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Italia, costi politica: per il vitalizio bastano 5 anni non consecutivi

Cinque anni di mandato parlamentare è il minimo per ottenere l’indennità a vita. Ma i deputati che sono entrati in Parlamento per la prima volta nel 2006 e hanno terminato solo due anni dopo, con la caduta del governo Prodi, ora scoprono che se rieletti nel 2008 hanno maturato i requisiti grazie alla somma della minilegislatura con quella attuale
Lo ha visto aggirarsi tra i banchi della Camera con aria festante. “È fatta!”, esultava “è fatta!”. La giovane deputata del Pd ci ha messo un po’ a capire i motivi di tanto giubilo. Il collega che è entrato in Parlamento prima di lei, quando al governo c’era Romano Prodi, ha capito solo adesso che è arrivato a quota 5. Cinque anni di mandato, il minimo per ottenere il vitalizio. Forse anche lui, come tanti cittadini, aveva capito che dopo la riforma del 2007 il diritto alla pensione maturava solo dopo due anni sei mesi e un giorno di legislatura (prima bastavano 24 ore, oggi serve un lustro). Invece ha scoperto che quei due anni che ha passato con il governo di centrosinistra erano un “credito” di cui poter godere, visto che è stato rieletto. Perché i cinque anni sono obbligatori sì, ma non necessariamente consecutivi.

Così, nel maggio del 2011, raggiunti i tre anni dall’elezione del 2008, è arrivato ai fatidici cinque anni che gli garantiscono il vitalizio vecchio stile, visto che il passaggio al contributivo è scattato a gennaio 2012. E come lui la regola vale per decine di altri entrati per la prima volta in Parlamento nel 2006 (Prodi cadde due anni dopo) e tornati a sedere sugli scranni nel 2008: c’è Mara Carfagna, Mariastella Gel-mini, Daniele Capezzone, Massimo Donadi, Antonio Borghesi, Manuela Di Centa, Giorgia Meloni. Tutti con la pensione garantita da maggio scorso. Per un parlamentare che festeggia a scoppio ritardato, c’è n’è uno, invece, che arriva pronto all’appuntamento.

Pietro Cannella, deputato siciliano 47 enne, porta a casa l’assicurazione per la vita: ha lasciato il suo incarico da assessore al Comune di Palermo a dicembre, per subentrare a Niccolò Cristaldi, che ha optato per la carica di sindaco di Mazara del Vallo. I due hanno dato vita a un leggendario incrocio di casta: entrando in Parlamento Cannella ha potuto accumulare quei due mesi che gli mancavano per concludere i quattro anni e dieci mesi trascorsi alla Camera nella XIV legislatura, dal 2001 al 2006. Cristaldi, invece, lasciando la Camera prima del 31 dicembre è riuscito a mantenere il vitalizio vecchio stampo e a sfuggire alla riforma che scattava dal primo gennaio. Se il caso (anzi, il Pdl) non li avesse messi in lista uno sopra l’altro, si sarebbero meritati un premio all’ingegno.

Ai parlamentari che hanno conquistato “a rate” il vitalizio, comunque, restano altri due anni da accumulare. Uno è praticamente già passato, l’altro difficilmente non ci sarà. In ogni caso, se mai il governo Monti dovesse cadere prima della primavera del 2013, nella riforma di gennaio c’è un’altra clausola dalla loro: gli ultimi sei mesi si possono riscattare e arrivare così a legislatura completa. Due anni in più in Parlamento, significa prendere il vitalizio con due anni di anticipo rispetto alla soglia dei 65 anni stabilita sempre dalla stessa riforma.

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