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Italia: dal 2013 i sindaci decideranno l’Imu

Dal prossimo anno potrebbero essere i Comuni a decidere se applicare o meno l’imposta sulla prima abitazione. Potrebbe essere un modo per venire incontro ai desiderata del Pdl, che aveva chiesto che l’Imu fosse un’imposta una tantum. E quindi per venire incontro ai cittadini. Ma anche il mezzuccio per “scaricare” sui sindaci il fardello di una tassa che tutti, più o meno, odiano già prima di averla pagata. I tecnici del ministero del Tesoro stanno infatti lavorando alla possibilità che siano i sindaci a decidere se applicare o meno l’imposta sulla casa a partire dal 2013, quando il governo dei tecnici dovrebbe essere archiviato e spetterà a un esecutivo politico “sporcarsi le mani” mettendole nelle tasche degli italiani.

L’idea è quella di partire dalla versione originale dell’Imu, quella scritta dal governo Berlusconi, che avrebbe dovuto riguardare solo le seconde case, aggiungendo però la facoltà per i Comuni di estenderla all’abitazione principale. se l’ipotesi passasse realtà, l’anno prossimo si dovrebbe quindi attendere una riduzione del gettito, visto che alcuni sindaci (i famosi “ribelli” dell’Imu) deciderebbero di non applicare l’imposta ai loro cittadini-elettori (e la cosa accadrà prevedibilmente in quei Comuni che andranno al voto proprio nel 2013).Il nodo, ancora una volta, sarà quindi quello di far quadrare i conti. E la soluzione potrebbe essere quella di girare tutto l’incasso dell’Imu ai Comuni, compresa la parte che oggi finisce allo Stato. Ma, allo stesso tempo, tagliare i trasferimenti dallo Stato ai Comuni della stessa cifra che verrebbe a mancare per la mancata tassazione della prima casa. Così, per i conti dello Stato non cambierebbe nulla, mentre i sindaci avrebbero un motivo in più per mantenere la tassa sulla prima casa.

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