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Italia, Confindustria: inizia la corsa alla presidenza

 

Comincia a delinearsi più nitidamente il quadro dei protagonisti che si apprestano a scendere in campo per la successione al leader di Confindustria, Emma Marcegaglia.

La nomina dei tre saggi che a gennaio saranno eletti per avviare la consultazione degli imprenditori, infatti, si avvicina ed i contatti tra i candidati e la base industriale alla ricerca di appoggi si intensificano. Anche l’attuale vicepresidente di Viale dell’Astronomia, Alberto Bombassei, in pista per la successione nonostante manchi ancora l’annuncio ufficiale, ha cominciato a ‘tesserè la propria tela per promuovere la sua scesa in campo. Fitti contatti sarebbero in corso con tutti gli industriali di maggior spicco, Veneto compreso, che pure ha già espresso un’indicazione ufficiale candidando lo scorso mese, a sorpresa, l’ex leader regionale Andrea Riello. Dalla sua, d’altra parte, Bombassei avrebbe da giocarsi tutto il peso acquisito in questi 8 anni da vicepresidente di Confindustria, con Montezemolo prima e Marcegaglia poi, nei delicatissimi ‘dossier’ relativi ai rapporti industriali e alle relazioni sindacali con Cgil, Cisl e Uil. La partita sui contratti aziendali, quelli di secondo livello, si comincerà ad aprire alla fine del 2011 e l’esperienza appresa sul campo delle trattative, sia come Federmeccanica che come Confindustria, potrebbe fare la differenza. Così come i conti della sua Brembo che in un periodo di crisi ha portato a casa per il 2010 un anno record per gli utili. Al momento comunque il ‘borsinò vedrebbe correre per la presidenza oltre a Bombassei e l’ex presidente di Confindustria Veneto, Andrea Riello, anche l’ex presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, attuale presidente del Comitato tecnico per l’Europa. Ne, in caso di chiamata da parte della base, si tirerebbero indietro l’imprenditore triestino Riccardo Illy e il presidente di Bnl-Paribas, Luigi Abete. Nel tam tam delle indiscrezioni anche il patron della Tod’s, Diego della Valle. La partita che si giocherà sul nuovo presidente di Confindustria, comunque, sarà anche un banco di prova del livello di coesione tra gli industriali, provati dall’uscita di Fiat e di altre realtà imprenditoriali, anche se minori.

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