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Italia: Confindustria e sindacati per risparmio energetico

Con l’accordo europeo 20-20-20 l’Italia dovrà raggiungere importanti ed onerosi obiettivi di sostenibilità ambientale: riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto ai valori del 1990, riduzione del 20% delle emissioni attraverso l’incremento al 17% dei consumi finali di energia rinnovabili (livello attuale 5,8%) ed un incremento del 20% dell’efficienza energetica rispetto al consumo tendenziale al 2020.

L’Unione Europea si è data obiettivi estremamente ambiziosi nella lotta ai cambiamenti climatici ed è ormai evidente che l’impatto economico delle politiche di sostenibilità sarà diverso in ogni stato membro a seconda delle caratteristiche strutturali dell’approvvigionamento energetico e dell’assetto produttivo.

In questo scenario assume un ruolo fondamentale l’efficienza energetica perché solo attuando una forte azione di riduzione dei consumi è possibile contenere lo sforzo che l’Italia dovrà compiere per centrare il target su tutti e tre gli obiettivi del pacchetto clima –energia del 2020.

Dal punto di vista della matrice energetica, il nostro paese rischia di dover sostenere dei costi relativi più alti per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità rispetto ai principali paesi europei, sia a causa del mix energetico fortemente orientato ai soli combustibili fossili, sia a causa della sempre più elevata dipendenza dall’estero, con il rischio di un forte impatto sul gap competitivo.

Dal punto di vista dell’assetto industriale, invece, l’Italia può contare su un comparto manifatturiero significativo ed all’avanguardia nelle tecnologie efficienti ed innovative.

Il ruolo strategico dell’efficienza energetica, all’interno degli obiettivi europei di sostenibilità, può quindi rappresentare per la nostra industria una reale opportunità di crescita, anche esterna, associata ad una effettiva opportunità di sviluppo occupazionale.

Promuovere l’efficienza energetica deve essere considerata una priorità nella politica energetica in quanto permette di ridurre la dipendenza italiana dai paesi esportatori di fonti energetiche primarie (petrolio e gas), consente di migliorare l’impatto ambientale delle attività umane senza diminuire gli standard di vita e rappresenta un’importante occasione di crescita industriale ed occupazionale per il Paese attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie e l’applicazione di quelle esistenti su vasta scala.

Perché è importante per il settore manifatturiero italiano

Data la rilevanza del settore manifatturiero nel nostro Paese, la politica energetica e ambientale deve essere in grado di valutare attentamente gli effetti delle decisioni in termini di competitività del sistema industriale italiano.

Le politiche energetiche del pacchetto Clima – Energia potranno garantire un’opportunità di crescita e di sviluppo a condizione che gli sforzi si concentrino sull’industria nazionale.

La capacità di trattenere il valore degli investimenti nell’industria italiana e di favorire al massimo l’occupazione nazionale dipenderà dalle capacità del nostro tessuto industriale di rispondere alle esigenze della domanda nazionale e di sostenere la sfida tecnologica e concorrenziale da parte dei produttori internazionali.

L’industria della Green Economy italiana associata all’efficienza energetica conta oltre 400.000 aziende e oltre 3 milioni di occupati (incluso indotto). E’ necessario saper trasformare gli obiettivi comunitari di sostenibilità (che comporteranno costi rilevanti) in investimenti strutturali per la crescita di importanti comparti del sistema industriale.

Sia il documento prodotto di Confindustria e sia le proposte delle organizzazioni sindacali convergono nella dimostrazione e nel convincimento che l’efficienza energetica rappresenta un importante misura di rilancio delle rilevanti competenze manifatturiere italiane per le quali il nostro paese è leader internazionale : trasporti, illuminazione, edilizia residenziale, caldaie a condensazione, cogenerazione, elettrodomestici, tecnologie per il calore, elettromeccanica, motori ed inverter.

Per cogliere queste opportunità dobbiamo avere una politica industriale fondata su tre pilastri:

 individuare le tecnologie prioritarie sulla base di una precisa mappatura dei punti di forza del comparto manifatturiero italiano;

 predisporre un sistema di obiettivi quantitativi ed incentivi economici strutturali per una politica dell’efficienza energetica (non approcci congiunturali, incerti che spiazzano gli investimenti e lo sviluppo tecnologico);

 sostenere il posizionamento strategico delle competenze tecnologiche dell’industria italiana sia rispetto alla crescente domanda europea (per effetto della politica 20-20-20) che extra europea (Cina ed India in particolare). In modo del tutto analogo a quello che la Germania ha saputo fare nel campo delle fonti rinnovabili.

