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Italia: i 10 errori nell’emergenza maltempo

L’ITALIA era pronta ad affrontare l’emergenza neve? Sulla carta, sì. Dal momento in cui la Protezione civile ha emesso l’allerta meteo, la catena di comando doveva intervenire per prevenire il blocco delle infrastrutture vitali del paese (strade, autostrade, ferrovie, rete elettrica e servizi idrici) e mettere in moto la macchina dei soccorsi. Ma i mille disagi sofferti dagli italiani in questi giorni documentano la grande disorganizzazione dell’apparato statale, delle Regioni e dei comuni, di cui il caos vissuto a Roma è stata solo la conseguenza più chiara e rumorosa. Previsioni meteorologiche contraddittorie, piani antineve obsoleti, normative sulle calamità naturali lacunose. E ancora, insufficienza di mezzi di soccorso, condutture dell’acqua che si spaccano con il ghiaccio, treni fermi per ore a causa di una porta gelata, ritardi nel chiudere le strade colpite dalla bufera. Ecco cosa ha paralizzato l’Italia.

L’ALLERTA
Gli allarmi meteo diramati dalle Regioni non sono sempre chiari. L’allerta 2 (medio) dell’Emilia Romagna è diverso dallo stesso allerta lanciato in Liguria o Piemonte. “Sono poi troppo generici – spiega Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e responsabile Anci per la protezione civile – non è stato codificato il comportamento da tenere in caso di allerta uno, due o tre. Ognuno decide da sé. In base ai vari bollettini meteo, ci sono prefetture che si permettono di chiudere le scuole quando è il sindaco, e solo lui, a poterlo fare”. Emilia Romagna e Piemonte, inoltre, hanno un centro meteo autonomo che spesso confligge con le previsioni nazionali

LA CAPITALE
A Roma non ha funzionato niente. A partire dal sindaco Alemanno che giovedì scorso non ha capito in tempo il fatto che i 35 mm di pioggia previsti dalla Protezione Civile per il giorno dopo potevano, in caso di termometro sotto lo zero, diventare 35 centimetri di neve. Gli spargisale sono entrati in azione troppo in ritardo, quando ormai erano inutili. I mezzi spalaneve messi in campo erano troppo pochi e spesso sono rimasti inutilizzati perché bloccati dal traffico. Intasate le vie consolari di accesso alla città, gli automobilisti sono rimasti fermi per ore nella neve. Caos nella chiusura delle scuole: per eccesso di prudenza sono rimaste chiuse anche lunedì e ieri.

LE FERROVIE
Poche “scaldiglie” (impianti di riscaldamento degli scambi ferroviari), squadre di pulitori non sufficienti a coprire l’intera rete, porte dei convogli bloccate dal ghiaccio. Il piano neve delle Rete Ferroviaria italiana in molte zone è naufragato su piccoli dettagli. Le scaldiglie, ad esempio. Non ce ne sono abbastanza nel centro Nord, per cui non è stato garantito a pieno il servizio pendolari in Emilia e in Piemonte. Non sono previste al Sud, ad esempio in Sicilia e in Basilicata. E con gli scambi congelati, i treni non passano. Così si spiegano i 66 Eurocity e Intercity a lunga percorrenza cancellati ieri. C’è poi un problema di vegetazione: a Cassino 4 km di ferrovia sono stati bloccati perché gli alberi si erano piegati sulle rotaie.

LE STRADE
Negli ultimi giorni dalle case cantoniere dell’Anas sono partiti 3000 uomini e 2500 mezzi per la pulizia di 25 mila km di strada. Ma gli interventi non sono sempre stati efficaci. Sul Grande Raccordo Anulare di Roma, ad esempio, il sale sparso giovedì notte è stato sciolto dalla pioggia mattutina del venerdì, senza che venisse poi ripristinato. Quel giorno, quando è cominciata la grande nevicata, i mezzi Anas non sono entrati in funzione perché tir e auto senza catene, causa ghiaccio, si sono messi di traverso, bloccando il passaggio sulla corsia d’emergenza. In Abruzzo la chiusura della SS 690 è stata decisa in ritardo (alberi e tralicci finiti sulla carreggiata), decine di automobilisti sono rimasti bloccati.

