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Italia. Confartigianato: “non dimenticare le pmi per mettere al sicuro le banche”

Non dimenticare le piccole e medie imprese per mettere al sicuro le banche. Questo l’appello che il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, rivolge al governo. Il Giornale lo ha intervistato.

Presidente Merletti, cosa pensa della garanzia statale sulle sofferenze?

«Spero possa contribuire alla ripresa del credito. Del resto, 106 miliardi in meno di finanziamenti alle imprese negli ultimi 4 anni la dicono lunga. Secondo Bankitalia le pmi, vale a dire il 99,9% delle imprese italiane, ricevono soltanto il 30% del totale dei finanziamenti. E poi vorrei far riflettere su un dato»Quale?«Più di due terzi delle sofferenze nette si concentra negli affidamenti sopra i 500mila euro e sono poche le imprese artigiane sopra questa soglia».

Secondo lei, si poteva ottenere di più dall’Ue?

«Solo chi ha negoziato può saperlo. So invece che il comportamento della Commissione, in passato, non è stato così rigido nei confronti di altri Paesi. Ma non basta. Mi faccia sottolineare che è assolutamente necessario che lo stesso meccanismo della cartolarizzazione venga applicato anche alle garanzie rilasciate dai Confidi alle banche per finanziare le piccole imprese. Garanzie che per le imprese fino a 20 addetti rappresentano il 34% dei finanziamenti».

Ci si può fidare dell’intervento statale quando vi sono ancora oltre 70 miliardi di debiti non pagati dalla pubblica amministrazione nei confronti dei fornitori?

«A due anni dall’avvio dell’operazione sblocca-debiti, lo Stato, esattore velocissimo, rimane un pagatore-lumaca verso i fornitori. I piccoli imprenditori non possono più permettersi il lusso di tollerare che la legge sui tempi di pagamento continui ad essere violata».

Sarebbe utile un intervento statale, simile a quello per le banche, che limitasse i danni del mancato pagamento dei debiti?

«Anche qui, ci sono soluzioni semplici e a portata di mano. Inascoltati, come Confartigianato, a più riprese, abbiamo proposto a governo e Parlamento la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti che gli imprenditori vantano nei confronti della pubblica amministrazione con le imposte e i contributi da pagare al fisco. Parliamo di una somma di 25 miliardi che equivale ai versamenti allo Stato effettuati in un anno dalle imprese fornitrici di beni e servizi alla Pa e che rappresenta oltre un terzo degli oltre 70 miliardi a cui ammonta il debito nei confronti delle imprese. Oltre alla piena attuazione dell’Iva per cassa e alla semplificazione del sistema per certificare e pagare i debiti».

E, soprattutto, è degno di fiducia uno Stato che promette di abbassare le tasse rimandando a future riduzioni dell’Ires e dell’Irpef?

«Abbiamo espresso apprezzamento per alcuni segnali positivi per la riduzione del carico fiscale sulle imprese contenuti nella legge di Stabilità. Ma non basta. Continuiamo a sollecitare interventi ben più consistenti sia sul fronte delle tasse sia sul versante della semplificazione burocratica. Un esempio? Cosa si aspetta a eliminare l’Imu sui capannoni e gli immobili strumentali che per noi sono strumenti di lavoro e non certo beni di lusso?».

Il nuovo regime dei minimi e lo Statuto del lavoro autonomo funzioneranno?

«Tutto quello che semplifica e taglia costi inutili va bene. Per ora lo Statuto del lavoro autonomo è un titolo. Attendiamo di conoscerlo nei dettagli. Non ci accontentiamo degli slogan».

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