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Italia. Imprese: regge il made in Italy, giù i servizi. In calo gli occupati

Bene le imprese manifatturiere sia di medie che di grandi dimensioni, in difficolta’ le imprese pubbliche e quelle del terziario; funziona sempre il made in Italy, diminuisce l’occupazione, in particolare degli operai. Questa la fotografia del 2014 scattata dall’Ufficio studi di Mediobanca che analizza nell’indagine sui ‘Dati cumulativi’ l’aggregato di 2055 societa’ industriali e terziarie, per le sole attivita’ italiane, escluse quindi quelle delle controllate estere. Una tendenza, si fa notare, che dovrebbe proseguire anche nel 2015, con la manifattura in crescita e i servizi in sofferenza. L’anno e’ dunque terminato con una diminuzione delle vendite complessiva del 2,2%: nel dettaglio, la manifattura segna un +1,1%, con il boom delle imprese di maggiori dimensioni (+4,8%), il terziario -2%; le imprese private -1%, quelle pubbliche -5,7%, per le difficolta’ del settore energetico. In luce le costruzioni (+6,1%) per il boom dei grandi contractor di infrastrutture, su i trasporti (+2,1%) spinti dai noli navali.Per tutti gli aggregati considerati la costante e’ il buon andamento dell’export (+2,2% complessivo per le 2055 aziende) e il calo del mercato interno (-4,3%). Allargando l’esame alla crisi del 2008, si nota che solo le medie imprese sono tornate ai livelli precedenti (+3,4% il fatturato nel periodo 2008-2014), e tra i vari settori il migliore e’ quello della pelle e cuoio (+33,6% del fatturato) tipica espressione del made in Italy, poi il +26,8% delle costruzioni e il +21,7% del conserviero e il +17,5% delle ‘local utilities’. Giu’ le tlc (-24,1%), gli elettrodomestici (-20%), le tv (-13,6%), il petrolifero (-12%).
Quanto alla redditivita’, l’Ufficio studi di Mediobanca segna nel 2014 segna un aumento del margine operativo netto nel totale, con un +2,5%, in particolare con un +23,3% della manifattura. Qui anche le imprese pubbliche danno il loro contributo, con un +23,8%. Dal 2008 a oggi pero’ i margini sono ancora molto deboli, con un calo del 25,5%. Solo le medie imprese (-0,7%) e il made in Italy (-1,6%) si sono riportati a quei livelli.
Il capitolo occupazione vede come sempre registrare una riduzione della forza lavoro, pari al -1,1%, che diventa -5,8% dal 2008. Sempre dal 2008 a pagare maggiormente il conto sono gli operai, con un calo del 2,5%, meno gli impiegati, giu’ del 2,5%. La manifattura ha tagliato le tute blu del 12,3%, impiegati e quadri crescono nelle medie imprese (+6,6%) e nel made in Italy (+6,6%). Il potere d’acquisto cade del 2,3% dal 2006 per l’aggregato (+1% la manifattura, +4,9% le medie imprese).
Infine, gli investimenti: nel 2014 sono segnalati in aumento del 9,1%, con un +12,1% delle pubbliche e +7,5% delle private, anche se dal 2008 il numero indice mostra un calo del 24%. La competitivita’ a sua volta e’ del 12% inferiore al massimo toccato nel 2007, ma in risalita (+5,2%) per la prima volta dal 2010, grazie all’aumento della produttivita’ (+6,4%) superiore alla crescita del costo del lavoro (+1,7%).
Da notare il ruolo sempre piu’ defilato delle banche. Tra il 2012 e i l2014 il debito finanziario dell’aggregato di 2055 imprese cala di 11,2 miliardi, lo stock bancario scende di 15,8 miliardi e rappresenta il 29,1% del debito, contro il 37,1% del 2005. Per trovare i capitali le imprese hanno fatto ricorso alle obbligazioni (+9,7 miliardi).

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