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Italia, conto Termico: ecco decreto con incentivi del 40%

Nella seduta del 6 dicembre scorso, la Conferenza Unificata ha dato parere favorevole sul Conto Termico, il decreto che incentiva la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e i piccoli interventi di efficienza energetica , a condizione che vengano apportate alcune modifiche al testo.
Cosa prevede il Conto Termico
Il decreto stanzia 900 milioni di euro, 700 per privati e imprese, 200 per le amministrazioni pubbliche, per incentivare piccoli interventi di incremento dell’efficienza energetica e produzione di energia termica da fonti rinnovabili. L’incentivo coprirà il 40% dell’investimento, con tetti massimi differenziati per tipo di intervento e potenza dell’impianto, e verrà erogato in 2 o 5 anni.
Il nuovo sistema di incentivi è rivolto a persone fisiche, condomini e imprese per la sostituzione di impianti di riscaldamento esistenti con nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili, e a pubbliche amministrazioni per la sostituzione di impianti di cui sopra e per interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici (isolamento termico dell’involucro, sostituzione di finestre, sostituzione di caldaie con caldaie a condensazione, installazione di schermature solari). 
Per essere ammessi agli incentivi del Conto Termico, gli interventi devono rispettare determinati valori di rendimento termico per le caldaie, e di trasmittanza massima, secondo la zona climatica, per l’involucro e le finestre. Il Conto Termico è riservato a impianti con una potenza massima di 500 kW.
Le richieste della Conferenza Unificata
Tra le richieste delle Regioni vi è quella di incrementare a 1 MWt la potenza massima degli impianti ammessi all’incentivo, tetto ora fissato a 500 kW. Inoltre, il decreto incentiva la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con nuovi impianti dotati di generatore di calore alimentato a biomassa. Le Regioni chiedono che l’incentivo sia concesso anche per la realizzazione ex-novo di questi impianti, ma solo negli edifici rurali. 
Chiedono anche di ammettere all’incentivo le aziende agricole site in aree non metanizzate, che svolgono attività agroforestale, che intendano sostituire un impianto a gpl con uno a biomassa. Ultima richiesta, la possibilità che i certificati di manutenzione dei generatori di calore alimentati a biomassa vengano inseriti in catasti informatizzati presso le Regioni anziché conservati in formato cartaceo per 5 anni. 
Altre richieste di modifica riguardano un maggiore coinvolgimento di Regioni, Province e Comuni nella definizione delle procedure di assegnazione degli incentivi.
 
I prossimi step
Il decreto torna ora al Ministero dello Sviluppo Economico per la stesura definitiva, dopodiché sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
(Fonte: EdilPortale)

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