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Italia. Commercio, Federconsumatori: crollo alimentare, è grido d’allarme

La contrazione dei consumi nel settore alimentare e’ un vero e proprio grido di allarme, solo in tale comparto ogni famiglia ha ridotto i propri consumi di 376 euro annui. Questo il commento di Federconsumatori e Adusbef ai dati Istat sulle vendite al dettaglio. “Il crollo delle vendite dei prodotti alimentari – si legge in una nota – e’ un segnale inequivocabile della situazione di estrema difficolta’ in cui si trovano le famiglie. E’ noto, infatti, che la domanda relativa al comparto alimentare e’ l’ultima ad essere intaccata in una situazione di crisi, proprio per questo e’ tradizionalmente considerata anelastica”.  “Il fatto che i consumi alimentari abbiano segnato una contrazione del -6,8% – si legge ancora – e’ un vero e proprio grido di allarme. Una contrazione che, tra l’altro, genera importanti conseguenze sul mercato relativo a tale settore: una diminuzione simile del volume delle vendite equivale ad una caduta della spesa di 9,4 miliardi di Euro. Ben 376 Euro a famiglia! Complessivamente, invece, relativamente a tutti i comparti, una contrazione del commercio al dettaglio del -3,5% equivale ad una caduta sul mercato di oltre 32.5 miliardi di Euro. Cifre impressionanti, che lasciano intravedere prospettive sempre piu’ nere per l’intera economia, da anni ormai alle prese con la continua contrazione della domanda di mercato. Basti pensare che, solo nel biennio 2012-2013, la diminuzione dei consumi e’ stata pari al -8,1%. Questi dati dimostrano quanto sia urgente intervenire per un rilancio del potere di acquisto delle famiglie, i lavoratori a reddito fisso, ma anche incapienti e disoccupati. Inoltre e’ indispensabile agire con determinazione sul versante del lavoro: e’ questo il vero grave problema del nostro Paese. In una fase in cui la disoccupazione ha raggiunto il 12,7% e la disoccupazione giovanile si attesta al 42,7% e’ evidente la necessita’ di avviare misure straordinarie”. Per questo le associazioni dei consumatori chiedono “al Governo di impiegare le risorse ricavate dai tagli agli sprechi, ai privilegi ed agli abusi, dall’incremento della lotta all’evasione fiscale, nonche’ dalla vendita di parte delle risorse auree (il 15-20%) per: lo stanziamento di congrui investimenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, a partire dalla banda larga nelle telecomunicazioni per l’incremento della produttivita’ di sistema; l’avvio di un piano strategico per lo sviluppo del turismo; la modernizzazione e la creazione di infrastrutture soprattutto al Sud; la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica”.

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