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Italia, gioco d’azzardo: 800mila persone dipendenti, 2mln a rischio

 In Italia ci sono 800mila persone dipendenti dal gioco d’azzardo e quasi 2 milioni di giocatori a rischio. Quest’anno la raccolta dovrebbe toccare quota 103 miliardi di euro tra guadagni legali (88) e illegali (15), il 10% in piu’ dell’anno precedente. Sono alcuni dei numeri del dossier ‘Azzardopoli 2.0’, curato dall’associazione ‘Libera’ in occasione della presentazione al Senato della campagna “Mettiamoci in gioco”. Quella del gioco e’ la ‘terza impresa’ italiana (ma sta per diventare la seconda), l’unica con un bilancio sempre in attivo: ogni italiano – neonati compresi – “brucia” 1.450 euro (1.890 considerando solo i maggiorenni) per sfidare la fortuna al videopoker, davanti alle slot, col “Gratta e vinci” e nelle sale scommesse.  E quando il gioco si fa duro, accusa Libera, le mafie iniziano a giocare: sono ben 49 i clan che gestiscono “i giochi delle mafie”, da Chivasso a Caltanissetta, passando per la via Emilia e la capitale. Al ‘tavolo verde’ siedono dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone: i clan non vanno mai in tilt e di fatto si accreditano ad essere “il quattordicesimo concessionario ‘occulto’ dei Monopoli di Stato. Un comparto, quello dei giochi d’azzardo, che sembra non risentire della crisi di cui soffre il Paese: cifre alla mano, offre lavoro a 120mila addetti, muove gli affari di 5mila aziende e mobilita il 4% del pil nazionale con il contributo di 36 milioni di italiani, fosse anche solo di quelli che si limitano a comprare il tradizionale tagliando della Lotteria Italia, peraltro in netto calo alla fine del 2011 (-15%). Nel 2011 con il fatturato legale dei giochi a 79,9 miliardi lo Stato ne incassava 8,8 (+24,3%). Ma a fine 2012 ne guadagnera’ uno in meno dei dodici mesi precedenti, “tornando ai livelli di redditivita’ di quattro anni prima”, si legge nel dossier.
 L’Italia con queste cifre occupa il primo posto in Europa e il terzo tra i paesi che giocano di piu’ al mondo ma dalle proiezioni dei primi dieci mesi dei quest’anno potrebbe arrampicarsi in pole position, con il contributo del comparto illegale, scavalcando Usa e Giappone. Il trend di crescita non ha pari: un “Gratta e vinci” su 5 tra quelli venduti al mondo e’ italiano e nessun mercato internazionale e’ assorbito con la stessa invadenza del nostro dalle videolottery (57%). Un giro vorticoso di soldi alimentato anche dalle 400mila slot machine, una macchinetta ‘mangiasoldi’ ogni 150 abitanti: al 23 ottobre scorso i nulla osta rilasciati erano 415mila a fronte di 379mila apparecchi ufficialmente a regime. La Lombardia e’ la regione regina dei giochi pubblici, il Lazio quella con la maggiore spesa pro capite. Ma Pavia nel 2011 guidava il gruppo tra i capoluoghi di provincia con 2.123 euro di spesa pro capite, praticamente uno stipendio e mezzo di importo medio di una famiglia italiana.

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