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Italia. Confindustria: meno imprese, ma più solide e innovative

Meno imprese, ma piu’ solide, affiancate da una nuova leva di Pmi innovative. E per approfittare dei primi segnali di ripresa economica, servono piu’ imprese ‘eccellenti’, ovvero a forte crescita e a basso rischio, e piu’ innovazione. E’ questa, in estrema sintesi, la conclusione cui giunge primo rapporto Pmi Centro-Nord curato da Confindustria e Cerved. Le societa’ di capitali delle regioni del Centro-Nord costituiscono la spina dorsale dell’apparato produttivo italiano: quelle che soddisfano i requisiti europei di Pmi (da 10 a 250 addetti, e fatturato compreso tra 2 e 50 milioni di euro) sono 112 mila, che producono oltre 160 miliardi di valore aggiunto e piu’ del 10% del prodotto interno lordo nazionale. La crisi, rileva il rapporto, ha prodotto conseguenze senza precedenti su tale sistema di Pmi: tra il 2007 e il 2013, il loro numero si e’ ridotto nel Centro-Nord di quasi 8 mila unita’, sia per il saldo negativo tra entrate e uscite, sia per la trasformazione di molte di esse in microimprese.
L’emorragia si e’ arrestata nel 2014, con una inversione di tendenza visibile soprattutto nel Nord-Ovest, dove il numero di imprese torna a crescere del 3,1%, e nel Nord-Est (+1,4%). I numeri pre-crisi restano, tuttavia, lontani in tutte le regioni, e soprattutto al Centro, dove il la riduzione del numero delle imprese e’ stata pari al 12,1%. La crisi ha avuto impatti pesanti anche sui conti economici delle Pmi sopravvissute. Il fatturato delle Pmi italiane fa registrare, infatti, tra il 2007 e il 2014, cali del -4,2% su base nazionale, con una contrazione piu’ marcata nel Nord-Ovest (-7,0%) e al Centro (-5,1%), e piu’ contenuta nel Nord-Est (-2,6%). Nonostante la crisi, i costi del lavoro per addetto sono cresciuti con incrementi medi tra il 13 e il 16% tra 2007 e 2014, evidenziando una dinamica del tutto scollegata a quella della produttivita’, che e’ invece rimasta ferma ai livelli pre-crisi. Ne sono derivate conseguenze molto pesanti sulla redditivita’ lorda delle Pmi: rispetto al 2007, il Mol e’ calato di1/4 nel Nord-Est, del 31% nel Nord Ovest e di oltre il 40% al Centro.
Gli anni piu’ recenti, tuttavia, fanno registrare significative inversioni di tendenza. Nel 2014 si consolida la crescita del fatturato, piu’ elevata nel Nord-Est (+2,2%), piu’ contenuta nel Nord-Ovest (+1,2%) e al Centro (+1%). Crescono anche valore aggiunto e margini, proseguendo la tendenza positiva registrata l’anno precedente: in entrambi i casi, l’incremento e’ piu’ marcato nel Nord-Est, con il Mol che aumenta del +5,9% (+3,5% nel Nord-Ovest, +3,6% nel Centro). Grazie a margini di nuovo in crescita, tornano a crescere gli utili, anche perche’ si mantiene stabile e su livelli piu’ bassi di quelli pre-crisi il costo medio del debito.
Con il miglioramento delle prospettive economiche, tornano a crescere gli investimenti, con un rapporto tra investimenti e immobilizzazioni materiali piu’ elevato nel Nord-Est (6,9%), rispetto a Centro (6,4%) e Nord-Ovest (6.3%). Il clima economico piu’ positivo ha anche spinto la nascita di nuove imprese. Sono ben 57 mila, infatti, le nuove societa’ di capitali nate nel 2015 nel Centro-Nord, raggiungendo un nuovo massimo storico (+9,4% sul 2014). In gran parte si tratta pero’ di societa’ di piccolissime dimensioni, cioe’ con meno di 5 mila euro di capitale versato (il 72% nel Centro): solo le piu’ dinamiche riusciranno a passare in breve tempo dalla dimensione di microimpresa e quella di Pmi.
Cresce la propensione all’innovazione: le startup innovative del Centro-Nord ufficialmente iscritte nello speciale registro sono oltre 4.000, ma altrettante, pur non essendo iscritte, hanno caratteristiche simili. Il Nord-Est e’ l’area dove il fenomeno e’ piu’ marcato, con il 2,6% delle newco che realizzano attivita’ innovative (il 3,7% in Trentino).