 

E’ infatti indispensabile che il nostro paese affronti la tematica energetica secondo un approccio integrato e strutturale di medio e lungo periodo, essenziale per avere un quadro di riferimento normativo stabile nel tempo, fattore determinante per assicurare la necessaria continuità sia ai soggetti che investono, sia all’industria fornitrice di prodotti ad alta efficienza.

Tuttavia, la recente fase congiunturale ed il debito pubblico del nostro Paese non consentono certo misure di sviluppo realizzate con incrementi di spesa pubblica. Gli interventi per l’efficienza energetica devono essere sottoposti ad una attenta analisi costi-efficacia-benefici. Per questa ragione è necessaria una politica industriale che sappia trasformare il “costo” dello sviluppo sostenibile in un “investimento strutturale” per la crescita economica e sociale, valorizzando il potenziale manifatturiero italiano.

E’ necessario dare attuazione al più presto al Piano Straordinario per l’efficienza energetica previsto dalla legge 99/09. Al fine di raggiungere nel modo più efficiente gli obiettivi comunitari, i meccanismi di incentivazione devono essere definiti sulla base di una sistematica analisi costi benefici. Tali meccanismi devono essere in grado di valorizzare le diverse opzioni tecnologiche secondo un ordine di merito economico rispetto agli obiettivi di sostenibilità. Occorre inoltre investire in ricerca nelle tecnologie per la sostenibilità, puntando su quelle più promettenti sotto il profilo dell’efficienza. Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità i paesi membri dovranno sostenere ingenti investimenti, in una fase in cui sarà imprescindibile l’impegno a ridurre i debiti pubblici. Un contributo per coniugare questi diversi obiettivi, limitando l’impatto sulla competitività dei sistemi industriali, può venire dal ricorso a strumenti come gli Union Bonds.

Il potenziale di sviluppo, analisi costi benefici

In questi anni, l’efficienza energetica ha ricevuto scarsa attenzione, nonostante abbia un potenziale di sviluppo socio economico molto più elevato delle energie rinnovabili.

Prendendo a riferimento il Piano Straordinario di Efficienza Energetica elaborato da Confindustria in collaborazione con Enea si ottengono importanti risultati economici, industriali, occupazionali ed ambientali. Prorogando l’attuale livello di incentivazione strutturalmente fino al 2020, e con una normativa orientata a promuovere l’uso delle tecnologie più efficienti, infatti si può generare un effetto cumulato nel decennio di un aumento della produzione diretta ed indiretta a livello nazionale di quasi 240 miliardi di euro, la creazione di oltre 1,6 milioni di posti di lavoro, con un incremento del PIL medio dello 0,6% annuo.

In termini di benessere sociale il risparmio cumulato fino al 2020 per la bolletta energetica italiana è di oltre 25 miliardi di euro e in termini di costi associati alle quote di CO2 di oltre 5 miliardi di euro. Il costo per lo stato dell’attuale sistema di incentivazione è di circa 15,4 miliardi di euro in 10 anni. Il beneficio collettivo netto è di oltre 15 miliardi di euro.

Nella simulazione elaborata da Confindustria è stato ipotizzato il mantenimento al 2020 dell’attuale sistema di incentivo e specificatamente: trasporti (nessun incentivo diretto, supporti strutturali R&D), illuminazione (detrazione 20% prezzo vendita), edilizia residenziale (detrazioni imposta 55%, 10 anni), caldaie a condensazione (detrazione di imposta 55%, 10 anni), cogenerazione (incentivo di circa 10 euro per MWh senza impatto per lo Stato), elettrodomestici (detrazione 20% prezzo vendita), pompe di calore (detrazione 55%, 10 anni), Gruppi statici di continuità (detrazione 20% prezzo vendita), motori ed inverter (detrazione 20% prezzo vendita).

Efficienza energetica nella Pubblica Amministrazione:

La bolletta energetica delle Pubbliche Amministrazioni pesa sul bilancio dello Stato per circa 4,5 miliardi di Euro all’anno (Fonte Consip).

Il consumo energetico degli edifici di proprietà pubblica appare di gran lunga superiore ai consumi medi registrati in sede europea, con un indice di consumo pari ad oltre 200 Kwh per metro quadrato all’anno.

