provvedimenti relativi alle infrastrutture contenuti nella Legge di stabilità e nel maxiemendamento di recente approvazione, sottolinea la nota dell’Osservatorio “hanno deluso le aspettative e difficilmente potranno dare l’impulso di cui il settore ha urgente bisogno”. Tra le proposte formulate una “ridefinizione” delle competenze di Stato, Regioni ed Enti Locali, la restrizione del concetto di opera strategica, la riorganizzazione degli iter procedurali.

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