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Italia. Fisco e unioni civili: è tempo di parlare di patrimonio

E’ decisamente interessante l’editoriale su Ipsoa di Tommaso Lamedica riguardante le conseguenze, a livello fiscale e patrimoniale, del recente dibattito sulle unioni civili.
“La regola generale prevede che il regime patrimoniale dell’unione civile sia costituito dalla comunione dei beni. Il regime della separazione dei beni può essere scelto dai componenti l’unione con una espressa dichiarazione di volontà in tal senso.” si legge. “La scelta è sicuramente rilevante, anche per l’impatto con il diverso regime tributario eventualmente applicabile. Nell’ambito delle imposte sul reddito, ad esempio, non è del tutto irrilevante che l’imposta sia applicata, con aliquote progressive “tarate” su fasce reddituali via via sempre crescenti, in capo ad un solo soggetto piuttosto che ripartito tra più soggetti.”

“Con l’approvazione definitiva della legge n. 26 del 20 maggio scorso, le disposizioni riguardanti le unioni civili hanno trovato posto nella Gazzetta ufficiale.
La costituzione di una unione civile regolamenta un sistema di diritti e doveri fra persone (maggiorenni) dello stesso sesso unite da “legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale”.
La costituzione della unione civile, però, coinvolge anche discorsi connessi alla scelta del regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni).
Un momento, quindi, importante anche con riferimento alle faccende accostate al patrimonio.
E da questa asserzione, possiamo pensare di mettere in piedi il nostro discorso di oggi.
Vediamo cosa dice la legge.
La legge dice testualmente che “il regime patrimoniale dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, in mancanza di diversa convenzione patrimoniale, è costituito dalla comunione dei beni”.
Come dire che, se si intende adottare il regime della separazione (dei beni) occorre che detta volontà sia resa manifesta espressamente in sede di redazione dell’atto di unione.
Nel silenzio, il regime patrimoniale dell’unione civile è costituito dalla comunione dei beni.”

“L’impatto con la costituzione di una unione civile coinvolge l’adozione di scelte in ordine alla comunione o separazione del patrimonio. Scelte rilevanti e di tutto spessore.” sottolinea Lamedica.
“Sarebbe, perciò, imprudente non valutarne attentamente gli effetti (anche) sul versante economico. Perciò, anche in ragione del regime tributario applicabile a seconda che si scelga un percorso piuttosto che un altro.
Nell’ambito delle imposte sul reddito, ad esempio, non è del tutto insignificante che l’imposta sia applicata (con aliquote progressive “tarate” su fasce reddituali via via sempre crescenti) in capo ad un solo soggetto piuttosto che il carico della pretesa tributaria sia ripartito tra più soggetti.
Può essere considerata anche l’imposta di successione, attualmente strutturata con un prelievo che tiene conto di franchigie e di aliquote (progressive) di tutto rilievo. Il beneficio conseguente alla suddivisione della base su cui si applica l’imposta, anche in questa ipotesi, è di tutta evidenza.”

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