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Italia: i numeri del crac siciliano

Privilegi per la vita. Ma anche dopo. Perché oltre ai 19.685 euro lordi che ogni mese arrivano nelle tasche dei consiglieri- che fra di loro si chiamano addirittura ‘onorevoli’ -, la Regione prevede 5 mila euro di ‘bonus’ per le spese funerarie. Si sa mai dovessero servire mentre si tiene stretta la poltrona a Palazzo dei Normanni. La Sicilia è un esempio unico in Italia. E, a quanto dicono i numeri, per nulla virtuoso. 
LE SPESE FOLLI DELL’ASSEMBLEA REGIONALE. L’allarme arriva dalla Corte dei Conti che ha rendicontato tutte le spese folli dell’Assemblea regionale sicilana che ora hanno portato l’isola sull’orlo del default. Un crac che, esattamente come quello greco, cova da tanto ed è frutto di una serie di numeri decisamente sopra le righe.
LE RASSICURAZIONI DI RUSSO E ARMAO. Il vicepresidente della Regione Massimo Russo e l’assessore al Bilancio Gaetano Armao continuano però a ripetere che la regione non è a rischio collasso. E non vogliono dare adito all’allarmismo che si è scatenato dopo la richiesta di chiarimento del premier Mario Monti sulle dimissioni del governatore siciliano Lombardo. 
I privilegi: in pensione dopo 25 anni di servizio
Di certo, però, i conti non sembrano dare loro ragione. Un esercito di dirigenti (192), 1.382 addetti alla presidenza della Regione, 17.995 dipendenti che, comprese le controllate, le sedi distaccate e i contratti a tempo, lievitano a 28.796. 
SANITÀ: 3.200 ADDETTI SOLO PER IL 118. Ma gli sprechi in Siclia non sono solo sui numeri, ma anche sulle regole che segnano vere e proprie eccezioni. Come quella che solo sull’isola, fino a pochi mesi fa, permetteva a qualsiasi dipendente dell’amministrazione che avesse un parente da assistere, di andare in pensione dopo solo 25 anni di servizio. Una via di fuga che nel 2011 è stata scelta da ben 500 dipendenti. 
Non meno significativi sono i costi della sanità, un comparto dove solo il 118 costa 10 milioni di euro all’anno e conta in totale 3.200 addetti:  il doppio di quelli che, per esempio, conta la Regione Piemonte. 
LA VORAGINE DA 5 MILIARDI DI EURO. Una lista quasi infinita di sperperi che hanno portato a un indebitamento di 5 miliardi di euro e 15 miliardi di entrate probabilmente mai esigibili. Il leader di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, ha parlato addirittura di veri e propri falsi in bilancio. «Penso ai famigerati cantieri di lavoro che hanno dato una mancia a 20 mila persone per un mese o due», ha detto Lo Bello, spiegando che la Regione anticipava i soldi iscrivendo a bilancio un credito versi i fondi Fas. «Fondi che non ci sono più e che non avrà mai».
I 600 MILIONI DI EURO DELL’UE CONGELATI. E infatti anche quello dei Fondi europei è un altro tasto dolente che in questi giorni si aggiunge alla ‘lista nera’ della mala gestione siciliana. Con una lettera inviata alla Regione Sicilia, infatti, il commissario Ue per gli affari regionali, l’austriaco Johannes Hahn, ha da poco bloccato 600 milioni di euro per le «gravi carenze» nei sistemi di controllo riscontrate dalle missioni della Commissione in Sicilia a fine 2011. In buona sostanza Bruxelles non riesce a capire che fine abbiano fatto quei soldi e come sono stati investiti. E ora la Regione (o meglio l’Italia) è chiamata a rispondere concretamente. Altrimenti i fondi, per ora solo congelati, verranno revocati definitivamente.
Il pressing di Monti su Lombardo
Una situazione che viene da molto lontano e che non può essere solo circoscritta alla “gestione Lombardo”, il presidente regionale a cui Monti ha chiesto la conferma delle dimissioni che lui stesso aveva annunciato entro fine luglio.
Gli sprechi andavano avanti da anni, camuffati sempre da esigenze stringtenti o confusi nel marasma di burocrazia che un ente regionale deve smaltire quotidianamente. Certo, però, qualcosa ultimamente era stato fatto. Come la stabilizzazione i ben 4.857 precari del 2011. 
IL FANTASMA DEL COMMISSARIAMENTO. Forse anche per questo all’ombra di Palermo ora si agita il fantasma del commissariamento. E i funzionari regionali, da sempre sicuri di sedere su una poltrona tanto comoda quanto sicura, iniziano a sentirsi tremare la terra sotto i piedi. E forse temono davvero un po’ la fine di Atene, che aveva fatto i conti senza l’oste e si è trova ora bacchettata dai rigidi commissari della Troika.
Da Lettera43

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