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Italia: i nostri ministri e i loro paradisi fiscali

Dure contestazioni dell’Agenzia delle Entrate. Per gli ispettori della tasse l’azienda farmaceutica avrebbe spostato i profitti nelle casse di una consociata nel paradiso fiscale di Madeira. E intanto 570 lavoratori sono a rischio licenziamento.

Ricordate i dipendenti della Sigma Tau che hanno fermato il pullman della Roma calcio facendo scendere Francesco Totti? La ricerca di visibilità alla vertenza, dopo che l’azienda ha aperto la procedura di cassa integrazione per 569 dipendenti, era il frutto della rabbia e della disperazione di chi ha sempre contestato che i conti fossero in rosso e che l’azienda non potesse rilanciarsi seriamente. A confortare quella radiografia provvede ora il “Processo verbale di constatazione” che l’Agenzia delle Entrate ha redatto nella sede della società farmaceutica, la seconda per importanza in Italia, il 30 luglio 2010 e che è stata oggetto della trasmissione Presadiretta di Riccardo Iacona.(l’inchiesta è stata curata da Rebecca Samonà e Elena Stramentinoli). Un documento poderoso, 117 pagine, e nel quale gli ispettori del fisco contestano alla Sigma Tau una procedura di evasione fiscale non solo particolarmente sofisticata, per quanto comunemente diffusa, ma tale da pregiudicare i bilanci del gruppo e giustificare, così, la cassa integrazione.

La procedura sospetta si chiama “Transfer pricing” e consiste in un trasferimento illecito di valore da una società del gruppo a una consorella estera che pagherà le tasse al posto della prima. Ma se la consorella estera è collocata in un paradiso fiscale il guadagno è notevole. Sigma Tau è il secondo operatore farmaceutico in Italia e ha consociate in Francia, Svizzera, Olanda, Portogallo, Spagna, Germania, Regno Unito, India, Stati Uniti e Sudan. Insomma è un colosso che oltre a produrre direttamente i farmaci li commercializza in Italia e all’estero. Ma è proprio sugli affari realizzati con le consociate che si sono concentrati i riflettori degli ispettori fiscali. La consociata portoghese, Defiante, ha infatti sede nell’isola di Madeira, territorio portoghese anche se situato 900 chilometri più a sud nell’Oceano Atlantico, noto paradiso fiscale. Si tratta di una società che si occupa prevalentemente di acquistare licenze e brevetti per poi rivenderli.

Per la Defiante, la Sigma Tau ha svolto anche l’attività di produzione e rivendita di prodotti (il Bentelan o il Betnesol per esempio) assumendosi costi e rischi che sarebbero dovuti essere adeguatamente compensati. Gli ispettori si sono chiesti se “le determinazioni dei prezzi di trasferimento siano conformi alla normativa in materia di transfer pricing” stabilite dalla legge. La risposta è stata negativa perché secondo i verbalizzanti “la Sigma Tau avrebbe erroneamente quantificato (…) i componenti di reddito derivante dalle transazioni intercorse con diverse società appartenenti al medesimo Gruppo”. Facendo un confronto con società comparabili si scopre, ad esempio, che mentre il livello medio di profittabilità dell’attività in questione è del 6,6 per cento, la Sigma Tau nel 2007 subisce una perdita del 16, 1 per cento. “I prezzi di vendita applicati alla Defiante non permetterebbero di far fronte ai rilevanti costi di produzione” in contro tendenza rispetto ai risultati ottenuti con le altre consociate.

Facendo i raffronti con società analoghe e comparabili gli ispettori hanno quantificato in 11,55 milioni di euro i minori ricavi che la Sigma Tau ha contabilizzato in Italia evadendoli al fisco. I minori ricavi del 2007 sono già la metà delle denunciate da Sigma Tau nel 2010 pari a 20 milioni di euro. Defiante, inoltre, come mostrano gli approfondimenti fatti da Presadiretta moltiplica tra il 2000 e il 2010 il suo patrimonio netto portandolo da 31 a 310 milioni di euro. Nello stesso periodo il patrimonio dell’azienda italiana, passa da 123 a 34 milioni di euro. Solo che a Madeira, sede della Defiante, praticamente non si pagano le tasse e solo recentemente sono state introdotte aliquote dell’ 1, 2 e 3 per cento. L’Iva, invece, è al 13 per cento, la più bassa d’Europa. In Italia, invece, Sigma Tau ha avviato una ristrutturazione pesante con la cassa integrazione e il ridimensionamento del centro di ricerca. “Che ne dice il governo e il ministro Passera?”, chiede Riccardo Iacona. Il caso vuole che Passera sia tirato in ballo in più aspetti.

Non solo perché come ministro è incaricato di gestire le crisi aziendali, ma anche per il suo passato da banchiere. È stata la “sua” Banca Intesa, infatti a finanziare, con 300 milioni di euro, l’acquisto delle attività statunitensi legate alle malattie rare della Enzon, acquisto che ai lavoratori è sembrato l’avvio di uno spostamento all’estero (negato decisamente dall’azienda). Banca Intesa possiede poi il 5 per cento di Sigma Tau Finanziaria Spa. Infine, il teatro di questa probabile “furbata” è il paradiso fiscale di Madeira lo stesso da cui (ne hanno scritto Mario Gerevini sul Corriere della Sera e Vittorio Malagutti sul Fatto Quotidiano) la famiglia Passera ha fatto rientrare una consistente liquidità, superiore a 10 milioni, parcheggiata in attesa di impieghi più redditizi.