Le prospettive migliori si riflettono anche nella sensibile riduzione delle chiusure e, in particolare, dei fallimenti, che tra 2015 e 2014 diminuiscono di circa il 30%. Il bilancio di 7 anni di crisi resta comunque pesantissimo: tra 2008 e 2015 hanno avviato procedure di chiusura volontaria o per default 43 mila Pmi con sede nel Centro-Nord, con percentuali pari al 43% di quelle attive nel 2007 nel Centro, al 35% nel Nord-Ovest, al 30% nel Nord-Est.
La crisi ha svolto una forte opera di selezione, estromettendo dal mercato le imprese con un grado di rischio economico-finanziario elevato gia’ nel 2007. Le imprese sopravvissute presentano ora bilanci piu’ solidi: anche grazie ad una sostanziosa patrimonializzazione, necessaria per ovviare agli effetti del credit crunch, si e’ fortemente ridotto il peso dei debiti finanziari rispetto al patrimonio netto. Il risultato e’ un sistema di PMI meno numeroso, ma piu’ robusto, con differenze territoriali ancora marcate: resta comparativamente meno positivo lo score delle imprese del Centro, soprattutto del Lazio.
Osservando insieme risultati e sostenibilita’ finanziaria, secondo il rapporto Confindustria-Cerved, cresce la “polarizzazione” delle imprese. Oltre meta’ di esse vede, infatti, crescere il proprio fatturato nel 2014, spesso a tassi superiori al 5%, ma solo una parte presenta anche un basso grado di rischio, e si puo’ cioe’ definire come “eccellente”. Non mancano le “gazzelle”, ovvero le imprese che tra 2007 e 2014 hanno raddoppiato il proprio fatturato: ce ne sono 1.380 al Nord-Ovest, 1.100 al Nord-Est e 792 al Centro. Quasi un quarto del totale ha sede in Lombardia. Restano numerose, pero’, anche le imprese “a meta’ del guado”.
A tale ampia polarizzazione contribuisce la significativa varianza di risultato tra le macro aree: Nord-Est e Nord-Ovest si confermano, infatti, non solo come le aree piu’ dinamiche, ma anche quelle dove le Pmi presentano la minore vulnerabilita’ finanziaria, il Centro quella con le imprese a crescita piu’ contenuta e grado di rischio maggiore. Non e’ estranea alla polarizzazione dei risultati anche la specializzazione settoriale: le imprese “eccellenti”, infatti, sono prima di tutto imprese industriali, soprattutto nel Nord-Est (28,9%), nel Nord-Ovest (26,7%) e, sia pure in quota minore, al Centro (20,7%). Sembrerebbe, insomma, che piu’ sono forti le imprese industriali, piu’ forte e’ la ripresa: non a caso il Nord-Est, dove e’ piu’ forte l’industria, ha sofferto meno la crisi ed e’ ripartito prima.
Le previsioni di Confindustria e Cerved confermano uno scenario positivo nel medio periodo: le Pmi del Centro-Nord dovrebbero, nel loro complesso, registrare una crescita sia del proprio fatturato (specie le PMI del Nord-Est, in crescita dal 2016 a tassi superiori al 4% annuo), sia del valore aggiunto (di oltre il 4% a partire dal 2016 in tutte le macro-aree) proseguendo la graduale ripresa registratasi nei due anni precedenti.
In sintesi, il tessuto imprenditoriale del Centro-Nord uscito dalla crisi si presenta ridotto nei numeri ma piu’ solido, ancora al di sotto, complessivamente, dei livelli pre-crisi ma caratterizzato da una ripresa ormai consolidata, piu’ robusta nel Nord-Est, ad alto valore aggiunto e che inizia a remunerare il capitale investito. Un tessuto con un cuore industriale, che si alimenta di una forte voglia di fare impresa e di innovazione ed in cui sono numerose le imprese “eccellenti”, ovvero a forte crescita e a basso rischio, le cui prospettive si confermano positive, sebbene con profonde differenze regionali. E’ necessaria una strategia capace di ampliarne il numero e di rafforzarne la propensione all’innovazione, sfruttando la solidita’ patrimoniale, la rinnovata imprenditorialita’, e le condizioni favorevoli del credito, da rendere disponibili per un numero piu’ ampio di imprese. Il miglioramento del profilo di rischio delle imprese piu’ vulnerabili, la riduzione della dipendenza dal credito bancario, il sostegno alle PMI innovative, la riduzione degli oneri burocratici sono i punti decisivi di tale strategia, che potra’ trovare nei fondi strutturali 2014-20 una parte del carburante necessario, a patto di usarlo presto e bene.

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