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Italia: gli yacht parlano cinese

Se la sono comprata e rivenduta tra fondi di investimento per dieci anni, sempre con a fianco Norberto Ferretti, il patron del gruppo come coinvestitore. Il prezzo, ovviamente, pompato dalle banche d’affari e dall’espansione del gruppo a suon di acquisizioni è sempre salito. Così operazioni finanziarie dopo operazioni finanziarie la piccola casa degli yatch Ferretti che fatturava poco meno di 200 milioni di euro nel 2000 è arrivata a quasi un miliardo di fatturato. A ogni passaggio di mano però il debito è salito, fino a schiacciare il gruppo e farlo affondare.

A disastro compiuto, Ferretti e la Royal Bank of Scotland che si è trovata in mano la patata bollente dopo aver finanziato il fondo Candover nell’ultima acquisizione a leva, non ha trovato di meglio che cedere il gruppo ai cinesi dello Shandong heavy industry group (Shig). La bandiera della Repubblica cinese sventolerà sulle barche italiane, grazie a un accordo raggiunto con i creditori, per un costo complessivo di 374 milioni di euro – di cui 178 milioni in investimenti e 196 milioni per il finanziamento del debito.

A parte la retorica dell’ennesimo marchio italiano del made in Italy finito in mani estere, la storia di Ferretti è esemplare su come la finanza abbia fatto perdere la sensibilità per gli obiettivi industriali. Tutti i grandi advisor bancari hanno messo le mani su Ferretti, portando a casa laute commissioni. Da Mediobanca a Goldman Sachs, da Merrilll Lynch a Lazard, da Rothschild a Citigroup. E chi di volta in volta vendeva ha sempre incassato laute plusvalenze.

La prima infarinatura arriva con lo sbarco in Borsa nel giugno 2000 a 2,47 euro per azione per un valore complessivo di circa 370 milioni di euro. Il gruppo fu subito delistato a gennaio 2003 a 4,35 euro grazie all’intervento del fondo Permira, che con un’offerta pubblica sborsò oltre 670 milioni per rilevare l’intero capitale. Il bilancio 2001-2002 si era chiuso con un fatturato di 340 milioni di euro contro i 262 milioni dell’anno precedente. L’acquisto avviene per la maggior parte a debito. Nel frattempo continua l’espansione, il gruppo si gonfia e Permira e Norberto Ferretti decidono di rivendere e riacquistare per la terza volta. A mettere il denaro contante (intorno a 1,7 miliardi di euro), questa volta è il fondo Candover, spinto dal manager Aldo Maccari, convintissimo della bontà dell’operazione. Permira e Ferretti reinvestono una parte della lauta plusvalenza nell’operazione. I soldi per tutti, li mette in gran parte Royal Bank of Scotland. Il resto è storia recente. Il gruppo salta oberato dai debiti dei propri investitori e delle acquisizioni. La soluzione finale è la vendita ai cinesi, che con 374 milioni si portano a casa una Ferretti da risanare ma un marchio che probabilmente valeva qualcosa di più.

“Uno degli obiettivi strategici del nostro gruppo è di sviluppare il settore degli yacht nei prossimi cinque anni” ha dichiarato Tan Xuguang, presidente di Shig, a cui ha fatto eco l’immancabile dichiarazione di Norberto Ferretti, che ha sottlineato come Ferretti sarà aiutata a “crescere”, il leit motiv degli ultimi dieci anni.

Fonte: repubblica

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