LE AUTOSTRADE
Sulle autostrade è stato il caos, il coordinamento di Viabilità Italia del Viminale ha limitato i danni: chiusure temporanee, deviazioni, automobilisti fermi ai lati della carreggiata (ieri nevicava su oltre 1000 km di rete autostradale). La prima misura adottata dai gestori è stato il filtraggio ai caselli dei tir di stazza superiore alle 7,5 tonnellate, una misura che ha facilitato l’ingresso in carreggiata dei mezzi spargisale e spalaneve. L’effetto collaterale è stato l’intasamento delle strade provinciali con incolonnamenti di camion vicino agli svincoli. Sull’A24 Teramo-l’Aquila-Roma i cittadini accusano la Strada dei Parchi Spa di avere impiegato 28 ore per rimuovere la slavina di Carsoli, causandone la chiusura.

L’ELETTRICITA’
Il piano di emergenza della Rete elettrica, sulla carta, è inattaccabile. Prevede la predisposizione di gruppi elettrogeni supplementari nel caso di interruzione delle linee e rinforzo delle risorse (tecnici e operai) sul campo. Dovrebbe reggere anche di fronte a un’intensa nevicata. Non è andata così, e anche ieri l’Enel ha dichiarato che 12.680 forniture nel centro sud sono senza elettricità. È successo che manicotti di ghiaccio si sono formati attorno alle linee, causandone la rottura. Non solo, sui cavi sono caduti anche alberi d’alto fusto. Le squadre di intervento, con i mezzi leggeri a loro disposizione, non sono riuscite a raggiungere le aree di campagna invase dalla neve o con la viabilità intasata.

L’ACQUA
Ancora ieri c´erano quarantamila famiglie senza acqua a Genova, più di 22 mila utenze interrotte nel Lazio (luce e acqua), tubi che sono esplosi a Firenze. La spiegazione si trova sottoterra, lungo i 500 mila km di condutture idriche italiane. 170 mila sono da rottamare perché prodotti in ghisa grigia, un materiale che si spacca con il freddo. Il sistema idrico si scopre così del tutto indifeso. I gestori, oltre a potenziare le squadre di intervento (che però hanno problemi a raggiungere i paesi più sperduti) diramano agli utenti consigli “della nonna”: coprire i tubi esterni con panni di lana, polistirolo e giornali, sbrinare i contatori con dei normali phon per capelli.

GLI ENTI LOCALI
Perché i governatori di diverse Regioni colpite dal maltempo non hanno chiesto lo stato di emergenza o l’hanno fatto con troppo ritardo? Perché con la nuova normativa, in vigore dallo scorso anno, sono gli stessi enti regionali a dover tirar fuori i soldi per gli interventi urgenti, aumentando tributi, addizionali, accise regionali sulla benzina. Solo nel caso in cui le risorse non bastino, si può accedere al Fondo nazionale di Protezione Civile. Che però ammonta a zero. Ci sono stati poi inspiegabili ritardi istituzionali. Ad esempio il Coordinamento della Protezione civile presso la Regione Abruzzo è stato convocato solo 72 ore dopo l’inizio dell’emergenza.

L’ESERCITO
È il prefetto, e solo lui, il soggetto che può chiedere l’intervento dell’Esercito in casi di emergenza. Militari spalatori sono al lavoro nelle Marche, in Abruzzo, a Urbino, a Sora, nel basso Lazio. Alcuni mezzi pesanti hanno però avuto difficoltà a raggiungere i paesi di montagna e le località più isolate. C’è poi la questione del pagamento, che ha frenato gli interventi iniziali. L’indennizzo richiesto era di 800 euro al giorno per ogni ruspa usata, 200 per i mini escavatori, 60 euro a soldato per vitto e alloggio, e a pagare dovevano essere le amministrazioni locali. Il governo ieri ha stabilito invece che l’impiego dei militari non graverà sulle casse comunali.

LE DOTAZIONI
La mancanza di personale e di mezzi in aziende strategiche in queste occasioni di emergenza acuisce i problemi. La Cgil rivela che la Rete ferroviaria italiana, riferimento societario per Trenitalia, ha firmato un accordo per l’assunzione di 550 persone nell’area manutenzione. Ad oggi sono entrati in Rfi solo in cento e sul fronte manutenzione (binari, scambi, linea aerea) Trenitalia ha accusato i guai maggiori. A Roma venerdì scorso solo cinque volanti su quindici hanno potuto presidiare la città: dieci non avevano catene né gomme termiche. E il sindacato di polizia denuncia da tempo il contingentamento delle pattuglie della Polstrada sulle autostrade italiane.

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