Da Il Fatto Quotidiano del 19 febbraio 2012, aggiornato da redazione web alle 13,09 del 20 febbraio 2012

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

“Con riferimento all’articolo pubblicato su “il Fatto Quotidiano” il 19 febbraio 2012 a firma del Sig. Salvatore Cannavò, il gruppo Sigma-tau respinge totalmente la ricostruzione dallo stesso artatamente presentata al fine di collegare l’attuale cassa integrazione straordinaria di alcuni dipendenti con una presunta evasione in paradisi fiscali che certamente non esiste.

Contrariamente a quanto sostenuto in modo del tutto arbitrario nel citato articolo, infatti, Madeira non è assolutamente un c.d. “paradiso fiscale” tanto da non essere incluso nella lista dei paradisi fiscali predisposta dal Ministero delle Finanze (cfr. D.M. 21 novembre 2001). Il regime fiscale di favore di cui gode Madeira è temporaneo e autorizzato dalla Commissione Europea e costantemente monitorato da quest’ultima e, soprattutto, non garantisce forme di anonimato bensì un regolare scambio di informazioni con le autorità fiscali italiane.

Inoltre, come confermatoci dallo Studio Tributario e Societario Deloitte che assiste il Gruppo in relazione all’accertamento fiscale in oggetto, il processo verbale di constatazione redatto dall’Agenzia delle Entrate afferma che su Madeira sarebbe stato eventualmente spostato un reddito di 3,7 milioni di euro che se confrontato con il fatturato 2007 derivante dalla vendita di prodotti farmaceutici pari a circa 474 milioni di euro (e non a 20 come ancora una volta erroneamente affermato) ne rappresenterebbe appena lo 0,8%. La maggior parte della contestazione (pari a 7,8 milioni che rappresenta a sua volta appena l’1,6% del fatturato totale) riguarderebbe, dunque, l’eventuale spostamento di reddito in stati quali la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Spagna, l’Olanda e gli USA che certamente non possono essere considerati alla stregua di paradisi fiscali.

Non meno importante è poi considerare il fatto che la consociata di Madeira è controllata dal gruppo italiano e che, pertanto, gli utili da questa conseguiti possono o essere reinvestiti in attività industriali ovvero distribuiti alla controllante italiana e da questa, quindi, tassati in Italia. Da quanto sopra emerge in modo chiaro ed evidente che non vi è stata e non vi è alcuna architettura fiscale finalizzata all’evasione di imposte.

Il gruppo Sigma-tau, inoltre, ha sempre agito in un’ottica di trasparenza e di collaborazione con le autorità fiscali italiane tanto da aver predisposto un apposito studio sulle transazioni con le consociate estere fornendo tutte le informazioni e i dati ad esse relativi, ancor prima che questo fosse normativamente previsto.

Vale, infine, precisare che le contestazioni mosse dall’Agenzia delle Entrate sono basate su dati di natura statistica frutto di assunzioni e semplificazioni e che in quanto tali non possono certamente costituire una prova certa, bensì solo un’ipotesi che dovrà poi reggere in sede di contraddittorio e/o di giudizio.

Sigma-tau si rivarrà in ogni opportuna sede in difesa della propria onorabilità e diffida chiunque dal riportare tali fatti in maniera distorta”.

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Ufficio Stampa Gruppo sigma-tau

LA RISPOSTA DELL’AUTORE DELL’ARTICOLO

Prendiamo atto della precisazione che non smentisce l’articolo. Il collegamento tra la cassa integrazione di “alcuni” dipendenti (sono 569) e la presunta evasione viene fatta direttamente dai lavoratori, alcuni dei quali si sono potuti ascoltare nella trasmissione “Presa diretta” andata in onda su su Rai3 domenica scorsa. Per quanto riguarda la contestazione, il verbale dell’Agenzia delle Entrate, che abbiamo potuto leggere, prende in esame la singola attività della Sigma Tau. I 3,7 milioni sono proventi mancati dell’attività di Contract Manufacturing a cui aggiungere quelli relativi al Fully Fledged Manufacturing (6,9 milioni) e al Limited Scope Manufacturing (841 mila euro). Il “conto”, dunque, è di 11.554.540,00 di “proventi non dichiarati a fronte di operazioni di transfer pricing”, cioè per vendite a prezzi non congrui rispetto ai costi sostenuti. La cifra di 20 milioni di euro è relativa alla perdita dell’azienda del 2007 (non al fatturato) così come da comunicato dell’azienda stessa.

Quanto a Madeira ognuno decida di chiamare come vuole una località in cui la tassazione non esiste e che, in seguito a recente riforma, è stata portata all’1, 2 e 3 per cento. Madeira non è assolutamente un c.d. “paradiso fiscale” (arbitrario?)

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