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Italia, fisco: la mappa dell’evasione

L’Eurostat, ufficio statistico dell’unione europea, ha comunicato ai nostri “salvatori della patria” che il debito pubblico italiano è salito al 126,1% , che salvo drastiche contromisure, crescerà ancora, e che il grado di sostenibilità sta per essere superato. Eppure qualcuno ci aveva assicurato che i “conti”erano saldamente sotto controllo. Il problema debito pubblico è ben presente nelle intenzioni del governo, come pure nei programmi elettorali dei vari partiti, come pure negli editoriali dei vari commentatori politici.

Tutti questi mettono in evidenza che si tratta di una pesantissima “palla al piede” che impedisce lo sviluppo sociale ed economico dell’Italia. Correre ai ripari non è solo una impellente necessità di ordine economico, ma anche un dovere morale, occorre evitare che l’onere ricada sulle generazioni future, cioè, che queste siano costrette a pagare errori, da loro non commessi. Fioccano le proposte per ridurlo: vendita beni dello stato, lotta agli sprechi, tetto a stipendi e pensioni d’oro, scovare i falsi invalidi, ridurre i privilegi della caste. Si tratta di proposte che se rese operative ridurrebbero drasticamente il debito e non avrebbero controindicazioni.

Ma vi è una proposta, che pur avendo trovato unanimi consensi, contiene molte controindicazioni, e che, se resa operativa senza le necessarie precauzioni, potrebbe provocare danni devastanti. Come è tristemente noto, la “cura” che più di altre viene invocata per ridurre il debito pubblico è la sistematica eliminazione dell’evasione praticata dai lavoratori autonomi Al seguito di una ben orchestrata campagna mediatica, in prima fila alcuni dirigenti sindacali, si è riuscito ha far credere che senza la totale eliminazione di questo tipo di evasione, il debito pubblico non può essere ridotto.

Come pure si è riuscito a far credere che eliminando tale evasione, il debito pubblico automaticamente scomparirebbe. Se le parole hanno un senso, il messaggio lanciato da questi “interessati” commentatori è questo: i lavoratori autonomi sono quelli che hanno fatto salire il debito pubblico, tocca a loro farlo scendere.

A parere di questa “corrente di pensiero”, il messaggio si presta ad essere letto anche con una altra chiave di lettura: se i lavoratori autonomi diventassero tutti dipendenti, scomparirebbe il nucleo più importante della evasione fiscale e conseguentemente scomparirebbe anche il debito pubblico. I fatti smentiscono questa assurda teoria: considerato che ogni giorno chiudono l’attività un migliaio di autonomi, se la teoria fosse esatta, significherebbe anche l’automatica scomparsa di un migliaio di evasori, che, con la conseguente riduzione dell’evasione fiscale da loro praticata, dovrebbe essere seguita da una sostanziale riduzione del debito pubblico.

Contrariamente a ciò che si vorrebbe far credere, al seguito di tali chiusure, il debito pubblico, invece di diminuire, aumenta, e se non si arresta questa vera e propria “mattanza”, sarà condannato ad aumentare all’infinito. Non mi pare che occorresse questa plateale constatazione per rendersi conto di come stanno veramente le cose, era sufficiente dare uno sguardo alla situazione in cui si erano venuti a trovare i paesi dell’Est europeo, nonostante che non vi fossero lavoratori autonomi, perciò totale mancanza di evasione, tali paesi sono finiti ugualmente in miseria.

Non capisco la ragione di questa premeditata criminalizzazione dei lavoratori autonomi, forse questi commentatori ignorano la vera consistenza dell’evasione, sarà bene perciò informarli. Grazie ad una ricerca effettuata dalla associazione contribuenti italiani, è possibile conoscere l’ammontare della evasione per ogni categoria.

Le cifre riportate sono state desunte dall’incrocio di dati rilasciati da banche centrali, da istituti di statistica, da alcuni ministeri e dalle polizie tributarie. Su 180 miliardi di evasione stimate in un anno, queste sono le cifre corrispondenti:

1)Economia criminale( mafia e malavita): 78 miliardi di euro.

2)Grandi aziende: 38 miliardi.

3)Economia sommersa( doppio lavoro dei lavoratori dipendenti e lavoratori provenienti da paesi extraeuropei: 34 miliardi

4)Società di capitali:22 miliardi.

5) Autonomi e piccole imprese: 9 miliardi.

Trattandosi di stime, ognuno può giustamente farne i commenti che ritiene più opportuno, l’unico commento che mi sento di fare è che l’evasione degli artigiani e delle piccole aziende sarebbe solo il 5 x cento dell’intera presunta somma evasa.

Al seguito del sopradetto, sento il bisogno di rivolgere un accorato appello a quelli che detengono il potere in Italia, si tratta di un vero e proprio SOS: 45 mila piccole aziende hanno già chiuso “per tasse”, perciò prima che sia troppo tardi, occorre ridurre la pressione fiscale a quelli che non hanno ancora chiuso, in caso contrario la “barca” Italia affonderà e non ci saranno superstiti.
Giuseppe Sgubbi per Affari Italiani

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