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Italia: il pozzo senza fondo dei giornali

I giornali sono destinati a scomparire. Nel frattempo vivono ancora a spese nostre grazie a contributi diretti e indiretti.
Sono il megafono dei partiti e delle aree di appartenenza. Li paghiamo per farci prendere per il culo. In questi anni, dal V2 Day di Torino, c’è stato qualche progresso. Ricevono meno soldi.
E’ necessario fare un passo definitivo ed eliminare QUALUNQUE contributo diretto e indiretto (“i quotidiani pagano il 4% di Iva e non il 20% come tutti i mortali…” Lopez).E’ intollerabile chiudere le fabbriche e finanziare i quotidiani. E’ comunque solo una questione di tempo, che in questo caso è galantuomo. L’informazione si sta spostando in Rete e i giornali assomigliano ormai a un reperto archeologico.
Intervista a Beppe Lopez, autore di “La casta dei giornali”
Contributi indiretti
Salve amici del blog di Beppe Grillo, sono Beppe Lopez, qualcuno di voi mi conosce già perché sono l’autore della “La casta dei giornali” in cui abbiamo denunciato tutti i contributi pubblici all’editoria, soprattutto per quanto riguarda truffe, trucchi etc.,Sono qui, questo è Palazzo Chigi, come sapete qui è la sede del dipartimento per l’editoria, esattamente la postazione pubblica da cui sono stati gestiti questi soldi.
Ricordo che nell’anno in cui è uscito questo libro, questo dipartimento aveva dato ai giornali assistiti una cosa come 700 milioni di Euro, Tremonti ha prima dimezzato in qualche maniera questi contributi ai giornali, Monti li ha quasi annullati in un primo momento, adesso stanno tentando di recuperare un po’ di contributi, come al solito sono in azione quelle che si chiamano le lobby del settore per cercare di convincere anche i tecnici che i giornali hanno bisogno di contributi, naturalmente la ragione più importante, è perché altrimenti i giornali senza questi contributi, i giornali esistenti che da 20 anni godono di questi contributi.
Oggi quello che è certo, ho preso alcuni dati, che oggi Monti ha ridotto un esborso annuale che ai tempi d’oro era arrivato a 700 milioni di Euro l’anno e si è pian, piano ridotto a 170 milioni. Recentemente, lo ha ridotto a 53,5 milioni l’anno, però pare che attraverso altre voci del bilancio, si dovrebbe arrivare a 120 milioni circa, quindi il discorso dei contributi si ripropone e si ripropone anche il discorso non tanto della riforma, quanto del disboscamento di questo elenco infinito di privilegi assolutamente assurdi e spesso truffaldini. Sapete che questi soldi sono dati a partiti che non esistono, a finti movimenti, movimenti che non esistono, finte cooperative. Per dirne una parliamo dei giornali di partito che sono quelli di cui si parla maggiormente. Non ci sono più di due testate che facciano riferimento a giornali di un partito vero e proprio. Il più importante giornale è L’Unità. L’Unità come Il Secolo, come altri giornali cosiddetti di partito sono proprietà private e non hanno più gruppi di partito di riferimento, gli unici rimasti in campo sono la Padania e Liberazione che peraltro non ha più il partito in Parlamento, ma i problemi ancora più importanti sono nel campo dei finti movimenti politici o delle finte cooperative. Recentemente ci sono stati degli scandali, l’intervento della magistratura, ha coinvolto Ciarrapico, questo Senatore di Forza Italia, vecchio andreottiano che è risultato avere due case editrici e due giornali, quindi prendeva un doppio contributo che è vietato dalla legge che istituisce questi contributi.
Ma il capitolo più importante di questi contributi non riguardano né le cooperative, né i partiti, né i movimenti, riguardano i contributi indiretti che vanno ai più importanti gruppi editoriali italiani. Fino a qualche anno fa, e lo documentava il mio libro, la Rcs prendeva credo 19 milioni di Euro, Mondadori 29 milioni di Euro, così Repubblica, “Il Sole 24 ore” etc., adesso qual è la situazione? Abbiamo detto che Monti ha tagliato i contributi diretti, tagli che si sono aggiunti a quelli fatti da Tremonti, per cui alla fine quest’anno forse i giornali di partito, movimento etc., avranno in tutto qualcosa come 120 milioni.
Per quanto riguarda i contributi indiretti, purtroppo il calcolo è da fare perché tutti quanti ci siamo interessati molto a quegli altri contributi, quelli diretti e mai troppo il maniera particolareggiata quelli indiretti. Cosa rimane in campo? Per cominciare la questione dell’Iva. Sapete che i quotidiani pagano il 4% di Iva e non il 20% come tutti i mortali, ma non solo i quotidiani, ma anche i prodotti collaterali, i libri, le merendine, gli occhialini da sole, i profumini. Questo è un introito straordinario, un mancato esborso straordinario per i grandi gruppi editoriali. Poi c’è il credito agevolato per le ristrutturazioni, su questo non vi so dare una cifra, il credito per la carta è stato ridotto quest’anno a 30 milioni, quindi quest’anno ci saranno 30 milioni per la carta su una richiesta di 80, però si dovranno accontentare, poi ci sono le agevolazioni telefoniche, si dovranno accontentare di 35 milioni quest’anno, poi c’è il contributo per le teletrasmissioni dei giornali all’estero, non vi so dire in questo momento quanto costa.
Per quanto riguarda le agevolazioni tariffarie postali, lì è stato superato in una qualche maniera, adesso le Poste guadagneranno di meno e gli editori pagheranno quello che pagavano prima, con lo Stato che pagherà di meno, ma questo è un discorso molto complicato che faremo poi a parte.
Sì ai contributi statali con criteri specifici
Ci sono ancora le agevolazioni per l’energia elettrica, siamo di fronte però a un’occasione storica, adesso finalmente possiamo fare ciò che si sarebbe fatto se si fossero aboliti i contributi come voleva Grillo o voleva anche Di Pietro, perché si può ricominciare, però chiedendosi innanzitutto se e in quale entità lo Stato deve intervenire per aiutare i giornali. Chiaramente è un problema insidiosissimo, i contributi vanno dati perché probabilmente c’è un’esigenza di controbilanciare la fortissima spinta commerciale dell’informazione, questa è una realtà che c’è molto in America e un po’ meno in Italia ma comincia a esserci, però affinché non ci sia il cosiddetto pensiero unico c’è bisogno di testate indipendenti. Per agevolare queste testate, che non possono accedere al mercato pubblicitario così come i grandi gruppi editoriali, un piccolo aiuto dello Stato ci può essere, però con alcuni criteri specifici: 1) i contributi vanno dati a giornali e cooperative no profit; 2) questi contributi vanno dati per promuovere nuove iniziative, agevolare nuove iniziative e non come adesso, esattamente l’opposto per consolidare iniziative preesistenti; 3) e mi dispiace per tutti gli amici che sono anche impegnati in cooperative autorevoli, questi contributi vanno dati a tempo, come tutti gli interventi pubblici in campo economico e a maggior ragione in un campo così delicato dal punto di vista democratico come l’informazione. L’intervento è a tempo, ti aiuto i primi 2/3 anni al massimo, ma poi devi andare avanti con le tue gambe, perché se non vai con le tue gambe e sei un assistito a vita, sei assistito da chi ti dà i quattrini, in questo caso il potere e non esiste ovviamente giornale indipendente se questo giornale è finanziato dal potere.
Da il blog di Beppe Grillo

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