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Italia. Confesercenti: per commercio e turismo 35mila imprese in meno

“Nonostante i rischi di ricaduta – spiega Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti – la fase peggiore della crisi dovrebbe essere superata. Le nostre previsioni, elaborate sulla base dell’analisi degli andamenti recenti, suggeriscono per i prossimi due anni uno scenario di progressivo, seppure lento, ‘ripopolamento delle imprese‘. A sopravvivere, pero’, sara’ solo l’impresa che sapra’ cogliere i mutamenti del mercato interno. L’influenza dei progressi tecnologici sui nostri settori, ormai, non puo’ piu’ essere negata. Non potranno esistere, nel prossimo futuro, imprese che fanno a meno di internet. L’ondata di innovazione non va contrastata, ma cavalcata. In primo luogo liberandosi dell’idea che possa spazzare via i nostri settori: gli esercizi di vicinato rimarranno, e per alcune tipologie forse saranno ancora piu’ diffusi di oggi”. “Gli imprenditori, pero’ – conclude Bussoni – dovranno avere requisiti culturali e conoscitivi di cui, oggi, la stragrande maggioranza non dispone. Per questo dobbiamo concentrarci sulla preparazione: il Governo deve intervenire per garantire un maggior sostegno alla formazione imprenditoriale, con l’obiettivo di introdurre modelli culturali moderni e creare una classe di imprenditori in grado di rispondere alle sfide di oggi, facendo leva sulla qualita’ del servizio e dell’innovazione”. Nonostante l’ennesimo bilancio negativo, evidenzia Confesercenti, “si intravedono segnali di miglioramento: a partire dal prossimo anno si assistera’ a un’inversione di tendenza e ad un lento ripopolamento del tessuto imprenditoriale. Tra il 2015 ed il 2017, secondo le nostre proiezioni – elaborate sulla base dello storico degli andamenti bimestrali – il numero di imprese attive di commercio e turismo tornera’ ad aumentare, con un incremento di 32.543 unita’”. Ma ci restituira’ un quadro profondamente mutato rispetto a quello precedente alla crisi, con una crescita delle nuove imprese concentrata soprattutto nel comparto turismo (+27.765). Durante l’anno i consumi delle famiglie sono stati praticamente uguali a quelli del 2013, con una crescita di appena lo 0,2%. Si e’ trattato, insomma, di un altro anno di difficolta’: anche nel 2014 e’ continuata la spending review delle famiglie, con il 92% degli italiani che ha dichiarato di aver ridotto qualche capitolo di spesa. Le imprese si sono difese con le promozioni: le ha praticate l’83%, per uno sconto medio del 27%. In totale, secondo le nostre stime, nel 2014 la pressione promozionale (la quota di prodotti in offerta sul totale) ha raggiunto il 30%. Nel 2007 era il 22,4%. Nel commercio durante il 2014 si e’ assistito al proseguimento del trend negativo, con un saldo tra aperture e chiusure negativo per oltre 23.500 imprese. A trascinare in rosso il bilancio e’ il commercio al dettaglio in sede fissa, in profonda sofferenza: durante l’anno le chiusure (49.517) sono state piu’ del doppio delle aperture (23.005). Positivo, invece il saldo delle imprese su area pubblica: banchi e bancarelle registrano un incremento di 2.824 attivita’. Bene anche la vendita al di fuori di banchi e negozi – eCommerce, ma anche vendita porta a porta e tramite distributori automatici – che chiude il 2014 con 179 imprese in piu’. La crisi dei negozi tradizionali investe piu’ o meno tutti i comparti: saldi negativi sia per gli esercizi specializzati in prodotti alimentari (-3.277) che in No Food (-23.285). In particolare, continuano le difficolta’ del reparto moda: oltre 1 chiusura su 4 e’ di un negozio di abbigliamento, tessili o accessori (-6.924).

Anche per il turismo il 2014 e’ stato un altro anno da dimenticare. Il settore, che riunisce le attivita’ dell’alloggio, della ristorazione e del servizio bar, perde complessivamente 11.789 imprese, risultato di quasi 17mila nuove aperture e oltre 28mila chiusure.

La crisi del mercato interno e’ in fase di esaurimento, ma sara’ difficile tornare rapidamente ai livelli di consumi delle famiglie precedenti alla crisi: tra il 2015 e il 2017 i consumi finali nazionali saliranno dell’1,8%, contro un calo registrato, tra il 2012 e il 2014, del 5,8% . Alcuni dei mutamenti intervenuti durante la fase peggiore della recessione sembrano essere ormai strutturali: e’ il caso della spesa degli italiani, che si indirizzera’ sempre di piu’ ai servizi e agli acquisti via web. Soprattutto per quanto riguarda l’eCommerce: nell’ipotesi di mantenimento dei trend recenti, si stima che nel 2017 la maggioranza dei navigatori acquistera’ prodotti e/o servizi online. Ma il boom del web non spazzera’ via il commercio tradizionale: se gli esercizi non specializzati crolleranno, i negozi alimentari vivranno una vera e propria rinascita. Nei prossimi anni le imprese del commercio al dettaglio torneranno ad aumentare, dopo tre anni di saldi negativi: nel 2017 saranno 4.778 in piu’ rispetto a quest’anno. Decisamente piu’ favorevoli le previsioni per il turismo, un settore su cui puntare: dati di crescita complessiva da oggi al 2017 di quasi 28 mila unita’ corrispondenti a una variazione del +2,2%. “Nonostante i rischi di ricaduta – spiega Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti – la fase peggiore della crisi dovrebbe essere superata. Le nostre previsioni, elaborate sulla base dell’analisi degli andamenti recenti, suggeriscono per i prossimi due anni uno scenario di progressivo, seppure lento, ‘ripopolamento delle imprese’. A sopravvivere, pero’, sara’ solo l’impresa che sapra’ cogliere i mutamenti del mercato interno. L’influenza dei progressi tecnologici sui nostri settori, ormai, non puo’ piu’ essere negata. Non potranno esistere, nel prossimo futuro, imprese che fanno a meno di internet. L’ondata di innovazione non va contrastata, ma cavalcata. In primo luogo liberandosi dell’idea che possa spazzare via i nostri settori: gli esercizi di vicinato rimarranno, e per alcune tipologie forse saranno ancora piu’ diffusi di oggi”. “Gli imprenditori, pero’ – conclude Bussoni – dovranno avere requisiti culturali e conoscitivi di cui, oggi, la stragrande maggioranza non dispone. Per questo dobbiamo concentrarci sulla preparazione: il Governo deve intervenire per garantire un maggior sostegno alla formazione imprenditoriale, con l’obiettivo di introdurre modelli culturali moderni e creare una classe di imprenditori in grado di rispondere alle sfide di oggi, facendo leva sulla qualita’ del servizio e dell’innovazione”.

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