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Italia. Crisi, suicidi aumentati del 12% in quattro anni

Sono aumentate del 12%, dal biennio 2006-2007 al 2009-2010, le persone che nel nostro paese (ma il dato ricalca le percentuali a livello mondiale) si sono tolte la vita, complice la crisi economica. Un numero molto elevato se si pensa che, in termini assoluti, significa 3.900 morti ogni anno in Italia, 250 solo nella citta’ di Roma, 700 nel Lazio. Per prevenire questo drammatico gesto, che secondo l’Organizzazione mondiale della sanita’ porta ogni anno alla perdita di un milione di vite umane, e sconfiggere lo stigma e’ nata la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, la cui decima edizione si celebra oggi. Per l’occasione, l’Ospedale Sant’Andrea di Roma ha organizzato un convegno, in programma per il pomeriggio di oggi e la giornata di domani, nel corso del quale gli esperti focalizzeranno l’attenzione sullo stigma e sulla stretta relazione che esso ha con il tema del suicidio. Lo scopo del convegno, presentato questa mattina presso la regione Lazio, e’ quello di tracciare le linee per costruire sinergie e attuare le possibili strategie di prevenzione. Riunendo le diverse competenze, ha infatti spiegato Paolo Girardi, psichiatra in forze al Servizio per la prevenzione del suicidio del Sant’Andrea (collegato con la International association for suicide prevention), e’ possibile provare a spezzare l-isolamento e la sofferenza che precedono il suicidio. A confermare la stretta connessione tra stigma e suicidio e’ stato Maurizio Pompili, direttore del Servizio per la prevenzione del suicidio dell’ospedale Sant’Andrea, che ha delineato uno scenario estremamente critico. “Secondo alcuni dati dell’Istituto superiore di sanita’ il numero di suicidi nella fascia d’eta’ che va tra i 25 e i 64 anni e’ drasticamente aumentato e riguarda soprattutto i giovani adulti e gli anziani”. Un’attenzione particolare e’ stata dedicata, anche da parte del presidente della commissione Sanita’ della regione Lazio, Rodolfo Lena, ai tanti imprenditori che in questi ultimi anni si sono tolti la vita schiacciati non solo dalle difficolta’ e dalla perdita della loro attivita’ ma per la responsabilita’ nei confronti dei loro dipendenti. Le profonde differenze tra le fasce di popolazione che piu’ spesso ricorrono al suicidio ha consentito agli esperti di sottolineare la complessita’ del suicidio che nasce, come idea e intenzione, nelle persone per un intricato groviglio di motivazioni, sensazioni, sentimenti ed emozioni, spesso contrastanti. “La societa’ dovrebbe dare certezze, punti di riferimento ai cittadini, primi fra tutti i ragazzi – ha proseguito Lena – E l’impegno deve partire prima di tutto dalle istituzioni”.  Gli ha fatto eco l’assessore alla Semplificazione, trasparenza e pari opportunita’ della regione Lazio, Concettina Ciminiello, che ha evidenziato la volonta’ della regione di partecipare a questa giornata “per dare un messaggio di impegno per la prevenzione del suicidio, soprattutto attraverso l’attenzione al territorio, alla scuola e alla famiglia”. Monsignor Andrea Manto, direttore del Centro per la Pastorale sanitaria, ha infine posto l’accento sulla necessita’ di affermare una cultura nuova, diversa, rispetto alle esigenze di chi soffre psicologicamente, del disagio mentale e del suicidio, “una cultura fatta di aiuto e corresponsabilita’” anche per contrastare “la frammentazione sociale, il peggioramento dei conflitti familiari e lo sfaldarsi dei rapporti di prossimita’, che rendono tutti piu’ soli e dunque – ha concluso – piu’ fragili”.

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