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Italia. Fisco: credito d’imposta anche per la ricerca infragruppo

Il credito d’imposta ricerca e sviluppo vale anche per la ricerca infra-gruppo: l’agevolazione può essere fruita, al ricorrere delle altre condizioni, da un soggetto – residente o stabile organizzazione in Italia di un soggetto estero – che commissiona un’attività di ricerca ad una società facente parte del medesimo gruppo. La precisazione, fortemente attesa ed auspicata dal mondo delle imprese, è arrivata dall’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 5/E/2016. Vengono così fugati i dubbi interpretativi sorti in questi mesi, tali per cui si riteneva preclusa la fruizione del credito d’imposta nel caso di progetti di ricerca commissionati da una società alla sua controllante (ovvero ad una controllata a una società “sorella”).

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato, il 16 marzo u.s., la circolare n. 5/E, relativa al credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo, disciplinato dall’art. 3 del D.L. n. 145/2013 (come modificato dalla legge di Stabilità 2015 – art. 1, comma 35, legge n. 190/2014). Il documento di prassi fornisce rilevanti chiarimenti in merito ai presupposti soggettivi ed oggettivi di accesso all’agevolazione, alle modalità di calcolo del beneficio, agli adempimenti necessari per la corretta fruizione del credito ed alle possibili sinergie con altre, analoghe, misure.
Si tratta di aspetti già diffusamente trattati da Confindustria, nella circolare n. 19936 del 29 gennaio 2016, nella quale, si proponevano, per alcuni temi, soluzioni interpretative che appaiono, in larga parte, condivise dall’Agenzia.
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Dopo avere fornito chiarimenti sull’ambito soggettivo di applicazione della misura, la circolare n. 5/E precisa che le attività di R&S ammissibili al credito di imposta possono essere svolte anche in ambiti diversi da quello scientifico e tecnologico atteso che, in termini generali, le attività rilevanti sono quelle volte all’acquisizione di nuove conoscenze, all’accrescimento di quelle esistenti e all’utilizzo di tali conoscenze per nuove applicazioni; qualora, al fine di chiarire la riconducibilità di specifiche attività aziendali ad una delle attività di R&S ammissibili, sia necessario il ricorso ad accertamenti di natura tecnica, i soggetti interessati potranno presentare un’istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate, che provvederà ad acquisire un parere del Ministero dello Sviluppo Economico.
La circolare ha, inoltre, cura di precisare (come prefigurato da Confindustria nella citata circolare) che per il settore tessile e della moda, ai fini dell’individuazione delle attività ammissibili, restano valide le indicazioni fornite dal MiSE con la circolare n. 46586/2009.
L’Agenzia delle Entrate dettaglia, poi, le tipologie di investimenti agevolabili; senza entrare in una analisi estesa delle indicazioni operative, giova, in questa sede, rimarcare la rilevanza di alcune precisazioni rese:
– con riferimento ai collaboratori esercenti arti e professioni, l’Agenzia delle Entrate, risolvendo una criticità sollevata anche da Confindustria, precisa che i costi sostenuti per l’attività di ricerca svolta da professionisti in totale autonomia di mezzi e organizzazione possono rientrare nella categoria dei costi ammissibili ai sensi dell’art. 3, comma 6, lettera c), D.L. n. 145/2013 (c.d. ricerca extra-muros);
– ai fini dell’agevolazione, rileva non solo l’incremento delle spese derivante dall’assunzione di nuovo personale, ma anche quello attribuibile ad un maggior impiego, in termini di ore lavorate dipersonale già in organico presso l’impresa (si tratta di una lettura analoga a quella proposta da Confindustria nella citata circolare);
– con riferimento ai beni materiali, sono eleggibili le quote di ammortamento di beni non necessariamente tipici di laboratorio, solitamente utilizzati dall’impresa per una delle attività ammissibili (il tema è stato diffusamente trattato anche da Confindustria nella citata circolare, laddove si precisa che “nessuna preclusione può esistere a considerare strumenti e attrezzature rilevanti agli effetti in questione anche beni di uso comune”);
– rilevano, ai fini dell’agevolazione, anche i costi sostenuti per il personale tecnico impiegato nella attività di R&S eleggili: tali costi rientrano, infatti, secondo quando confermato dall’Agenzia, nella categoria delle “competenze tecniche”;
– ulteriore, apprezzabile e condivisibile, chiarimento riguarda le spese di certificazione contabile che l’Agenzia qualifica, entro il limite di 5.000 euro, come contributo aggiuntivo sotto forma di credito di imposta.
Ricerca infra-gruppo

Particolarmente rilevanti le indicazioni dell’Agenzia in merito alla ricerca infra-gruppo; si tratta di precisazioni, fortemente attese – e auspicate dal mondo delle imprese.
In particolare, l’Agenzia conferma che l’agevolazione può essere fruita, al ricorrere delle altre condizioni, da un soggetto (residente o stabile organizzazione in Italia di un soggetto estero) che commissiona un’attività di ricerca ad una società facente parte del medesimo gruppo.
Per meglio inquadrare il tema, è utile ricordare che il comma 6 dell’art. 3, D.L. n. 145/2013, nell’individuare i costi ammissibili per la determinazione del credito d’imposta, indica, alla lettera c)
“le spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati e con altre imprese comprese le start-up innovative […]”.
La previsione normativa è integrata da quanto disposto dall’art. 6, D.M. 27 maggio 2015 a mente del quale il riferimento alle “altre imprese”, deve intendersi alle imprese:
“[…] diverse da quelle che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa”.
Tale statuizione, aveva originato la conclusione – invero illogica e incompatibile con le finalità della disciplina – che nel caso di progetti di ricerca commissionati da una società alla sua controllante (ovvero ad una controllata a una società “sorella”), la fruizione del credito di imposta sarebbe stata preclusa.
A fugare i dubbi interpretativi sorti in questi mesi, giunge ora la conferma dall’Agenzia, secondo la quale i costi relativi all’attività di ricerca commissionata ad una società del gruppo rilevano “nei limiti in cui siano riconducibili alle categorie di costi ammissibili di cui alle lettere a), b), c) e d) del comma 6 dell’articolo 3”; occorre, cioè, procedere (come, peraltro, proposto da Confindustria nella citata circolare) ad una riqualificazione virtuale della fattispecie da “ricerca contrattuale” a “ricerca intra-muros”.

da Ipsoa.it

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