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Italia. Delrio: con la flessibilità da parte dell’Unione Europea si liberano 5-6 miliardi di investimenti

L’ultimo dato del Pil evidenzia, più che una fragilità dell’Italia, che comunque registra due trimestri consecutivi di crescita e un cumulato vicino allo 0,5%, la fragilità della crescita europea. Ed è bene che l’Europa abbia assunto il tema della crescita come prioritario perché una comunità con 25 milioni di disoccupati non va lontano. In questo contesto nuovo, dopo aver già ottenuto la flessibilità per le riforme, possiamo avere un’ulteriore flessibilità sugli investimenti dell’ordine dei 5-6 miliardi. La trattativa con Bruxelles è in corso, ma ormai le regole ci sono ed è solo una questione di interpretazione».

Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture, è già al lavoro sui dossier della legge di stabilità, in continuo contatto con Matteo Renzi. Il suo compito specifico è proprio il rilancio degli investimenti e intende perseguirlo da una parte «mettendo a frutto – dice il ministro – il grosso lavoro amministrativo che abbiamo svolto in questi mesi», dall’altro con una pianificazione nuova di zecca che «definanzi quelle opere della legge obiettivo che non hanno funzionato e faccia posto invece alla manutenzione straordinaria delle reti, al potenziamento delle reti ferroviarie regionali e anche all’acquisto di treni e autobus». Una rivoluzione culturale a 360 gradi che allarga il concetto di infrastruttura a dismisura per metterlo «a disposizione dell’azionista-cittadino in termini di miglioramento dei servizi».

Ministro Delrio, il premier Renzi condivide la priorità del rilancio degli investimenti infrastrutturali?

Il presidente Renzi ha detto a Milano chiaramente alcune cose: che è importante che il deficit/Pil resti sotto il 3%, rispettando una regola sui conti pubblici che Francia e Spagna non stanno rispettando; e che per crescere è necessario continuare a ridurre le tasse su persone e lavoro e che bisogna procedere sulle infrastrutture in modo più rapido. Direi che la sintonia è assoluta e stiamo lavorando perché questo si traduca in fatti.

Pensa davvero che si possa fare sviluppo puntando sulle infrastrutture? A quali condizioni?

Dobbiamo tornare a finanziare il capitale infrastrutturale puntando su progetti non frazionati ma concentrati sulle priorità. Abbiamo già cominciato a farlo. Il Fondo sviluppo coesione, per esempio, che nei precedenti cicli di programmazione finanziava 20-22mila progetti, ora sarà concentrato su poche priorità: infrastrutture intelligenti come la banda larga e i collegamenti ferroviari dell’ultimo miglio con i porti, il dissesto idrogeologico, l’edilizia scolastica. Quello che dobbiamo capire, soprattutto nel Mezzogiorno, se vogliamo rilanciarlo, è che l’infrastruttura non è un bene in sé ma deve essere funzionale al rilancio dell’industria, del turismo, dell’agro-alimentare. Dobbiamo sempre più fare programmazione integrata che anche l’Europa ci chiede.

da www.ilsole24ore.it

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