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Italia. Export e imprese: presente e futuro roseo per le pmi italiane. Si esporta verso Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud e Stati Uniti

Le previsioni del Gruppo Sace – il ritmo di crescita delle esportazioni italiane aumenterà ulteriormente nel triennio 2016-2018, attestandosi attorno al 5% nella sua parte finale – lasciano ben sperare per il futuro prossimo dell’export italiano, che negli ultimi anni è cresciuto costantemente anche grazie al contributo rilevante delle piccole imprese italiane.
Secondo un rapporto di Confartigianato, nel corso dell’ultimo anno, ad esempio, le piccole imprese italiane hanno esportato beni – prodotti alimentari e d’abbigliamento, in particolare – per un valore complessivo di 113,8 miliardi, pari al 7,1% del Prodotto interno lordo (Pil): in crescita del 4,2% rispetto all’anno precedente (4,6 miliardi di euro). Soltanto nel primo semestre del 2015, poi, le esportazioni delle piccole aziende italiane hanno raggiunto quota 57,1 miliardi: 2,6 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+4,9%).

Le piccole imprese italiane dimostrano una propensione all’export crescente e addirittura superiore a quella delle concorrenti europee, specie nei principali mercati extra-comunitari: sempre secondo Confartigianato, infatti, nel 2014 l’Italia è al primo posto tra i Paesi dell’Unione europea per il maggior valore di prodotti delle piccole imprese esportati negli Stati Uniti (8,4 miliardi di euro), a Hong Kong (3,8 miliardi), in Giappone (2,5 miliardi), negli Emirati Arabi Uniti (2,2 miliardi) e in Corea del Sud (1,4 miliardi).

Dunque in alcuni Paesi (Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud e Stati Uniti) che, secondo l’Export Opportunity Index di Sace – un indicatore che misura le potenzialità di un Paese per l’export italiano, attraverso l’attribuzione di un punteggio compreso tra 0 e 100 –, sono tra i mercati più promettenti. Per quanto positive, le previsioni non devono indurre a un ottimismo eccessivo.

Secondo il Gruppo Sace, sarà difficile raggiungere nuovamente i risultati ottenuti a livello globale nel periodo precedente al 2007, a testimonianza dell’impatto permanente della crisi economica sul commercio mondiale. Stando alle previsioni di Oxford Economics, tra il 2011 e il 2018 il commercio mondiale reale crescerà mediamente del 3,8% contro il 7,3% del periodo compreso tra il 2000 e il 2007.

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