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Italia. Donne e lavoro: altro che pari opportunità

Altro che pari opportunità. Gli strumenti offerti alle donne per offrire loro le stesse possibilità di vita e di carriera degli uomini in Italia sono sempre meno. O questa è a percezione che ne hanno le dirette interessate, che, interrogate dall’istituto di ricerca Swg in un sondaggio che ha coinvolto 1.500 persone di entrambi i sessi, hanno espresso tutto il disagio di chi sente di vivere in una società che ancora fatica a riconoscere loro pari condizioni, diritti, e tutele. Il giudizio cambia di poco quando a essere interrogato è l’altra metà del cielo.

A colpire, al di là dei numeri, è che rispetto a 10 anni fa la sensazione generale è che ci sia stato un peggioramento della condizione femminile. In una scala da 1 a 10, il voto dato dagli intervistati alla qualità delle pari opportunità e in generale alle possibilità di fare carriera è infatti passato dai 5,7 punti del 2006 a 5,5 punti.

Va un po’ meglio nel campo della politica, dove la percezione del ruolo della figura femminile è migliorata, e il voto è salito da 4,9 a 5,3 punti, ma in una lista di dieci “questioni” che hanno a che fare con il sostegno del ruolo della donna, nessuna viene giudicato dalle intervistate degno di un giudizio sufficiente.

Il livello di sicurezza garantito oggi alle donne viene valutato dalle stesse a 5,5 punti, così come la facilità d’ingresso nel mondo del lavoro, la possibilità di fare carriera per le donne, la stabilità e la sicurezza nel lavoro. La qualità della conciliazione tra vita lavorativa e privata è appena a 5,4 punti, così come il tempo libero a disposizione, e la disponibilità di servizi pubblici che aiutano le donne a gestire lavoro e famiglia.

Quello che le donne vedono, insomma, è una realtà ancora fatta di percorsi a ostacoli, dove la loro realizzazione è scarsamente garantita o favorita. E la situazione varia di poco se ci si sposta da regione a regione. La maglia nera va al Sud con una media delle valutazioni che si ferma a 5, seguito dal Nordest, che rosicchia una media di 5,3. Se nel Centro Italia il voto medio si attesta a 5,6, e sale 5,8 nel Nord Ovest, l’unica area dove il giudizio raggiunge la sufficienza è quella delle isole, che raggiungono punteggio 6.

Lavoro, maternità e famiglia sono gli elementi su cui più pesa la differenza tra sessi. La richiesta di più conciliazione continua ad essere la principale esigenza delle intervistate, quel fattore necessario per migliorare la qualità della vita delle donne, a pari merito con l’esigenza di avere le stesse possibilità di fare carriera rispetto agli uomini (entrambe le questione hanno un’importanza di 7,6 punti, in una scala da 1 a 10). La maternità, invece, viene considerata l’elemento che più comporta discriminazione. Alla domanda: “In cosa le donne sono discriminate oggi?”, il 44% risponde “nel diritto di fare figli”. A seguire, il 43% è convinta che sia “nella possibilità di fare carriera”, e “nel riconoscimento delle proprie capacità”, il 40% nello stipendio.

Se invece si passa a parlare di impresa e imprenditorialità, si scopre che il 59% delle donne non ci ha mai pensato, contro il 46% degli uomini, e solo il 13% ci sta pensando seriamente, contro il 18% degli uomini. Interrogate su qual sia la principale ragione per cui l’imprenditoria femminile in Italia è poco sviluppata, il 37% delle intervistate si dice convinta che la ragione stia nella carenza di finanziamenti e agevolazioni per l’imprenditoria femminile, mentre il 20% parla di scarso orientamento culturale delle donne al rischio d’ impresa.

da www.repubblica.it

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