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Italia. Fondi europei e ritardi italiani: ecco dove si inceppa l’ingranaggio

“Ciò che manca spesso in Italia, e di più nel Mezzogiorno, sono i piani strategici di settore”. L’appello arriva da Wilibrordus Slujters, capo unità del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) per l’Italia della Commissione europea, in occasione della conferenza ‘Politiche di coesione e rigidità economiche’ promosso da Andrea Cozzolino (Pd), vicepresidente della commissione per le politiche regionali all’Europarlamento. “L’estate scorsa abbiamo ricevuto il piano della portualità” ha detto Slujters, sottolineando che “ora cominciano i programmi e il ritardo nel pensiero strategico per il settore è di grande importanza”. Stesso problema per la banda larga. “Abbiamo appena ricevuto la strategia nazionale digitale – ha spiegato il funzionario della Commissione europea – e anche lì siamo in ritardo, nel terzo anno di programmazione stiamo ancora ragionando sui piani di settore”. Altro fattore critico per l’Italia ribadito da Slujters è un “enorme problema di capacità amministrativa in grandi aree del Mezzogiorno”, per cui i progetti non sono maturi nei tempi previsti dalla programmazione Ue. “Tutto il percorso del progetto – ha precisato il funzionario della Commissione europea – è spesso troppo lungo e inefficace, specie i grandi progetti infrastrutturali sono troppo lenti per usare i soldi nei tempi previsti, di conseguenza vengono definanziati e sostituiti da progetti regionali o nazionali già fatti e così si perde la ratio dei nostri fondi, che diventano sostitutivi dei fondi nazionali”.

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