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Italia: credito su misura per le pmi che esportano

Con la crisi e il forte rallentamento del mercato interno, anche le Pmi hanno dovuto guardare sempre di più all’export. Ma le piccole imprese sono anche quelle che, secondo la Banca d’Italia, accusano maggiormente le restrizioni sul credito. E che hanno sempre più bisogno di strumenti per affrontare i mercati emergenti. 
Come si evince anche dai grafici qui accanto, la dimensione dell’impresa penalizza chi opera sui mercati esteri: sul fronte dell’export sono cresciute soprattutto le aziende di media e grande dimensione.
Le piccole faticano e sono anche quelle che hanno i maggiori problemi a informarsi. Proprio in quest’ottica la Sace, che da tempo ha messo a punto una linea di prodotti agevolati per le Pmi (la cosiddetta linea Pmi-no stop, che riguarda imprese con meno di 50 milioni di fatturato oppure con meno di 250 dipendenti) ha da poco iniziato una serie di roadshow informativi, in collaborazione con Confindustria, nelle sedi delle organizzazioni imprenditoriali sul territorio. Venerdì scorso è stata la volta di Treviso, nella sede di Unindustria. Gli incontri prevedono generalmente una panoramica sul tessuto imprenditoriale locale e sulle opportunità e sui rischi di operare all’estero. Viene poi illustrato in dettaglio il pacchetto offerto da Sace alle piccole imprese.
Le linee di prodotto dedicate sono sei. La prima, «Export no-stop», con sconto del 10% sui premi, pareri preliminari gratuiti e nessuna spesa di istruttoria è dedicata a chi vuole esportare.
Easy funding no-stop cerca di dare una risposta al problema della mancanza di credito: la Sace ha attivato una collaborazione col sistema bancario, mettendo a disposizione credit facility garantite per finanziare i progetti di internazionalizzazione. In pratica Sace garantisce la banca dal rischio che non venga pagata dall’impresa. Finora sono stati così garantiti 2,3 miliardi di finanziamenti a favore di 2.300 Pmi. Anche in questo caso, sono previsti pareri preliminari gratuiti e zero spese di istruttoria oltre che uno sconto del 50% sui premi per assicurazione dell’investimento dai rischi politici. Una terza linea riguarda gli investimenti, che consentono all’azienda di proteggersi da situazioni complesse sui mercati esteri, per esempio dal rischio politico: anche qui per le Pmi non ci sono spese di istruttoria ed è previsto uno sconto del 50% sui premi se finanziati con prodotti della linea Easy funding. Gratuiti per le Pmi anche le spese di istruttoria e i pareri per le cauzioni, che consentono di ottenere le garanzie necessarie per partecipare alle gare d’appalto. Fatturato no-stop è invece il prodotto che cerca di risolvere il problema della liquidità, sempre più stringente per molte aziende italiane.
Le più penalizzate tra chi opera all’estero sono quelle dell’area Ocse, dove cresce l’insolvenza: Fatturato no-stop consente di assicurare i propri crediti dai rischi di mancato pagamento, con conseguenze positive sulla competitività e stabilità dei flussi di cassa, e garantisce un supporto completo durante il processo di gestione dei crediti commerciali, dalla valutazione dell’affidabilità (spesso difficoltosa da fare, per una pmi) al recupero crediti. Infine, factoring no-stop permette alle imprese di cedere i propri crediti a Sace eliminando l’incertezza sui pagamenti.
«Le Pmi che hanno saputo ristrutturarsi e rendersi competitive sulla qualità vanno meglio, anche in un contesto di crisi come questo, che vede un rallentamento generale dei mercati – spiega Alessandro Terzulli, responsabile analisi economiche di Sace –. Ma per affrontare un mercato estero oggi bisogna guardare non solo all’export puro e semplice, ma anche ad accordi di collaborazione, distribuzione, piccoli investimenti con impianti in loco. L’idea di Sace di tirare fuori strumenti adatti alle Pmi nasce dalle difficoltà che incontrano sempre soprattutto sul fronte del credito. Per questo Sace garantisce la banca che offre il prestito, condividendo con la banca stessa il rischio (in genere il nostro tetto massimo è il 70%)».
Tra le piccole che vanno forte all’estero c’è Rigoni di Asiago, azienda che produce confetture di frutta e miele (lavorazione ad Asiago, coltivazioni in Bulgaria): sta crescendo sia in Italia e all’estero, soprattutto in Francia, Olanda, Germania e Usa, ma di recente anche in Est Europa e in Cina. «Siamo ricorsi alla Sace – spiega il Cfo, Giacomo Cera – per sostenere i costi dell’attività pubblicitarie, del marketing e delle Fiere, oltre che per l’acquisto di terreni agricoli in Bulgaria». Nel campo dei macchinari per la ceramica lavora invece la Tecnoferrari, che ricava l’80% del suo fatturato (di circa 5 milioni di euro) dall’export. Dice la managing director, Paola Ferrari: «Esportiamo soprattutto in Nord Africa e Medio Oriente, negli Emirati arabi. La Sace è indispensabile soprattutto per i Paesi dove è impossibile scontare una lettera di credito, come in Egitto. Investiamo molto in tecnologia e siamo riusciti a mantenere i costi ridotti pur producendo tutto in Italia». (Fonte: Il Sole 24 Ore)

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