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Italia. Incentivi per assumere giovani e donne: ecco i perché del flop

Ve lo ricordate l’incentivo introdotto dal decreto «Salva Italia» del dicembre 2011 dell’allora governo Monti per favorire l’occupazione di giovani e donne? Era una misura d’emergenza, vista la forte crisi in atto, ma sostanziosa: si concretizzava in uno sgravio pari a 12mila euro per ogni trasformazione o stabilizzazione a tempo indeterminato e a 3mila euro per ogni assunzione a termine di durata non inferiore a 12 mesi.

Venne però attuato con quasi un anno di ritardo (con il Dm 5 ottobre 2012); e prevedendo procedure complesse (presentazione della domanda e autorizzazione successiva all’assunzione). Risultato? Si rivelò presto un “flop”: dal 2012 al 2013 la spesa per questo incentivo è scesa da 196 milioni di euro ad appena 56 milioni, come rileva lo studio «Spesa per le politiche occupazionali e del lavoro» appena pubblicato dal dicastero guidato da Giuliano Poletti.

Gli sgravi Fornero
Non ha avuto miglior sorte neppure l’incentivo introdotto dalla legge Fornero, la n. 92 del 2012, che prevedeva, a partire dal 1° gennaio 2013, sgravi contributivi con riduzione al 50% dei contributi Inps per 12 o 18 mesi per l’assunzione di lavoratori over50 disoccupati da 12 mesi e donne di qualsiasi età prive d’impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi o da almeno sei mesi ma residenti in aree svantaggiate oppure con una professione o appartenenti a un settore economico caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere.

Insomma, una serie di “condizioni” per l’accesso al beneficio, condite poi da un meccanismo attuativo piuttosto burocratico che richiedeva, anche qui, una decretazione attuativa e una domanda di concessione (comunque da autorizzare). Senza considerare, inoltre, la maggiore limitazione nella considerazione dello status di disoccupato operato sempre dalla legge 92. La riforma Fornero è datata giugno 2012: alla fine di quell’anno quanti soldi sono stati spesi per questi sgravi? Appena 4,4 milioni di euro.

Certo, il contesto economico dell’Italia in quegli anni era di assoluta emergenza: ma regole complicate e misure “selettive”, pur se varate nel condivisibile tentativo di agevolare le imprese ad assumere stabilmente determinate categorie di lavoratori, non hanno raggiunto lo scopo. Questo perché «le aziende, soprattutto le Pmi sono frenate da norme e procedure troppo complicate – spiega l’economista del Lavoro, Carlo Dell’Aringa -. Criteri come “l’occupazione aggiuntiva” o la “disoccupazione da una certa data” disorientano. E finiscono per scoraggiare i datori, anche di fronte a incentivi sostanziosi».

L’incentivo Giovannini
È stato questo il caso della misura contenuta del Dl n. 76 del 2013 con il quale il governo Letta ha deciso di introdurre, fino al 30 giugno 2015, un bonus per la stabilizzazione di giovani under30 in situazioni di particolare svantaggio o privi di lavoro da almeno sei mesi e/o privi di diploma di scuola media superiore o professionale (l’incentivo riconosciuto era pari a un terzo della retribuzione lorda imponibile a fini previdenziali, con il limite di 650 euro al mese per lavoratore per un massimo di 18 mesi).

da www.ilsole24ore.it

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