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Italia, Fiat: Della Valle attacca ancora

Nuovo violento botta e risposta fra Diego Della Valle e i vertici della Fiat. Intantoè stato anticipato a domani il tavolo tra governo, azienda e sindacati. Doveva tenersi mercoledì mattina e si terrà invece domani pomeriggio alle 19,30 al ministero del Lavoro. E mentre il premier Mario Monti ribadisce che nell’incontro con i vertici del Lingotto di sabato scorso a Palazzo Chigi la Fiat non ha chiesto concessioni finanziarie (aggiungendo che «se fossero state chieste, non sarebbero state accolte») il ministro del Lavoro Elsa Fornero esorta tutti a «lavorare perché nno si perdano posti di lavoro».

Fornero. «Bisogna lavorare insieme per fare in modo che la capacità produttiva in eccesso venga indirizzata magari verso produzioni destinate alle esportazioni senza perdita di posti di lavoro, senza perdita delle preziose competenze anche a livello di operai che abbiamo in questo ambito», ha detto Fornero.

L’attacco di Della Valle. La Fiat è stata presa «con le mani nella marmellata mentre se ne voleva andare, con gli uffici stampa che lavorano più degli uffici progettazione», ha detto l’imprenditore. 

«Se qualcuno viene dall’estero, tipo la Volkswagen, farà belle macchine. La crisi esiste per chi non ha nulla da vendere», ha sottolineato il patron della Tod’s, che ha parlato a un convegno all’università Bocconi di fronte a centinaia di studenti. Secondo Della Valle per evitare che il made in Italy si trovi in maggiori difficoltà rispetto all’attuale fase economica «dobbiamo sbrigarci, altrimenti andranno avanti solo alcune imprese toniche, magari come acquirenti di altri gruppi stranieri o come prede dall’estero». L’eventualità che gruppi stranieri comprino in Italia «in un mercato aperto può succedere e comunque chi è venuto dall’estero sta valorizzando quello che ha comprato». 

«Questi improvvisati della Fiat ci vogliono raccontare perché non fanno automobili in Italia. La banalità è tale che l’indisponenza viene perché ci si vuole prendere in giro con argomenti non convincenti», ha detto ancora Della Valle.

Non dobbiamo «perdere tempo a sentire dei chiacchieroniche raccontano banalità che possono essere offensive», ha aggiunto Della Valle. Secondo il patron della Tod’s, che negli ultimi giorni ha avuto scambi di opinioni molto polemici con i vertici del Lingotto, in questo Paese «non è comodo fare delle critiche: poi c’è sempre il gruppo dei benpensanti, magari in malafede, che dicono che non è il modo di fare, ma chiederei agli operai» della Fiat «che devono andare a casa» e che stanno ricevendo lettere che prefigurano la perdita del posto di lavoro «se trovano elegante questo modo di fare». 

«Non parliamo di gente che fa borse, io faccio autovetture», ha replicato Marchionne, sottolineando che «bisognerebbe dirgli che quanto lui investe in un anno in ricerca e sviluppo noi non ci facciamo nemmeno una parte di un parafango. La smetta di rompere le scatole».

«Straniero salvatore? Una pirlata». «Il fatto di attaccarsi allo straniero come salvatore dell’Italia è la più grande pirlata che abbia mai sentito in vita mia. Uno può fare scelte di mercato molto chiare, può comprare macchine che non sono nostre, ma non cerchiamo di ammirare troppo gli altri», continua Marchionne.

Controreplica di Della Valle. Le parole dell’ad suscitano quindi una controreplica del patron di Tod’s: «Marchionne deve dare le risposte non a Della Valle, ma agli operai che aspettano un posto di lavoro e al governo con cui la Fiat ha preso degli impegni».

Sfida a Vw. Sergio Marchionne sfida poi la Volkswagen: «Se vogliono veramente concorrere, vadano in circuiti di Formula 1 e poi ce la vediamo lì». Poi aggiunge: «L’Alfa non gliela do, che vadano a risolvere i loro problemi altrove. Loro un grande problema ce l’hanno con la Seat, se lo vadano a risolvere con le loro forze».

«Passi avanti». «L’incontro con il governo – ha proseguito – è stato soddisfacente nel senso che abbiamo messo sul tavolo la situazione. Capiscono benissimo le condizioni di mercato e credo che ci sia un livello di comprensione per le scelte che dobbiamo fare. Nessuno può investire in un mercato che perde. Il passo in avanti dopo questo incontro è che i fatti sono condivisi», ha aggiunto ribadendo che «Fiat ha la disponibilità di fare quello che vuole e quando vuole. Non ha bisogno di nessuno, faremo gli investimenti ma non mi chiedete i tempi».

Replica alla Camusso. «Camusso parla molto di diritti e poco di doveri», attacca inoltre l’ad parlando di Fabbrica Italia. «Non esiste alcun amministratore delegato – dice – che, considerato lo stravolgimento che c’è stato nell’economia e nelle previsioni di mercato che stavano alla base del piano, l’avrebbe visto come un obbligo. Chiunque gestisca un’azienda, sa che gli indirizzi strategici devono essere modificati e adeguati ai movimenti dei mercati. Chiunque operi nel settore dell’auto oggi in Europa sta sperimentando diversi gradi di infelicità. Ognuno sta soffrendo le pene dell’inferno a modo suo. Il mercato europeo dell’auto è un disastro».

«Azienda sana». «L’azienda nel suo complesso non è malata, è sana ed è in ottima forma», ha assicurato, confermando i target 2012. Marchionne ha detto che la Fiat prevede di chiudere il 2012 «con ricavi superiori a 77 miliardi di euro, un utile della gestione ordinaria compreso tra 3,8 e 4,5 miliardi che rappresenta il risultato più alto nei 113 anni di storia di una Fiat che includeva la Fiat Industrial, un utile netto tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro, un indebitamento netto industriale tra 5,5 e 6 miliardi, liquidità superiore ai 20 miliardi».

«Esasperati dalla Consob». «Tra aprile 2010 e ottobre 2011, Fiat ha ricevuto una raffica di richieste dalla Consob, 19 lettere in cui si chiedevano i dettagli finanziari e tecnici su Fabbrica Italia, un vasto piano strategico, nuovo, coraggioso di lungo periodo che aveva l’obiettivo di aiutare il Paese», ha infine sottolineato l’ad di Fiat. «Giunti all’esasperazione – ha detto – abbiamo emesso un comunicato, a ottobre dell’anno scorso, ritirando Fabbrica Italia e indicando chiaramente che non avremmo mai più usato quella dicitura né fornito informazioni sull’entità degli investimenti o sui tempi».

La strigliata di Montezemolo. Sul battibecco tra Marchionne e Della Valle, in serata, interviene anche il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo: «Siccome parliamo di persone di qualità, spero ci sia un confronto serio e non fatto di polemiche né di battute».

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