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Italia: è crisi anche per agenti di commercio

 

Fatturati bloccati, costi in salita e una contrazione del numero di attivi peggiore delle aspettative. La crisi colpisce duramente anche il mondo dell’intermediazione commerciale italiana che diviene lo specchio fedele della stessa stagnazione dei consumi interni.

Secondo le previsioni del report Fiarc presentato a Tabiano Terme nel corso della Convention nazionale, nel periodo 2008/2010 il settore ha visto flettere il numero di imprese attive di 12991 unita’ (-4,81%). Una perdita maggiore di circa 4000 unita’ rispetto a quella preventivata nel 2009. “E’ allarme crisi per i consumi. Senza svolta si rischia di marginalizzare un settore che garantisce occupazione nelle fasi recessive”, ha dichiarato Mimma Cominci, presidente di Fiarc-Confesercenti. Dal report, emerge un “forte allarme sulla crisi dei consumi – ha aggiunto – e delle attivita’ economiche piu’ proiettate sul mercato interno. Di questo passo se non ci sara’ una svolta si rischia di marginalizzare un settore che nelle fasi recessive del passato invece ha garantito occupazione, nascita di nuove imprese, contenendo per giunta i rischi inflazionistici. Dobbiamo denunciare purtroppo che finora c’e’ stata una totale assenza di interventi nei confronti degli agenti di commercio e del loro ruolo economico e sociale. Nulla dalla politica e dalle istituzioni che avrebbero potuto e dovuto garantire sostegni sul piano fiscale ad una categoria nella quale l’evasione e’ pari allo zero e incentivi per far ripartire i consumi. Ma ci aspettiamo di piu’ anche dalle aziende mandatarie che sembrano paralizzate in un’attesa timorosa del futuro e che quindi non generano nuove iniziative capaci di rivitalizzare la filiera commerciale. Dal report emerge una forte preoccupazione per i danni della crisi ma anche un monito per i mesi futuri: se in un settore come il commercio nel quale transita il 60% del Pil nazionale non si cogliera’ alcun segno di crescita economica – ha concluso – questo vorra’ dire che siamo alle soglie di una nuova fase di forte difficolta’ della nostra economia e dell’occupazione che invece va scongiurata. Ed il tempo per intervenire e’ sempre piu’ ridotto”. In dettaglio, rispetto allo scorso anno, scende anche l’utile medio (-1,17%), soprattutto a causa dell’aumento generalizzato dei costi (+6,67%), anche per l’importante funzione antinflazione svolta dalla categoria. Rimangono infatti stabili i fatturati, che segnano una crescita modesta sul 2009 (+0,64). Ancora sostanziale pero’ (-11,47%) il divario dal 2007, anno benchmark. Ma anche la categoria continua a cambiare: meno persone fisiche, piu’ societa’ strutturate.

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