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Italia. Imprese, Unioncamere: 3.200 start-up innovative, in forte aumento

Sono ormai piu’ di 3.200 le startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese e aumentano a una velocita’ esponenziale. Secondi i dati delle Camere di commercio e da un’indagine promossa da Unioncamere e Ministero del Lavoro, sono diffuse su tutto il territorio: da Milano (470), a Roma (270) e Torino (174), da Trento a Napoli (in entrambi i casi 96). Il Nord Ovest e’ l’area che ospita il maggior numero (in particolare la Lombardia e Milano), seguito dal Nord Est (con buone performance dell’Emilia Romagna e, a livello provinciale, di Trento). Significativo e degno di attenzione e’ pero’ il contributo fornito dal Mezzogiorno, di poco inferiore a quello del Nord Est e pari a quello del Centro.

Le start up innovative sono state ideate dal legislatore nel 2012: nel 2013 hanno sfiorato le 1.300 unita’ e hanno avuto un ulteriore boom nel 2014, quando ben 1.829 imprese con le caratteristiche di alto valore tecnologico hanno aperto i battenti. Oltre tre quarti e’ attivo nel settore dei servizi, poco piu’ del 18% nell’industria e il 4% nel commercio. Piu’ nel dettaglio, quattro imprese su 10 operano nelle attivita’ terziarie piu’ fortemente legate alle nuove tecnologie (produzione di software, consulenza informatica e servizi di informazione), mentre una quota del 16,7% si occupa di ricerca&sviluppo. All’interno del settore manifatturiero, la prevalenza va all’Ict, ossia a quei comparti che sviluppano la parte hardware (fabbricazione di computer) e le altre tecnologie di base (strumentazioni elettriche ed elettroniche). Stentano ancora a decollare l’energia e il sociale, due campi che il legislatore ha privilegiato riservando loro ulteriori incentivi. Le start up energetiche – intendendo quelle imprese che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico – pesano infatti poco piu’ del 12% (388 unita’), mentre quelle a vocazione sociale costituiscono circa il 3% del totale.

L’analisi Unioncamere-Swg descrive un microcosmo giovane, dinamico, che rischia in proprio. Tre su 4, infatti, hanno la ferma intenzione di accrescere il proprio personale nel corso del 2015. Lo cercano, pero’, di profilo altamente qualificato, prevalentemente con formazione ingegneristica e scientifica, e gia’ sanno che, in 6 casi su 10, avranno enormi difficolta’ a trovare la persona giusta. Per continuare a stare sul mercato e svilupparsi sono consapevoli di non poter smettere di innovare: l’88% delle startup ha gia’ deciso di mettere in campo nuovi investimenti entro la fine del 2015, essenzialmente per la realizzazione di nuovi prodotti o servizi a elevato contenuto tecnologico. Ma per portare a compimento questa intenzione hanno bisogno di denaro. E questo rappresenta senza dubbio uno scoglio per la gran parte di queste imprese, che gia’ al loro avvio hanno segnalato, tra le principali difficolta’ incontrate, proprio la mancanza di capitale necessario (35%) e la difficolta’ di ottenere credito dalle banche (31%), oltre, pero’, a una eccessiva lentezza e complessita’ delle procedure amministrative (42%). Quindi, fra quelle che, superata la fase di avvio, intendono investire in nuovi e funzionali prodotti e servizi per reggere le richieste del mercato, 4 su 10 hanno gia’ deciso di avvalersi di risorse proprie, circa un terzo invece confida prevalentemente nei finanziamenti pubblici, il 27% nell’ingresso nel proprio capitale di business angel o societa’ di venture capital, un altro 26% punta sui prestiti bancari e il 24% e’ pronto ad aprire l’impresa a nuovi soci. Solo il 14% invece proverebbe a farsi finanziare da altre “persone” attraverso un sistema di crowdfounding. Questo accade anche perche’ si tratta di iniziative imprenditoriali per le quali non c’e’ certo bisogno di grandi capitali, quantomeno in fase di avvio: 6 su 10 hanno dato vita alla propria idea di impresa avvalendosi di un finanziamento iniziale di massimo 50mila euro e nel 2014 il 40% ha fatturato 25mila euro, il 15% 26-50mila euro e un ulteriore 25% tra i 51 e i 250mila euro. Ciononostante, l’orizzonte di riferimento commerciale delle startup innovative risulta relativamente ampio. Il 23% e’ attivo principalmente sul mercato internazionale (si sfiora pero’ un terzo del totale nel caso delle start-up manifatturiere) e il 34% su tutto il territorio nazionale, mentre, all’opposto, appare contenuta (30%) la quota delle start-up che si muovono soprattutto sul mercato “di prossimita’” (provinciale o regionale). (AGI) (AGI) – Roma, 16 feb. – Pur riconoscendo il permanere di difficolta’ oggettive nel sistema economico italiano, le startup continuano quindi a rappresentare un importante elemento di innovazione e a possedere un significativo potenziale occupazionale, che, per essere pienamente sfruttato, ha pero’ bisogno di un accesso piu’ diretto ed efficace alle leve finanziarie (pubbliche e private) necessarie per consentire il salto di qualita’ e la loro stabilizzazione sul mercato.

“Le Camere di commercio svolgono un ruolo fondamentale per favorire la diffusione dell’innovazione e la nascita e consolidamento delle imprese innovative”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Occorre intervenire con un approccio improntato alla semplificazione (utilizzando al meglio le norme e le strutture efficienti che gia’ esistono) e alla sostenibilita’ economica nel tempo, anche per il bilancio pubblico, delle misure affinche’ possano diventare strutturali”. Pur riconoscendo il permanere di difficolta’ oggettive nel sistema economico italiano, le startup continuano quindi a rappresentare un importante elemento di innovazione e a possedere un significativo potenziale occupazionale, che, per essere pienamente sfruttato, ha pero’ bisogno di un accesso piu’ diretto ed efficace alle leve finanziarie (pubbliche e private) necessarie per consentire il salto di qualita’ e la loro stabilizzazione sul mercato.

“Le Camere di commercio svolgono un ruolo fondamentale per favorire la diffusione dell’innovazione e la nascita e consolidamento delle imprese innovative”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Occorre intervenire con un approccio improntato alla semplificazione (utilizzando al meglio le norme e le strutture efficienti che gia’ esistono) e alla sostenibilita’ economica nel tempo, anche per il bilancio pubblico, delle misure affinche’ possano diventare strutturali”.

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