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Italia. Ecoreati: martedì discussione nuova legge. Ma per il disastro ambientale si rischiano al massimo 5 anni di carcere

Martedì 19 maggio 2015 è il D-Day per la legge sugli ecoreati. Per il presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera e primo firmatario della proposta di legge che istituisce nel Codice penale i nuovi delitti contro l’Ambiente, Ermete Realacci “si avvicina il traguardo di rendere le nostre normative adeguate ai sempre più diffusi reati contro l’ambiente e la salute dei cittadini. Un obiettivo atteso da tempo e per cui si sono battute con forza alcune delle maggiori associazioni italiane, come Legambiente e Libera che da ultimo hanno anche lanciato un appello sottoscritto da migliaia di persone. Crimini, quelli contro l’ambiente, odiosi e molto pericolosi, basti pensare che stando al rapporto Ecomafia di Legambiente fruttano alla malavita organizzata circa 15 miliardi l’anno”.

Realacci spiega: “con questo provvedimento sul rafforzamento dell’azione penale in ambito ambientale frutto di un’ampia convergenza, si introducono dunque nuovi strumenti che renderanno più efficace il contrasto alle illegalità e alle ecomafie.

La legge sugli ecoreati prevede tra l’altro un innalzamento delle pene con il raddoppio dei tempi di prescrizione e una prescrizione legata alla durata degli effetti dell’inquinamento, l’introduzione nel nostro codice penale dei reati di inquinamento ambientale, disastro ambientale e traffico di materiale radioattivo.

Introduce poi il cosiddetto ravvedimento operoso, che prevede sconti di pena per chi provvede alla messa in sicurezza e alla bonifica dei luoghi, e l’obbligo al ripristino dei luoghi in caso di condanna o patteggiamento. Ma, nonostante le buone intenzioni, nelle pieghe di questo ddl pare si nascondano tante – troppe – imprecisioni: le riporta Gianfranco Amendola, magitrato ed esperto in normativa ambientale: “a nuova legge sui delitti ambientali dimostra grande benevolenza verso gli inquinatori. Si pensi che, in caso di ipotesi colposa di disastro ambientale (praticamente, quella prevalente, visto che, per fortuna, salvo la problematica sul dolo eventuale, è difficile si verifichi un disastro ambientale doloso), la pena massima prevista non supera i 5 anni di reclusione. Praticamente, meno di uno scippo o di un borseggio, la cui pena massima arriva a 6 anni! E, come se non fosse sufficiente, la nuova legge prevede un “ravvedimento operoso” talmente benevolo (la diminuzione di pena dalla metà a due terzi, che comprende anche l’associazione a delinquere) da costituire, oggettivamente, un incentivo a distruggere l’ambiente. Tanto, il responsabile è sempre in tempo a pentirsi e ad uscirne praticamente senza danni.

Con buona pace delle “sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive” richieste dalla Ue a tutela dell’ambiente.”

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