Le politiche di efficienza della macchina pubblica, così come gli impegni sottoscritti in sede internazionale per il rispetto del Protocollo di Kyoto, impongono alle amministrazioni pubbliche delle soluzione gestionali e manageriali improntate al risparmio energetico.

Traguardi da raggiungere tutti entro la data del 2020 e per i quali le Pubbliche Amministrazioni saranno chiamati a ricoprire un ruolo fondamentale e strategico che, allo stesso tempo, si tradurrà in un risparmio netto sulle spese di funzionamento delle stesse Amministrazioni.

Da questo assunto, molti sono gli studi che possono fornire un quadro di riferimento sulla consistenza del patrimonio immobiliare del parco di edifici ad uso ufficio e residenziale presente sul territorio Nazionale ed in particolare per le zone Centro, Sud e Isole.

In questo senso Confindustria, CGIL, CISL, UIL, si impegnano ad attivare tutti i possibili canali di interlocuzione con il Governo, le Regioni e gli Enti locali affinchè tutti gli attori siano compartecipi e protagonisti di una seria politica di efficientamento anche del patrimonio pubblico.

Le iniziative congiunte di Confindustria e Cgil, Cisl e Uil.

 La corretta ed ampia diffusione del concetto di efficienza energetica e dei benefici che tale strumento può portare al singolo consumatore, all’impresa, al sistema industriale ed al sistema paese nel suo complesso dipende, in larga misura, da una capillare campagna di formazione ed informazione che deve necessariamente coinvolgere a tutti i livelli l’opinione pubblica: operatori economici, imprese, dipendenti, istituzioni pubbliche locali e nazionali oltre che, ovviamente, i cittadini.

 

 A tal fin,e un’azione sinergica Confindustria-sindacati in materia di informazione e formazione può garantire una sensibilizzazione a tutto tondo del mondo imprenditoriale e del mondo del lavoro , secondo un programma di azione che verrà dettagliato da uno specifico gruppo di lavoro congiunto.

 

Sul capitolo informazione e formazione si indicano già alcune direttrici da rendere operative : a ) Sviluppo di tavoli specifici tra le rispettive associazioni di settore e le rispettive federazioni sindacali di categoria, b) Sviluppo nell’ambito di Fondo Impresa e di altre istituzioni ed enti di formazione professionale di corsi di formazione per figure professionali di base e specialistiche sull’efficienza energetica, c) Sviluppo in aree territoriali individuate congiuntamente della sperimentazione di albi professionali di specialisti della materia eventualmente articolati per ambiti settoriali ( impiantistica domestica, ad esempio) e/o competenze professionali; per alzare l’affidabilità e conseguentemente la crescita della domanda di efficienza e risparmio energetico.

 Un altro potenziale strumento di collaborazione da sviluppare congiuntamente consiste nella definizione, all’interno degli accordi contrattuali di secondo livello di fattori premianti legati a comportamenti virtuosi in materia di efficienza energetica ed ambientale. Tenendo ovviamente conto delle peculiarità delle singole posizioni e responsabilità, potrebbero essere stabiliti ad esempio dei target specifici legati al raggiungimento di obiettivi di efficientamento energetico nell’ambito di una determinata attività.

 

 Un volano di accompagnamento alla strategia paese viene individuato sull’efficienza energetica realizzata sul patrimonio immobiliare di tutta la pubblica amministrazione . Le parti individueranno le modalità operative da proporre al Governo che realizzino importanti risultati industriali, economici, occupazionali e di contributo al risanamento del bilancio pubblico.

 

 Si ritiene utile attivare anche un Piano di collaborazione con il Coordinamento delle Regioni e dei Ministeri competenti per la definizione di un “Burden Sharing” con obiettivi minimi di efficienza energetica che ogni regione si impegna a raggiungere al 2020 nell’ambito delle prerogative della propria Amministrazione e degli enti territoriali di pertinenza.

 

 Le parti si impegnano negli ambiti delle proprie rappresentanze associative europee a favorire la richiesta del carattere vincolante degli obiettivi al 2020 dell’efficienza energetica per tutti i paesi dell’Unione Europa ed ad avanzare congiuntamente tale richiesta ai rappresentanti delle istituzioni nazionali a tutti i livelli.

Le Parti chiedono al Governo l’apertura di un Tavolo di confronto per la migliore attuazione di un efficace programma per la realizzazione degli obbiettivi dell’efficienza e del risparmio energetico con un sistema incentivante stabile e sostenibile.

Analoga richiesta sarà avanzata al sistema coordinato delle Regioni e degli Enti Locali.

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